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L’arte risale il Vesuvio    (da Il Mattino del 16 Ottobre 2005)

(di Pasquale Esposito) È l’icona di Napoli, uno dei suoi totem: tra due settimane diventerà anche un incredibile, straordinario museo a cielo aperto. Come la città, del resto, con le stratificazioni della storia, e dell’arte che ha accompagnato questa storia. Il Vesuvio in mano agli scultori, dieci artisti di fama internazionale, autori di altrettante opere, naturalmente scolpite nella pietra eruttata dal vulcano, posizionate lungo la strada che si inerpica verso il cratere. Un’idea che poteva venire in mente solo a un altro «vulcano», un uomo pervaso da un entusiasmo difficilmente riscontrabile in altri quando si parla di Napoli, della quale sottolinea con conoscenza e passione, a volte con enfasi, i meriti storici, civili, culturali, sociali, e quindi artistici. Jean-Noël Schifano si appresta a vedere compiuta la sua idea, sabato 29 ottobre alle 15,30 sarà inaugurata, lungo la strada che porta all’Osservatorio Vesuviano, ad Ercolano, la mostra-museo «Creator Vesevo»: alla cerimonia è prevista la partecipazione anche del presidente Ciampi, con gli ambasciatori e i consoli dei Paesi degli artisti invitati dal direttore artistico - Schifano, appunto - a misurarsi con questa impresa, che li ha affascinati prima ed emozionati poi. In effetti, si tratta di un progetto unico sia per il luogo, il paesaggio, che per le dimensioni delle opere, tutte di grandi volumi, oltre che per la particolare qualità della pietra lavica: «Che è più dura del granito - commenta Schifano - ma fragile come il vetro. Difficile, pertanto, da lavorare. Ma gli scultori, tutti di grande notorietà internazionale, si sono appassionati a questa impresa, l’hanno fatta loro. Aiutati, devo e voglio dire, da una assistenza che definirei amorosa da parte degli artigiani vesuviani, un patrimonio di conoscenze e di familiarità con il vulcano e con la sua pietra». Gli artisti - Miguel Berrocal (Spagna), Mark Brusse (Olanda), Lello Esposito (Italia), Alekos Fassianos (Grecia), Johannes Grützke (Germania), Dimas Macedo (Portogallo), Denis Monfleur (Francia), Ruri (Islanda), Antonio Segui (Francia-Argentina), Vladimir Velickovic (Francia-Yugoslavia) - si sono fidati oltre che del loro istinto, anche dei consigli degli artigiani: «Con l’istinto di Michelangelo ogni scultore ha scelto il suo blocco di lava a cui dar forma, direi dar vita, per far uscire la scultura. Un’operazione che mi ha dato i brividi per come è stato bello seguire il divenire del lavoro artistico». Le dieci opere sono state realizzate in cinque cave disseminate sul vulcano: «Per me queste sculture sono come ex-voto giganteschi all’umanità che ci accompagnano tra l’elemento naturale indocile e la creazione dell’uomo che domina gli elementi della propria arte per dare migliore luce alla condizione umana». Con «Creator Vesevo» il vulcano diventa un museo a cielo aperto, una mostra permanente: «Sì, il progetto dei dieci scultori - nato da un’idea dell’architetto Massimo Iovino, coordinatore del Programma Urban Herculaneum del Comune di Ercolano - fa riparlare in maniera nuova del vulcano, che è da sempre luogo totemico, religioso e scientifico mondialmente ammirato, parte ardente e magica dell’identità europea. Con ”Creator Vesevo” il vulcano si fa non più ”sterminator” ma portatore di creazioni che s’innalzeranno sulle compressioni naturali della lava». Lo scrittore franco-napoletano tiene a sottolineare il dato, il valore, della collaborazione che l’iniziativa (fu designato direttore artistico da Luisa Bossa, nel 2002 sindaco di Ercolano e confermato dall’attuale, Nino Daniele) ha determinato: «Una collaborazione totale e di qualità, fondamentale, da parte del parco nazionale del Vesuvio e del Consorzio per la Tutela della pietra lavica vesuviana oltre che degli enti locali, Comune, Regione e Provincia». Un Vesuvio-museo, un’invenzione partorita dalla fertile immaginazione di Jean-Noël Schifano, il quale si infervora a stabilire un punto di vista: «Napoli - sostiene - ha bisogno di inventare, e di essere seguita, invece di seguire o imitare quanto si fa altrove. Ha bisogno di creare l’avvenimento, e ”Creator Vesevo” sicuramente lo è. In nessuna parte del mondo c’è qualcosa di simile. Ma Napoli merita operazioni di questa portata, Napoli è forza creativa viva, qui si è stratificata la storia dell’Europa come in nessun altro luogo, l’Europa si legge tutta a Napoli. Per capire quello che succede adesso bisogna tornare a quella che io chiamo la Dis-Unità d’Italia. L’Unità per Napoli è stata degradante. Gli articoli de ”L’Espresso” e di Bocca avrebbero potuti essere scritti da Cavour». Ma questa è un’altra storia...

 

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