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Rischio Vesuvio, protezione civile ai Sindaci: Attenzione ai carichi da cenere

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Una missiva ai sindaci della zona rossa e della zona gialla del Vesuvio è stata inviata dalla Protezione civile della Campania per chiedere alle amministrazioni di valutare con attenzione gli effetti strutturali che potrebbero derivare dai carichi da cenere in caso di eruzione del Vesuvio sia nella zona rossa che nella zona gialla, tenendo conto delle linee guida approvate dalla Giunta regionale il 9 febbraio scorso.

La necessità è emersa per fare in modo che i Comuni interessati si dotino di un valido strumento che porti ad adeguare gradualmente gli immobili rendendoli in grado di resistere ai carichi da cenere. Inserendo infatti le Linee Guida nei piani di emergenza che i Comuni stanno sviluppando con fondi regionali di protezione civile e inserendole nei piani urbanistici si potrebbe intervenire nell’adeguamento delle costruzioni esistenti e sulle nuove costruzioni.

Ai sindaci si segnala che, in coordinamento con il Dipartimento nazionale di Protezione civile, si è valutato il valore di un carico che probabilisticamente sia omogeneo con le norme tecniche sulle costruzioni; in particolare si è scelto il carico da cenere che ha probabilità del 10% di superamento nel corso dell’eruzione subpliniana di scenario, considerando il massimo valore in ciascun comune che si é ricavato dagli studi dell’INGV; nella valutazione del massimo sono escluse le zone Sic e Zps.

Il carico a secco della cenere va opportunamente incrementato in caso di pioggia e vanno utilizzate le stesse regole del calcolo delle azioni da neve. Quindi il carico indicato vale per le coperture piane, mentre diminuzioni del carico si hanno all’aumentare della pendenza del tetto.

Vesuvio, pubblicate indicazioni per l’aggiornamento delle pianificazioni

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Sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le Indicazioni per l’aggiornamento delle pianificazioni di emergenza per rischio vulcanico della zona rossa dell’area vesuviana emanate dal Capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, come previsto dalla Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 febbraio 2014. L’atto del 2014, infatti, non solo ha sancito formalmente, per la prima volta, la nuova zona rossa per l’area vesuviana – ovvero quella da evacuare in via cautelativa in caso di ripresa dell’attività eruttiva – e individuato i gemellaggi tra i 25 Comuni coinvolti e le Regioni e Province Autonome che dovranno accogliere la popolazione evacuata in caso di necessità, ma ha anche stabilito i successivi adempimenti in materia di pianificazione che ricadono sull’intero sistema di protezione civile. La pubblicazione delle Indicazioni, quindi, “segna un nuovo, decisivo, passo avanti nelle attività di pianificazione che investono l’intero Servizio Nazionale di Protezione civile. Infatti, obiettivo principale del documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale è indicare alle componenti e strutture operative coinvolte in caso di emergenza vulcanica al Vesuvio la strategia comune da perseguire nell’aggiornamento, ognuno per la propria parte di competenza, dei singoli piani di emergenza che andranno poi a comporre il complessivo piano nazionale”, sottolinea una nota della Protezione civile.

Nello specifico, il documento è articolato in sei diverse sezioni, spiega la nota: “La prima contiene la strategia generale volta a tutelare la vita dei cittadini in caso di ripresa dell’attività eruttiva del Vesuvio e le attività previste nelle varie fasi operative per le diverse componenti e strutture operative del Servizio Nazionale di protezione civile. La seconda fornisce indicazioni di carattere generale per la definizione dei Piani interni, di comunicazione e di settore; in particolare, questi ultimi devono garantire l’integrazione e l’armonizzazione delle azioni di tutte le amministrazioni e gli enti coinvolti. La terza sezione definisce gli elementi necessari per l’elaborazione dei piani di allontanamento dalla zona rossa e di trasferimento e accoglienza della popolazione nelle Regioni e Provincie Autonome gemellate; nella quarta parte sono contenute specifiche indicazioni per la pianificazione di emergenza delle amministrazioni territoriali. La quinta sezione riguarda le attività di pianificazione e coordinamento generale che spettano al Dipartimento della protezione civile, mentre l’ultima fornisce elementi volti a garantire la continuità amministrativa degli enti locali”.

“Il lavoro che ci aspetta per completare l’aggiornamento impegnerà l’intero Servizio nazionale della protezione civile – ha detto il Capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli -. Tutti dovranno lavorare in modo sinergico, perché un buon piano nazionale di emergenza deve necessariamente derivare dal contributo, ai vari livelli, delle singole pianificazioni di settore. Non dobbiamo, però, fare l’errore di pensare che una volta raggiunto l’obiettivo le attività siano concluse: come si è sempre detto, i piani di emergenza per essere strumenti validi quando sarà necessario metterli in pratica devono essere aggiornati periodicamente, condivisi con i cittadini e testati in esercitazioni”. L’Assessore alla Protezione civile e alla Difesa del suolo della Regione Campania Edoardo Cosenza aggiunge: “E’ una tappa importantissima, condivisa a livello nazionale. La Regione ha già istituito con delibera il Gruppo di lavoro ‘Rischio Vulcanico’ che tempestivamente seguirà tutte le azioni di competenza regionale, relative a trasporti, sanità, telecomunicazioni, salvaguardia dei beni culturali. Nel frattempo i Comuni con finanziamento regionale possono aggiornare i Piani di emergenza. Insieme all’Assessore ai Trasporti, Sergio Vetrella, seguiamo i lavori per avere una viabilità primaria intorno al Vesuvio adeguata per un’eventuale emergenza di dimensioni enormi. Ci attende ancora un lungo percorso ma lo seguiremo con tenacia”.

Vesuvio, delimitata la zona gialla a rischio ceneri: comprende 63 comuni

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Procede il percorso di pianificazione dell’emergenza legata al rischio vulcanico del Vesuvio. Dopo l’individuazione della zona rossa e la messa a punto di un piano di evacuazione della popolazione dei comuni vesuviani in non più di 72 ore, è stata approvata, con una delibera della giunta regionale, la mappa che include paesi e aree esposte al rischio ceneri. Territori che vedranno un’emergenza di serie B, ma che devono dotarsi di un piano adeguato per fronteggiare le conseguenze e adeguare la pianificazione del territorio al rischio. “I comuni della zona gialla​ – spiega l’assessore regionale alla Protezione civile Edoardo Cosenza –​ sono stati definiti considerando le statistiche storiche del vento in quota, statistiche che indicano le direzioni est e sud-est come quelle dove il vento spira più giorni all’anno: perciò, nello scenario eruttivo considerato, quest’area è considerata quella con una probabilità maggiore di essere coinvolta nella ricaduta di ceneri vulcaniche con il possibile conseguente crollo dei tetti”.

Rischio Vesuvio, zona gialla“I 63 Comuni interessati dovranno tener conto del problema nei piani di emergenza recentemente finanziati dalla Regione Campania – prosegue l’assessore – identificando le strutture sicure staticamente per un pronto ricovero dei cittadini e seguendo le indicazioni regionali e nazionali che verranno successivamente prodotte, nel caso che si debba provvedere a evacuare la popolazione, in tutto o in parte, fuori dal​​ comune​”.​ ​ “L’obiettivo di medio termine, spiega l’assessore, “è quello di evitare completamente queste problematiche, mettendo in sicurezza tutte le coperture della zona gialla. A tal fine la delibera approvata dalla Giunta regionale fornisce anche indicazioni sui carichi verticali da cenere (concomitanti con la pioggia), che dovranno essere considerati nella realizzazione di nuove costruzioni o nell’adeguamento delle esistenti, e sugli spessori di cenere attesi. Sarà molto importante l’adozione di tali indicazioni da parte dei Comuni che potranno inserirle nei Piani ​u​rbanistici comunali. Finalmente poniamo rimedio ad una mancanza dei decenni passati. Anche i comuni in zona rossa potranno utilizzare le indicazioni per la messa in sicurezza delle coperture ​”. “Oltre al problema del collasso dei tetti – aggiunge Cosenza – la deposizione delle ceneri vulcaniche può produrre, a livello locale, l’intasamento delle fognature, difficoltà di circolazione degli automezzi, interruzione di linee elettriche e di comunicazione, possibilità di arresto di motori. Pertanto, sono fornite indicazioni sugli spessori di cenere anche al di fuori della zona gialla”, ha concluso Cosenza.

“La delibera regionale – ha dichiarato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli – è un ulteriore tassello del complesso puzzle che è la pianificazione di emergenza. Si aggiunge, infatti, al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri sull’aggiornamento della zona rossa vesuviana, agli indirizzi per l’aggiornamento della pianificazione che devono essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale. E ancora una volta emerge come la condivisione dell’intero percorso all’interno del servizio nazionale della Protezione civile sia fondamentale, partendo proprio dai Comuni”.

Evacuazione della zona rossa: in caso di allarme pronta in 72 ore

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«L’evacuazione della zona rossa in caso di allarme Vesuvio? Sarebbe orchestrata in 72 ore, così come previsto dal piano d’emergenza». Lo ha affermato Edoardo Cosenza, assessore regionale ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile, durante un convegno svoltosi stamane presso il liceo scientifico “Don Milani”. «Il Vesuvio è il vulcano più monitorato del mondo – ha continuato l’esponente della giunta Caldoro – e riusciremmo a gestire con tempismo una eventuale emergenza. In un arco di 72 ore gli ingorghi interni non sarebbero una preoccupazione degna di nota, ma la nostra attenzione resta ugualmente alta sulla realizzazione di un sistema di viabilità che garantisca una mobilità efficace nelle aree a rischio vulcanico. A tal proposito – ha concluso – stiamo lavorando per completare i lavori della terza corsia sul tratto autostradale Napoli – Angri e per il nuovo svincolo della statale 268 che, dal comune di Angri, collegherà l’arteria vesuviana con l’autostrada Napoli – Salerno». Intanto va avanti l’attività della Regione connessa alla pianificazione dei piani comunali di evacuazione. A tal proposito, in queste ore l’assessore Cosenza sta inviando una lettera ai sindaci della zona rossa, con la richiesta di individuare i vari step e, quindi, attivare le commissioni per i piani di protezione civile. Articolo di Francesco Fusco, tratto da Leggo.

Rischio Vesuvio, in vigore la nuova zona rossa

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«È entrata in vigore ufficialmente la nuova zona rossa del Vesuvio». Ne dà notizia l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania Edoardo Cosenza, alla luce della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Direttiva approvata dal presidente del Consiglio dei Ministri il 14 febbraio scorso che stabilisce
l’area da evacuare in via cautelativa in caso di ripresa dell’attività eruttiva, e individua i gemellaggi tra i Comuni della zona rossa e le Regioni e le Province Autonome che accoglieranno la popolazione evacuata. «Entro 45 giorni, il Dipartimento Nazionale di Protezione civile, d’intesa con la Regione Campania e sentita la Conferenza Unificata, fornirà indicazioni alle componenti e alle strutture operative per aggiornare le pianificazioni di emergenza in caso di evacuazione della zona rossa. Per farlo, queste avranno quattro mesi di tempo. «La nuova zona rossa – ha ricordato Cosenza – comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e di Salerno, ovvero 7 comuni in più rispetto ai 18 previsti dal Piano di emergenza del 2001. Alcuni comuni della nuova zona rossa sono stati considerati interamente, sulla base dei loro limiti amministrativi; per altri, i Comuni stessi, d’intesa con la Regione, hanno individuato solo una parte di territorio».La zona rossa è l’area da evacuare cautelativamente in caso di ripresa dell’attività eruttiva del Vesuvio, in quanto ad alta probabilità di invasione da parte di flussi piroclastici ed elevato rischio di crolli delle coperture degli edifici per accumuli di depositi di materiale piroclastico. Comprende 25 comuni delle province di Napoli e Salerno ed in particolare, per intero i territori dei comuni di: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Palma Campania, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Sant’Anastasia, San Gennaro Vesuviano, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, e Scafati e parte dei territori dei comuni di: Napoli (parte della circoscrizione di Barra – Ponticelli – San Giovanni a Teduccio), Nola e Pomigliano d’Arco (enclave nel territorio di Sant’Anastasia). «Le disposizioni in vigore da oggi riguardano: l’area da sottoporre ad evacuazione cautelativa per salvaguardare le vite umane dagli effetti di una possibile eruzione, soggetta ad alta probabilità di invasione di flussi piroclastici (zona rossa 1) e di crolli delle coperture degli edifici per importanti accumuli di depositi di materiale piroclastico (zona rossa 2), ed individuata complessivamente quale «zona rossa»; l’assistenza alla popolazione dell’area vesuviana cautelativamente evacuata, che viene attuata anche ai gemellaggi, ossia all’accoglienza garantita da altre Regioni e province autonome; le indicazioni per l’aggiornamento delle pianificazioni di emergenza». Da Il Corriere del Mezzogiorno del 17 maggio 2014.

Vesuvio, il Tar da ragione a Boscoreale. Si stringe la zona rossa

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Il Tar Campania, con sentenza depositata lo scorso 8 maggio, ha accolto il ricorso del Comune avverso la delimitazione della zona rossa 1 e zona rossa 2 individuata dal Piano di emergenza dell’Area vesuviana, adottato dalla giunta regionale con provvedimento dello scorso 26 luglio. Il Comune, infatti, aveva impugnato dinanzi al Tar la deliberazione della giunta regionale perché il piano approvato era difforme al documento tecnico della Commissione Nazionale per il rischio Vesuvio, avendo esteso la zona rossa 1 ben oltre il limite indicato nel documento tecnico della citata Commissione, facendovi ricadere parte di questo territorio che invece sarebbe dovuto restare estraneo, giacché ricadente nella zona rossa 2. Dunque, oltre alle aree periferiche come Marra, Marchesa e Parrelle, ricadono adesso in zona rossa 2 anche strade più vicine al centro come via Passanti e dintorni, dove adesso sarà possibile procedere con abbattimenti e ricostruzioni e restyling così come prevederà il Piano urbanistico comunale. Il Piano di emergenza elaborato dai tecnici appartenenti a un gruppo di lavoro operante in seno alla Commissione Nazionale per il rischio Vesuvio, istituita presso il Dipartimento della Protezione Civile, ha sostanzialmente rivoluzionato la zona a rischio classificandola in due zone: zona rossa 1 e  zona rossa 2. La zona rossa 1 è identificata quale area esposta al rischio d’invasione da flussi piroclastici e al crollo delle coperture di edifici per carico di depositi piroclastici, mentre  la zona rossa 2  classificata con minore rischio. Nel predetto Piano il territorio di Boscoreale è suddiviso, appunto, chiaramente in due zone e il provvedimento della giunta regionale così come elaborato avrebbe penalizzato non poco il paese. «Questo risultato ottenuto dalla mia amministrazione – ha spiegato il sindaco Giuseppe Balzano – è la riprova che quanto affermavamo in campagna elettorale sulla zona rossa era giusto. Ora per Boscoreale si riaprono delle nuove opportunità di sviluppo». Da Il Fatto Vesuviano del 12 maggio 2014.