{"id":562,"date":"2021-05-01T23:17:16","date_gmt":"2021-05-01T21:17:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/?p=562"},"modified":"2023-04-30T21:27:07","modified_gmt":"2023-04-30T19:27:07","slug":"e-bastato-solo-un-attimo-articolo-del-16-aprile-1985","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/e-bastato-solo-un-attimo-articolo-del-16-aprile-1985\/","title":{"rendered":"E\u2019 bastato solo un attimo\u2026 (articolo del 16 aprile 1985)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E\u2019 bastato soltanto un attimo. Dale Ulderhilt, annebbiato dal troppo Lacryma Christi, ha messo un piede in fallo sull\u2019 orlo del vulcano. Brett Jacobs lo ha visto scivolare gi\u00f9 con un grido raccapricciante, cadere a piombo nel baratro nero del Gran Cono del Vesuvio. Sono le 17,30 di domenica. Per Brett, ventitr\u00e8 anni, Kansas City, Missouri, cominciano dodici ore di dolore e paura. Tenter\u00e0 di raggiungere da solo Dale schiacciato, ma ancora vivo, su una terrazza di basalto ad oltre duecento metri di profondit\u00e0 nelle viscere del vulcano. Rimarr\u00e0 per tutta la notte abbarbicato, esausto e spaventato, forte soltanto della sua disperazione, ad uno sperone di roccia a venti metri dall\u2019 amico ormai morente. Brett e Dale, ventidue anni, Tulsa, Oklahoma, marinai della fregata \u201cEdward Mc Donnell\u201d ormeggiata da sabato nel porto di Napoli, sono sbarcati domenica mattina per trascorrere qualche ora in citt\u00e0. E\u2019 una giornata fredda, il cielo \u00e8 coperto, Napoli deserta. Brett e Dale decidono cos\u00ec di salire sul Vesuvio. I due marinai americani arrivano al bar della seggiovia intorno all\u2019 una. Il gestore Andrea De Gregorio li vede arrivare a piedi da Ercolano, bagnati fradici. Dopo dodici chilometri di marcia tirano il fiato al tavolo del bar. Bevono molto vino bianco. De Gregorio per non farglielo ingurgitare a stomaco vuoto offre loro due fette di torta rustica. \u201cI due ragazzi \u2013 racconta il gestore del bar \u2013 erano allegri. Ridevano che era un piacere. Abbiamo chiacchierato a lungo. Mi hanno chiesto dov\u2019 era il sentiero per arrivare lass\u00f9 in cima. Io gliel\u2019 ho sconsigliato. Non si vede nulla, c\u2019 \u00e8 un tempaccio, gli ho detto, siete arrivati sin qui a piedi e siete stanchi. Lasciate perdere: \u00e8 pericoloso. Non ne hanno voluto sapere. Per tutta risposta prima di andar via, guardate qui, hanno scritto sul registro del bar: \u201cL\u2019 Italia \u00e8 bella, il paesaggio \u00e8 fantastico, continuiamo a salire\u201d. Brett e Dale si arrampicano verso il Gran Cono. Non seguono il sentiero ma preferiscono scalare in verticale la china. Arrivano in cima che mancano pochi minuti alle 17. La tragedia di Dale si consuma in pochi attimi. Il ragazzo \u00e8 sull\u2019 orlo del Gran Cono, friabile di scorie, lapilli, arene e ceneri. Si volta, d\u00e0 le spalle al cratere per guardare il panorama, la piana vesuviana, Napoli sullo sfondo, la mezza luna del golfo. Forse cede il terreno; forse \u00e8 Dale ad arretrare inavvertitamente. Il marinaio perde l\u2019 equilibrio. Un urlo agghiacciante accompagna la sua scomparsa nelle tenebre del vulcano. Brett assiste inorridito. Pensa di chiamare soccorsi e poi ritiene di potercela fare da solo. In quel punto, il lato sud-ovest, il cratere cade a strapiombo. Brett raggiunge allora il lato nord-est dove il recinto del vulcano degrada a terrazze. Comincia a calarsi mentre ormai si fa notte. Brett si avvicina strisciando, a salti, calandosi dall\u2019 uno all\u2019 altro degli speroni di roccia fino a 180 metri nel cuore della montagna. Riesce ad intravvedere l\u2019 amico venti metri pi\u00f9 sotto ma non pu\u00f2 pi\u00f9 andare avanti. Spossato, impaurito dall\u2019 oscurit\u00e0, ferito alle braccia e alle gambe finalmente grida, chiede aiuto. Il cono del vulcano rilancia su nel vallone le sue grida. Le raccolgono altri marinai della \u201cMcDonnell\u201d impegnati nella discesa a valle dopo una pi\u00f9 tranquilla escursione. Un\u2019 ora e mezzo dopo la tragedia, scatta l\u2019 allarme. I vigili del fuoco raggiungono dopo un\u2019 ora la vetta del Vesuvio a quota 1000. Occorreranno altri sessanta minuti per raggiungere con le fotoelettriche il punto della caduta a quota 1260. Intanto Dale, con il cranio fracassato e una gamba fratturata, la spina dorsale spezzata, \u00e8 spirato dopo oltre due ore di lamenti. Brett lo grida tra le lacrime ai commilitoni. Le operazioni di salvataggio si concentrano allora sul recupero di Jacobs. Nell\u2019 oscurit\u00e0 due vigili del fuoco in cordata assicurati a paletti di ferro si calano nel vulcano, imbracano il marinaio, lo tirano su. Sono le 4,30 del mattino quando Brett Jacobs ritorna alla luce. Ha abrasioni alle mani, al volto, alle gambe. E\u2019 in stato di choc. Dopo una breve visita all\u2019 ospedale americano di Agnano far\u00e0 ritorno sulla \u201cMcDonnell\u201d all\u2019 alba. Con le prime luci dell\u2019 alba cominciano anche le operazioni per il recupero del corpo di Dale Ulderhilt. I vigili del fuoco cambiano questa volta parete. Alle 11,30 del mattino, imbracato in una barella, il corpo di Dale riappare sull\u2019 orlo del vulcano. E\u2019 la prima vittima nella lunga storia del cratere del Vesuvio. Articolo di Giuseppe D\u2019Avanzo, da La Repubblica del 16 aprile 1985. Foto Archivio L\u2019Unit\u00e0. Articoli vari di giornale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 bastato soltanto un attimo. 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