{"id":514,"date":"2021-03-19T14:54:37","date_gmt":"2021-03-19T13:54:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/?p=514"},"modified":"2022-03-10T13:49:27","modified_gmt":"2022-03-10T12:49:27","slug":"funiculi-linizio-di-unepoca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/funiculi-linizio-di-unepoca\/","title":{"rendered":"Funicul\u00ec, l&#8217;inizio di un&#8217;epoca"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Pietro Gargano, da Il Mattino del 20 Agosto 2001<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il 6 maggio del 1880 due vagoncini, il&nbsp;<em>Vesuvio<\/em>&nbsp;e l&#8217;<em>Etna<\/em>, s&#8217;inerpicarono per la prima volta fin quasi sulla cima del vulcano, arrancando sulle rotaie. La Funicolare del Vesuvio non ebbe tuttavia, un successo immediato. I napoletani intenzionati a guardare dall&#8217;alto il panorama &#8211; allora il pi\u00f9 bello del mondo: cielo terso, mare pulito, pochi grappoli di case &#8211; continuarono a preferire, come mezzo di locomozione, il pi\u00f9 rassicurante asinello. Paura del nuovo oppure superstizione? L&#8217;inviato dell&#8217;Illustrazione Italiana, Nicola Lazzaro inve\u00ec contro quelle macchine: &#8220;E&#8217; una profanazione, \u00e8 come togliere la poesia al monte&#8221;.<br>La poesia, allora, dominava perfino nelle leggende. Le guide turistiche narravano ai viaggiatori la storia di un giovane napoletano di nome Vesuvio, innamorato perso di una fanciulla bella e buona appartenente al casato dei Crapa. Anche Vesuvio era bello e buono, ma non ricco a sufficienza, e pure allora il danaro contava pi\u00f9 di tutto. La famiglia di lei lo respinse e mand\u00f2 la ragazza a smaltire la delusione da certi parenti al Capo della Minerva. L&#8217;inconsolabile si gett\u00f2 in mare per annegare il dolore e divenne un&#8217;isola poi chiamata Capri. Vesuvio lanci\u00f2 sospiri sempre pi\u00f9 roventi, finch\u00e9 anch&#8217;egli stesso divent\u00f2 materia, anzi montagna, una montagna che sputa fuoco dalla bocca ogni volta che Vesuvio \u00e8 colto da pi\u00f9 rabbiosa nostalgia della sua amata di pietra che sta sta l\u00ec, dirimpetto, irraggiungibile per sempre.<br>Ma con la sola poesia non si fanno affari. L&#8217;impresa della Funicolare, costata centinaia di migliaia di lire, languiva; e bisognava reagire, trovare canali di propaganda. Fu una canzone il formidabile spot della Funicolare:&nbsp;<em>Ne.. jammo: da la terra a la montagna \/ no passo nc&#8217;\u00e8 \/ se vede Francia, Proceta, la Spagna&#8230; e io veco a te. \/ Tirate co lli fune, &#8216;nditto, fatto, \/ &#8216;ncielo se va. \/ Se va comme llo viento, e all&#8217;antrasatto \/ gu\u00e9, saghia, sa&#8217;&#8230; \/ Jammo, jammo, &#8216;ncoppa jammo, j\u00e0&#8230; \/ Funicul\u00ec, funicul\u00e0.<\/em><br>L&#8217;avevano composta &#8211; un po per scommessa e un po&#8217; per allegria &#8211; due autori di notevole talento, il poeta e giornalista Peppino Turco e il musicista Luigi Denza. Queste due celebrit\u00e0 si misero rapidamente al lavoro e presentarono la schioppettante canzone &#8211; cantandola pure &#8211; la sera di Piedigrotta, il 7 settembre 1880 a Castellammare di Stabia, prima nello Stabia Hall, chalet estivo della Villa comunale, e poi nel salone dell&#8217;albergo Quisisana.<br>Risultati eccezionali. Presto il cassiere della Funicolare cont\u00f2 incassi pi\u00f9 che soddisfacenti: la gente fu calamitata dalla voglia di ripetere quel motivo dal vivo e magari di controllare se davvero da lass\u00f9 si vedevano, con Procida, la Francia e la Spagna.<br>L&#8217;eco artistica fu internazionale. Richard Strauss riprese note di&nbsp;<em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>&nbsp;fra i temi della sua sinfonia&nbsp;<em>Aus Italien<\/em>, 1886. Alfredo Casella la cit\u00f2 nella rapsodia Italia, 1909. E soprattutto la milanese Casa Ricordi, che aveva acquistato i diritti, fece un formidabile affare: in un anno vendette un milione di copie della canzone. Cifre da pop e da rock, da Beatles e da Elvis Presley.<br>Non \u00e8 scritto nelle cronache, ma forse Turco e Denza brindarono al successo con una bottiglia di Lacrima Christi nata lass\u00f9. Fu Ges\u00f9, dicono, a creare quel vino. Predicando predicando arriv\u00f2 in cima al vulcano, guard\u00f2 il panorama e disse: &#8220;E un paradiso in terra, ma gli uomini che mascalzoni!&#8221;. Pianse per la nostra cattiveria e le sue lacrime fecero buchi nel terreno, da cui spuntarono meravigliose vigne.<br>Esiste una variante della storiella. Satana tent\u00f2 un eremita vesuviano che offriva vino ai viandanti, e stava per aggiudicarsi la sua anima quando il Signore lo mise in fuga con un tremendo acquazzone. La pioggia cadde nel vino. L&#8217;eremita temeva di doverlo gettare, invece lo assaggi\u00f2 e lo trov\u00f2 squisito. La leggenda \u00e8 stata inventata da qualche produttore che pi\u00f9 non sa fare la Lacrima di una volta?<br>Torniamo a&nbsp;<em>Funicul\u00ec<\/em>. Quel motivo echeggiava antiche melodie popolari, derivava dalla mossa melodica de&nbsp;<em>Lo zoccolaro<\/em>&nbsp;che a sua volta Teodoro Cottrau aveva rubato una ventina d&#8217;anni prima alla voce di un venditore ambulante. Ma l&#8217;antica lezione rimase soltanto sullo sfondo musicale, perch\u00e9 gli autori seppero cogliere il senso del futuro che viaggiava nei vagoncini avanzanti verso il cratere. Una lezione ai tanti che confondono la memoria con l&#8217;inerte nostalgia del tempo perduto.<br><em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>&nbsp;segn\u00f2 l&#8217;inizio della canzone classica napoletana: apr\u00ec la stagione d&#8217;oro e avvi\u00f2 un movimento in cui militarono i migliori talenti dell&#8217;epoca. Fu incrinato allora il filo che univa la produzione canora alle radici del canto popolare. S&#8217;instaur\u00f2 una relazione strettissima fra i versi e la musica, nati contestualmente e con un obiettivo preciso, fosse pure di occasione. L&#8217;ispirazione c\u00f2lta degli autori &#8211; Turco e Denza producevano parole e note per mestiere &#8211; divenne elemento fisso della fase di decollo della canzone d&#8217;arte. Poeti veri, giornalisti di qualit\u00e0, autori di teatro, persino i futuristi si allearono a quanti conoscevano i segreti del pentagramma. A loro arriv\u00f2 il rinforzo prezioso di verseggiatori e compositori di formazione spontanea: altri riformatori, giacch\u00e9 si inserivano nell&#8217;alveo degli artisti che animavano piazze e vichi napoletani.&nbsp;<em>Funicul\u00ec<\/em>&nbsp;avvi\u00f2 anche l&#8217;industria della canzone e sfrutt\u00f2 Piedigrotta come cassa di risonanza, moltiplicatrice di successo.<br>In principio ad arricchirsi furono i milanesi. Intuendo le potenzialit\u00e0 di mercato della musica napoletana, Ricordi apr\u00ec fin dal 1864 una succursale della Casa negli uffici dei suoi ex rappresentanti, i fratelli Clausetti. Per 70.000 lire l&#8217;impresa nordista acquist\u00f2 negozio e calcografia. L&#8217;attivit\u00e0 cominci\u00f2 con la ristampa di vecchie nenie popolari, il Ricordo di Napoli di Matteo L. Fischetti, i tre volumi dell&#8217;<em>Eco di Napoli<\/em>&nbsp;di Vincenzo De Meglio. Finch\u00e9 Ricordi non si lanci\u00f2 su&nbsp;<em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>: il nuovo vincente.<br>Non fu per\u00f2 una novit\u00e0 sotto il profilo economico. A scorrere la storia e la cronaca di Napoli, dietro ogni buon affare troverete protagonisti forestieri. Il marchio di Ricordi, che fu il marchio di Verdi e della grande stagione della lirica, aggiunse comunque una patina di nobilt\u00e0 alle origini della nostra canzone d&#8217;autore. Ora Ricordi \u00e8 controllata dai tedeschi, tutto cambia.<br>Il clamoroso successo di&nbsp;<em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>&nbsp;ebbe un effetto doppio. Da un lato aliment\u00f2 una gara fra gli intellettuali che non disdegnarono di misurarsi sul friabile terreno della canzone, anche perch\u00e9 intuirono la nostalgia, e forse ne furono contagiati, che oramai animava gli abitanti della capitale perduta con l&#8217;arrivo dei piemontesi. La lingua napoletana ridivent\u00f2 cos\u00ec una patria, una livella: nell&#8217;arte anche i piccolo borghesi e i proletari ambiziosi trovarono un uscita di riscatto.<br>La musica rimbalz\u00f2 dappertutto: serenate sotto i balconi delle belle, concertini di posteggiatori e gavottisti, riunioni d&#8217;arte dette&nbsp;<em>periodiche<\/em>&nbsp;in salotti opulenti o appena decorosi, acuti sulle rotonde delle stabilimenti balneari. Anche Enrico Caruso cominci\u00f2 cos\u00ec, compensato dai pochi spiccioli caduti in un piattino, ai Bagni Risorgimento di via Pertenope.<br>Pi\u00f9 concretamente, anche gli editori dei giornali &#8211; oltre a quelli musicali &#8211; capirono la potenzialit\u00e0 della canzone e pubblicarono valanghe di versi. Ne risult\u00f2 trasformata la stessa Piedigrotta, meno festa di popolo e pi\u00f9 spettacolo, pretesto di un concorso permanente. I dolci pianini sopravvissero, ma ridimensionati dai nuovi strumenti di diffusione di massa.<br>Il vulcano immanente sulla citt\u00e0 continu\u00f2 a ispirare canzoni. Una su tutte, tra le pi\u00f9 belle di sempre:&nbsp;<em>Tu ca nun chiagne! di Libero Bovio ed Ernesto De Curtis, del 1915. Alcuni versi sono strepitosi: Comm&#8217;\u00e8 bella &#8216;a muntagna stanotte&#8230; \/ bella accuss\u00ec nun ll&#8217;aggio vista maie! \/ N&#8217;anema pare rassignata e stanca \/ sott&#8217; a cuperta &#8216;e chesta luna janca&#8230;<\/em><br>E&#8217; difficile che un napoletano lo chiami Vesuvio, preferisce dire&nbsp;<em>&#8216;a muntagna<\/em>. Al mio paese, ch&#8217;\u00e8 Portici e sta disteso l\u00e0 sotto, la bestemmia pi\u00f9 rispettosa \u00e8&nbsp;<em>Mannaggia &#8216;a muntagna<\/em>.<br>Il viola cangiante del cono, le cascate nere di lava rappresa e quelle gialle e leopardiane delle ginestre, gli stessi toponimi &#8211; Valli del Gigante e dell&#8217;Inferno, Atrio del Cavallo, Punta del Nasone &#8211; sembrano fatti per spingere alla fantasia. Il canzoniere vesuviano fu arricchito, nel tempo. A montagna di Del Gaizo-Fragna, del 1899, era ardente e si rifaceva all&#8217;antenata famosa:&nbsp;<em>Nfunicul\u00ec, Nfunicul\u00e0 \/ vide fuoco a coppe a sotto, \/ fuoco pure attuorno a te&#8230;. Margarita mia, stanotte, \/ sa che spasso te piglie cu me<\/em>.<br><em>Canzone vesuviana<\/em>&nbsp;di E.A. Mario, lanciata da Elvira Donnarumma nel 1916, pure ricord\u00f2 la funicolare, ma in senso pi\u00f9 sentimentale:&nbsp;<em>E nuje saglimmo. E stammo ncielo quase: \/ luntane, veco casarelle e chiese&#8230; \/ Ah, che funicolare songo &#8216;e vase: \/ nuje ce vasammo&#8230; eghiammo &#8216;mparaviso.<\/em><br><em>Mar\u00ec, viene cc\u00e0<\/em>&nbsp;di Federici-Silvestri (1924) precedette di un anno&nbsp;<em>&#8216;O Vesuvio<\/em>&nbsp;di Vetroni-Cannio, che ebbe una tardiva replica dallo stesso titolo firmata Giglio-Modugno e arrivata terza al Festival del 1967.&nbsp;<em>Aria &#8216;e paese<\/em>&nbsp;di Rossetti-Colonnese \u00e8 invece del 1939.<br>Ora tutto \u00e8 cambiato. Il pennacchio cupo del Vesuvio se ne \u00e8 andato in vacanza dal 1944, anche se parolieri e compositori continuano a cantare il vulcano:&nbsp;<em>Vesuvio<\/em>&nbsp;di Gigliati-Bonavolont\u00e0 (1953),&nbsp;<em>&#8216;O ffuoco d&#8217;o Vesuvio<\/em>&nbsp;di Della Gatta-Vian,&nbsp;<em>&#8216;O fummo d&#8217; &#8216;o Vesuvio<\/em>&nbsp;di Volonnino (1957), dallo stesso titolo di un brano popolare del 1895 di Peppino Bozzoni, musicato da Gaetano Scognamiglio.<br>La Funicolare non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, si \u00e8 sfarinata pure la pi\u00f9 moderna seggiovia. Nel 1990, tempo di campionati mondiali di calcio e di tangenti, la Funicolare volevano ricostruirla con tredici miliardi, ma avevano trascurato il fatto che i quattromila utenti all&#8217;ora previsti dal progetto erano troppi per metterli in salvo in caso di risveglio del vulcano. Il progetto fall\u00ec.<br>Restarono, assediati da cumuli di immondizia, lava, lapilli pietrificati e ginestre, oltre alla paura di un risveglio del vulcano. Uno degli ultimi autori classici napoletani, Vincenzo Belfiore, in una&nbsp;<em>favola itinerante<\/em>&nbsp;edita dal suo amico E.A. Mario, scelse la lingua italiana per descrivere questo timore, quasi a prenderne le distanze:&nbsp;<em>Questo Gigante che un fallace sonno \/ tiene assopito in dormiveglia ambiguo \/ ogni tanto si desta e lo sgranchito \/ che alle sue membra impone, scuote e muove \/ la greve e nera coltre che lo copre \/ dal grosso collo fino ai piedi al mare.<\/em><br>Ma dal 1995 \u00e8 nato il Parco Nazionale del Vesuvio, per fermare lo scempio. Lungo i sentieri si va al cratere a quota 1281. Le guide mostrano ventitr\u00e9 specie di orchidee selvatiche e le&nbsp;<em>bombe<\/em>&nbsp;sparate dalla bocca di fuoco. Avvistano ai visitatori emozionati il passaggio di una fama, di un ululone dal ventre giallo e magari di un gatto selvatico. Indicano i voli larghi della ballerina bianca e quelli pi\u00f9 brevi dell&#8217;immancabile passero solitario che sfiora le ginestra come per nostalgia di un grande poeta.<br>Rispettare la natura resta il modo migliore per limitare le conseguenze della sua furia. L&#8217;eco di&nbsp;<em>Funicul\u00ec funicul\u00e0<\/em>&nbsp;non si \u00e8 perduta.&nbsp;<em>Ncoppa jammo j\u00e0<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pietro Gargano, da Il Mattino del 20 Agosto 2001 Il 6 maggio del 1880 due vagoncini, il&nbsp;Vesuvio&nbsp;e l&#8217;Etna, s&#8217;inerpicarono<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"colormag_page_container_layout":"default_layout","colormag_page_sidebar_layout":"default_layout","footnotes":""},"categories":[48],"tags":[],"class_list":["post-514","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-archivio-articoli"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=514"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":515,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/514\/revisions\/515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=514"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=514"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vesuvioinrete.it\/vesuvioinrete\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=514"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}