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Centri antichi, recupero in pietra lavica (da Il Mattino del 30 Dicembre 2001)

La pietra lavica "autoctona" (ottenuta dalla lavorazione delle lave del Vesuvio) per il recupero dei centri storici vesuviani e per il ritorno all'antico splendore di quegli agglomerati urbani considerati un poco come i "motori" sociali e culturali delle cittadine campane. Comuni che dovrebbero vedere impiegati materiali costruttori e ornamentali del tutto simili a quelli che costituivano l'impianto architettonico antico. In maniera speciale le cittadine della cintura vesuviana come Ottaviano, Somma Vesuviana, Torre Del Greco, Ercolano, Trecase, Boscotrecase, dovranno impegnarsi a usare, laddove precedentemente esistenti, manufatti in pietra lavica locale come basoli, ornie, portali. E, appunto sull' "Utilizzo della pietra lavica "autoctona" nel recupero urbanistico dei centri storici" ieri sera si è sviluppato a Boscoreale, nella sala giunta del palazzo comunale, un convegno che ha visto la partecipazione di imprenditori di settore e di politici.
Accantonato, almeno per il momento, il problema della cura delle cave, in quanto il disegno di legge sul loro sfruttamento è all'esame della commissione competente e dovrebbe giungere presto a votazione consiliare, la preoccupazione degli addetti alla trasformazione delle lave si sposta interamente sulla correttezza dei progetti di recupero. Per i quali dovrebbero ben presto arrivare i criteri di partecipazione per l'accesso a fondi comunitari e regionali. In effetti, considerato che non si potranno prevedere contributi a pioggia, la scelta di eventuali recuperi cadrà prioritariamente su cittadine facenti parte di realtà come il Parco Nazionale del Vesuvio, oppure inserite nell'ambito di territori considerati grandi attrattori per la loro valenza turistico-culturale. Basti citare come esempio il centro storico di Ercolano a cui si somma il valore aggiunto degli scavi che hanno portato alla luce una parte significativa della città romana. Ma, la pietra lavica dovrà anche essere usata per il restauro conservativo degli edifici con elevata valenza culturale e architettonica. E si dovrà tenere conto oltre che dei materiali usati in antico per la realizzazione della fabbrica, anche della compatibilità e dell'impatto ambientale che il ripristino degli stati comporterà.
Intanto, bisognerà operare in accordo con le Soprintendenze ai monumenti, archeologiche e ai Beni storici e artistici che dovranno decidere e coordinare i criteri d'intervento che si svilupperanno anche sulla scelta dei colori caratteristici dell'area vesuviana. I vantaggi per il territorio (ma a beneficiarne dovrebbero essere un poco tutte le cittadine sottoposte a restyling) saranno certamente enormi. Innanzitutto ci sarà un ritorno immediato e che riguarderà il miglioramento della qualità della vita degli abitanti le aree recuperate. Tuttavia, il maggior guadagno ci sarà per tutti quelli che si impegneranno (sono previsti anche degli incentivi) per aprire sia strutture ricettive, come case-alberghi dove fornire "letto e prima colazione" che di ristoro e servizi. "Per tutto - ha indicato Giosuè Fattorusso, sindaco di Boscoreale - si dovranno tenere presenti due elementi fondamentali: le professionalità delle maestranze e l'uso dei manufatti in pietra vesuviana".

 

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