E’ bastato solo un attimo… (articolo del 16 aprile 1985)

E’ bastato soltanto un attimo. Dale Ulderhilt, annebbiato dal troppo Lacryma Christi, ha messo un piede in fallo sull’ orlo del vulcano. Brett Jacobs lo ha visto scivolare giù con un grido raccapricciante, cadere a piombo nel baratro nero del Gran Cono del Vesuvio. Sono le 17,30 di domenica. Per Brett, ventitrè anni, Kansas City, Missouri, cominciano dodici ore di dolore e paura. Tenterà di raggiungere da solo Dale schiacciato, ma ancora vivo, su una terrazza di basalto ad oltre duecento metri di profondità nelle viscere del vulcano. Rimarrà per tutta la notte abbarbicato, esausto e spaventato, forte soltanto della sua disperazione, ad uno sperone di roccia a venti metri dall’ amico ormai morente. Brett e Dale, ventidue anni, Tulsa, Oklahoma, marinai della fregata “Edward Mc Donnell” ormeggiata da sabato nel porto di Napoli, sono sbarcati domenica mattina per trascorrere qualche ora in città. E’ una giornata fredda, il cielo è coperto, Napoli deserta. Brett e Dale decidono così di salire sul Vesuvio. I due marinai americani arrivano al bar della seggiovia intorno all’ una. Il gestore Andrea De Gregorio li vede arrivare a piedi da Ercolano, bagnati fradici. Dopo dodici chilometri di marcia tirano il fiato al tavolo del bar. Bevono molto vino bianco. De Gregorio per non farglielo ingurgitare a stomaco vuoto offre loro due fette di torta rustica. “I due ragazzi – racconta il gestore del bar – erano allegri. Ridevano che era un piacere. Abbiamo chiacchierato a lungo. Mi hanno chiesto dov’ era il sentiero per arrivare lassù in cima. Io gliel’ ho sconsigliato. Non si vede nulla, c’ è un tempaccio, gli ho detto, siete arrivati sin qui a piedi e siete stanchi. Lasciate perdere: è pericoloso. Non ne hanno voluto sapere. Per tutta risposta prima di andar via, guardate qui, hanno scritto sul registro del bar: “L’ Italia è bella, il paesaggio è fantastico, continuiamo a salire”. Brett e Dale si arrampicano verso il Gran Cono. Non seguono il sentiero ma preferiscono scalare in verticale la china. Arrivano in cima che mancano pochi minuti alle 17. La tragedia di Dale si consuma in pochi attimi. Il ragazzo è sull’ orlo del Gran Cono, friabile di scorie, lapilli, arene e ceneri. Si volta, dà le spalle al cratere per guardare il panorama, la piana vesuviana, Napoli sullo sfondo, la mezza luna del golfo. Forse cede il terreno; forse è Dale ad arretrare inavvertitamente. Il marinaio perde l’ equilibrio. Un urlo agghiacciante accompagna la sua scomparsa nelle tenebre del vulcano. Brett assiste inorridito. Pensa di chiamare soccorsi e poi ritiene di potercela fare da solo. In quel punto, il lato sud-ovest, il cratere cade a strapiombo. Brett raggiunge allora il lato nord-est dove il recinto del vulcano degrada a terrazze. Comincia a calarsi mentre ormai si fa notte. Brett si avvicina strisciando, a salti, calandosi dall’ uno all’ altro degli speroni di roccia fino a 180 metri nel cuore della montagna. Riesce ad intravvedere l’ amico venti metri più sotto ma non può più andare avanti. Spossato, impaurito dall’ oscurità, ferito alle braccia e alle gambe finalmente grida, chiede aiuto. Il cono del vulcano rilancia su nel vallone le sue grida. Le raccolgono altri marinai della “McDonnell” impegnati nella discesa a valle dopo una più tranquilla escursione. Un’ ora e mezzo dopo la tragedia, scatta l’ allarme. I vigili del fuoco raggiungono dopo un’ ora la vetta del Vesuvio a quota 1000. Occorreranno altri sessanta minuti per raggiungere con le fotoelettriche il punto della caduta a quota 1260. Intanto Dale, con il cranio fracassato e una gamba fratturata, la spina dorsale spezzata, è spirato dopo oltre due ore di lamenti. Brett lo grida tra le lacrime ai commilitoni. Le operazioni di salvataggio si concentrano allora sul recupero di Jacobs. Nell’ oscurità due vigili del fuoco in cordata assicurati a paletti di ferro si calano nel vulcano, imbracano il marinaio, lo tirano su. Sono le 4,30 del mattino quando Brett Jacobs ritorna alla luce. Ha abrasioni alle mani, al volto, alle gambe. E’ in stato di choc. Dopo una breve visita all’ ospedale americano di Agnano farà ritorno sulla “McDonnell” all’ alba. Con le prime luci dell’ alba cominciano anche le operazioni per il recupero del corpo di Dale Ulderhilt. I vigili del fuoco cambiano questa volta parete. Alle 11,30 del mattino, imbracato in una barella, il corpo di Dale riappare sull’ orlo del vulcano. E’ la prima vittima nella lunga storia del cratere del Vesuvio. Articolo di Giuseppe D’Avanzo, da La Repubblica del 16 aprile 1985. Foto Archivio L’Unità. Articoli vari di giornale.

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