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Natale: Scavi e Vesuvio tra mete preferite da turisti

Pompei scavi e VesuvioSettimana di Natale all’insegna dell’arte e della cultura nel Vesuviano: dal 23 dicembre ad oggi, complice il clima mite, turisti e visitatori hanno fatto tappa ai siti archeologici (chiusi il giorno di Natale) e ai sentieri del Vesuvio. Secondo i dati della Soprintendenza agli Scavi di Pompei, nella sola giornata odierna, sono stati ben 5.892 i visitatori; 2.113 (il 23 dicembre) e 2.204 (il 24 dicembre). E proprio nell’area archeologica di Pompei alla Vigilia di Natale sono state aperte al pubblico sei domus restaurate: la Fullonica di Stephanus, la Casa del Criptoportico, la Casa di Paquius Proculus, la Casa del Sacerdos Amandus, la Casa di Fabius Amandio e la Casa dell’Efebo. A Ercolano sono stati 215 i visitatori (il 23 dicembre) 275 (il 24 dicembre) e 574 (il 26 dicembre). A Oplonti 16 visitatori (il 23 dicembre) 45 (il 24 dicembre) e 55 (il 26 dicembre). A Boscoreale 20 visitatori (il 23 dicembre), 2 (il 24 dicembre) e 2 (il 26 dicembre). La Soprintendenza informa che da oggi e fino al 10 gennaio Scabec, con il circuito Campania>Artecard, propone due percorsi inediti che guideranno gli ospiti alla scoperta di domus appena restaurate e aree normalmente chiuse al pubblico. Bene anche il Gran Cono del Vesuvio dove nella giornata odierna – secondo i dati forniti da Arte’m (ente concessionario del servizio biglietteria)- sono stati staccati 874 biglietti di ingresso; 288 mercoledì 23 dicembre, 198 alla Vigilia di Natale e 166 a Natale. Visite anche alla mostra di arte presepiale allestita al Parco sul Mare di Villa Favorita a Ercolano, nell’ambito della XV edizione del ‘Natale in Villa’. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Ente Ville Vesuviane, oggi ha registrato circa un centinaio di presenze. La mostra resterà aperta fino al 6 gennaio 2016.

“Pompei ed Ercolano, vita all’ombra del Vesuvio”: la mostra multimediale dal 27 Novembre

Pompei-ErcolanoAprirà il 27 Novembre la mostra “Pompei ed Ercolano, Vita all’ombra del Vesuvio”: una mostra unica nel suo genere che, grazie a numerose installazioni, ricostruirà la vita quotidiana della Pompei di 2000 anni fa. “Pompei ed Ercolano, Vita all’Ombra del Vesuvio”, organizzata dalla Fondazione C.I.V.E.S./MAV, verrà ospitato nella splendida location di Villa Regina, nel polo turistico-culturale di Boscoreale: dal 27 Novembre, 450 metri quadri di esposizione faranno da sfondo a 20 installazioni multimediali che ricostruiscono luoghi e attimi della vita quotidiana degli abitanti delle pendici del Vesuvio. Il corpo della mostra sono le proprio le installazioni che ricostruiranno il Foro di Pompei, le Terme e il Teatro di Ercolano che è ancora oggi sepolto sotto le moderne costruzioni: oltre a queste, si potranno ammirare la Casa del Poeta Tragico, la Casa del Citarista, la Casa del Fauno e la Casa del Labirinto riportate, grazie alla tecnologia digitale, al loro originario splendore. Insieme alla mostra, da ammirare è anche Villa Regina: la location della mostra è infatti un’antica casa adibita alla produzione del vino ed è l’unica villa Romana interamente ricostruita e riportata alla bellezza d’un tempo. Villa Regina è compresa in quello che è il polo-turistico culturale di Boscoreale, una vasta area a disposizione del Parco Nazionale del Vesuvio e dell‘area archeologica. La mostra sarà aperta dal 27 Novembre sino al 25 Gennaio 2016, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 15: l’ingresso alla mostra è completamente gratuito.

Pompei, gli antichi abitanti avevano denti sani grazie alla dieta mediterranea

calchi pompeiGli antichi abitanti di Pompei mangiavano meglio di noi e si prendevano grande cura dei loro denti. La prova viene dai nuovi studi effettuati sui calchi che conservano i resti dei pompeiani scomparsi con l’eruzione del Vesuvio, nel 79 Avanti Cristo. I ricercatori si sono avvalsi della tomografia assiale computerizzata, meglio conta come TAC: una metodologia utilizzata non solo in medicina, ma anche in archeologia, che consente di penetrare i materiali, in questo caso i calchi in gesso, senza danneggiarli. I test stanno fornendo interessanti dettagli su quella antica comunità: dalle malattie più diffuse, alla dieta alimentare. Massimo Osanna, soprintendente speciale per Pompei: “Dai denti viene fuori l’assenza di carie, che è molto interessante. Non ci stupisce: conoscevamo la dieta mediterranea, che in fondo ha degli aspetti molto positivi. E questo aspetto viene proprio fuori dall’analisi che si sta facendo di recente”. Il progetto coinvolge non solo archeologi, ma anche ingegneri informatici, radiologi e – per l’appunto – ortodontisti. L’analisi con lo scanner ha permesso di esaminare anche la struttura ossea delle vittime di Pompei. E da questo studio è emerso che molti abitanti sarebbero morti per cause diverse dal soffocamento. “Si è molto discusso su come sono morte le vittime che sono state trovate, oltre mille sul sito di Pompei – spiega Osanna – Dalle analisi delle ossa vengono fuori anche traumi cranici. Questo vuol dire che molti sono morti anche per il collasso dei soffitti, sotto la pressione della pomice. La pomice è molto leggera, ma quando si accumula per due metri può far crollare i soffitti. E molti sono morti proprio per questo”. I ricercatori sperano di scoprire ancora di più su una comunità, la cui improvvisa scomparsa ha da sempre affascinato gli storici. (Euronews)

Pompei, tac sui calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

Tac calchi PompeiDuemila anni fa non c’erano dentifrici ma i pompeiani avevano un cavo orale da pubblicità televisiva. Denti perfetti grazie a un’alimentazione sana, con pochi zuccheri. Unico difetto alcune zone particolarmente consumate dall’uso improprio di tagliare o spezzare oggetti con la forza delle mandibole. Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei.Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei. «Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.«Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.

Pompei, in mostra i calchi dei morti dell’eruzione del Vesuvio

Una mostra curata nei minimi dettagli dalla sopraintendenza e molto particolare sarà allestita presso gli Scavi di Pompei nell’anfiteatro dell’antica cittadina a partire da maggio 2015, a raccontarlo è Massimo Osanna – sopraintendente – che nel corso dell’inaugurazione della Villa dei Misteri ha anticipato questo bellissimo evento. Si tratta dell’esposizioni dei molti calchi dei corpi, alcuni dei quali non sono mai stati esposti al pubblico, ed ora restaurati che narrano quel tragico giorno in cui molti furono sorpresi durante l’eruzione del Vesuvio nel ’79 D.C. La commovente immagine di una donna con il suo bambino in braccio, i diversi corpi trovati nella casa del bracciale d’oro e le tanti emozionanti figure dei Pompeiani sorpresi da una morte così atroce – in più -aggiunge Osanna – il percorso sarà arricchito da un’inedita rassegna fotografica con immagini d’epoca dell’archivio della Sopraintendenza che raccontano gli scavi tra l’800 e il 900 illustrando in alcuni casi passo a passo . Ci sarà un aumento di due euro per il biglietto che ha già scatenato qualche polemica, ma come puntualizza Osanna, non si possono allestire mostre finanziandole con l’ordinario poichè non basterebbe.

Pompei, il Vesuvio erutta sul grande schermo

Il gladiatore che sussurrava ai cavalli sotto l’ombra del vulcano. Pompei 3D di Paul W. S. Anderson (in sala da giovedì 20 febbraio) è uno scintillante fritto misto cinematografico con due fascinosi protagonisti, Kit Harington e Emily Browning e un contorno di comprimari famosi, Carrie-Ann Moss, Kiefer Sutherland. Il tutto innaffiato da bombe di lava, venti di cenere, vapori bollenti, scosse di terremoto, in una iperrealistica eruzione 3D. Mentre lo straordinario sito archeologico continua a franare pezzo a pezzo, la storia di Pompei mantiene nel tempo tutto il suo fascino. Dopo gli incassi record del bel documentario tridimensionale realizzato dal British Museum (Pompei), ora è Hollywood a rispolverare e lucrare sul mito della cittadina sepolta sotto la lava del Vesuvio. “Erano sei anni che pensavo di portare sullo schermo questa storia. La vicenda di Pompei, la storia degli antichi romani mi ha affascinato fin da ragazzino. Provengo dal Nord dell’Inghilterra a Newcastle upon Tyne, dove passa il Vallo di Adriano, la fortificazione in pietra che segnava il confine dell’Impero Romano”. Il regista, lo stesso della saga zombie Resident Evil e marito di Milla Jovovich, realizza una spettacolare americanata, ma ha fatto i compiti: ha girato per una settimana a Pompei riprendendo il vulcano e gli scavi da ogni angolazione per poi ricostruirli al computer in maniera corretta. E a proposito di province dell’impero, il protagonista di Pompei è il gladiatore detto “il Celto”. Da ragazzino assiste allo sterminio del suo villaggio e dei suoi genitori ad opera della legione guidata dal senatore Corvis (Kiefer Sutherland) e dal suo scagnozzo riccioluto. Il bimbo scampa alla strage ma non a una banda di schiavisti che lo cattura e lo alleva al combattimento all’ultimo sangue. Talmente letale da essere portato a “far spettacolo a Pompei” nel 79 dopo Cristo. Il bimbo cresciuto è Milo (Kit Harrington), 27 anni, alle spalle una madre commediografa, la scuola di teatro, un ingaggio al Royal Natonal Theatre e la serie culto Il trono di spade (dal 6 aprile da quarta serie) in cui interpreta Jon Snow, il figlio bastardo del Kord di Grande Inverno, uno dei personaggi più amati dal pubblico. Carismatico, dolce e muscoloso (per l’attore l’allenamento sul set era diventato ossessione), Milo possiede il dono di comunicare con i cavalli e grazie a questo incontra la bella e aristocratica Cassia (Emily Browning, vista in Sucker punch), già inutilmente corteggiata e poi inseguita dal senatore corrotto Corvis-Kiefer. Storia d’amore alla Titanic, ma stavolta lo scoglio è di lava. Oltre a 98 minuti di divertimento, conditi da molti combattimenti nell’arena, Pompei è gioca soprattutto la carta del film catastrofico. Avverte il regista “la tragedia di Pompei ci ricorda la vendetta della natura. La cittadine viveva nell’opulenza e nella modernità, tutto è stato distrutto in un giorno”.

Vesuvio: ecco come morirono gli abitanti di Pompei.

Gli abitanti di Pompei non morirono soffocati dalle ceneri del Vesuvio, ma bruciati all’istante a una temperatura di circa 300 gradi. E’ quanto emerge da uno studio dei ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano-INGV, Giuseppe Mastrolorenzo e Lucia Pappalardo, e dei biologi dell’Università di Napoli «Federico II», Pierpaolo Petrone e Fabio Guarino. Oggi, la ricerca di questi studiosi sta acquistando una notevole rilevanza, e non solo dal punto di vista storico e speculativo, ma anche pratico. L’ipotesi che il Vesuvio possa nuovamente eruttare nel giro di pochi anni prende sempre più consistenza e gli studi di Mastrolorenzo e colleghi potrebbero rivelarsi preziosissimi negli adeguamenti dei piani di evacuazione per fronteggiare la catastrofe. Nello studio condotto da questi scienziati sono descritti minuziosamente, nei minimi particolari tutti gli aspetti anatomici a sostegno della tesi di una sorta quasi di “vaporizzazione” di molte delle vittime di Pompei. Secondo lo studio – infatti – lo straordinario calore ha portato a un’ebollizione del tessuto cerebrale, che schizzò letteralmente fuori in piccole esplosioni lasciando sulle ossa dei malcapitati i tipici segni bluastri delle bruciature. Tutto questo, secondo quanto pubblicato, sarebbe compatibile con gli straordinari ritrovamenti dei corpi nelle posture in cui sono stati rinvenuti. L’umidità della vaporizzazione dei tessuti, impastata con la cenere vulcanica, avrebbe infatti creato quel guscio protettivo che ha preservato le ossa dalla decomposizione e, ancor più, ha cementato le “posizioni” in cui le vittime si trovavano al momento della morte. Questo dato è fondamentale per distinguere coloro che sono stati uccisi all’istante dall’eruzione e colore che lo sono stati solo in un secondo momento, a seguito di un fenomeno legato al collasso della colonna di cenere e lapilli incandescenti eruttati dal Vesuvio chiamato flusso piroclastico. Ma quando avverrà, se avverrà, una nuova eruzione del Vesuvio? Su questo gli allarmi recentemente lanciati da Guido Bertolaso, il capo della Protezione Civile, lasciano poco spazio a dubbi. L’attività è attesa in tempi geologicamente brevi e, anche se non è possibile stabilire un’esatta tempistica, Domenico Patané, dell’INGV di Catania, interpellato da IlSussiadiario.net, ha rassicurato che “Negli ultimi anni la vulcanologia ha fatto passi da gigante. Il denso monitoraggio oggi esistente su vulcani come l’Etna, il Vesuvio o i Campi Flegrei permette di rilevare anche i più deboli segnali che possano far pensare a un’eruzione. Dell’Etna, ad esempio, da qualche decennio siamo in grado di prevedere la possibile eruzione anche se non di stabilire il momento esatto in cui avverrà. Siamo però in grado di stabilire la variazione di stato di un vulcano e quindi capire se è prossima un’eruzione”. Ma secondo gli esperti, appunto, questa serebbe solo questione di tempo. E più ne passa, più la “carica” del vulcano rischia di essere distruttiva. E se Mastrolorenzo, Pappalardo, Petrone e Guarino hanno condotto una ricerca interdisciplinare, analizzando oltre a quanto descritto anche i depositi vulcanici, la struttura della cenere e il Dna delle vittime, associate a simulazioni numeriche al computer dell’eruzione – rivelando per la prima volta le conseguenze della nube vulcanica del 79 d.C. sugli abitanti di Pompei e degli altri siti dell’area vesuviana – la situazione attuale del Vesuvio è molto simile a quella che ha preceduto l’evento catastrofico che distrusse diverse città campane ai tempi dell’Impero romano. Le eruzioni del vulcano esplodono infatti con la massima potenza nei periodi successivi alla fase di quiescenza, come quella in cui si trova attualmente dall’ultima eruzione del 1944. I documenti pubblicati sul sito Internet della Protezione civile, riferendosi al Vesuvio, specificano che «qualora l’attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano». Cioè, fortunatamente, non del tipo in assoluto più disastroso. Gli effetti tragici di quanto accaduto nel 79 d.C., sulla cui dinamica ora è possibile avere una serie di informazioni prima sconosciute. Merito della ricerca dell’Università di Napoli e dell’Osservatorio Vesuviano, dal titolo «Lethal Thermal Impact at Periphery of Pyroclastic Surges: Evidences at Pompeii». Secondo i quattro autori della ricerca, contrariamente a quanto fino a oggi ritenuto dai ricercatori, le vittime non subirono una lunga agonia per soffocamento, ma persero la vita all’istante per l’esposizione ad alte temperature, tra i 300 e i 600 C°. I nuovi risultati sugli eventi termici e meccanici dell’evento del 79 d.C. rivelano come il rischio connesso a una possibile futura eruzione del Vesuvio potrebbe essere di gran lunga superiore a quanto fino a oggi ritenuto dai ricercatori e dalla Protezione civile. Il cui rapporto in ogni caso non si può certo dire proprio rassicurante. Ma che si basa sul presupposto di una certa gradualità degli effetti dell’eruzione sulle aree circostanti al Vesuvio, smentita invece dalla nuova ricerca. Per i quattro ricercatori, e soprattutto per Mastrolorenzo, sarebbe quindi urgente una drastica modifica dell’attuale Piano di Emergenza. Gli esperti dell’Osservatorio Vesuviano hanno studiato i livelli di cenere in diversi punti dell’area vesuviana. E dai profili tracciati hanno dedotto alcuni parametri: l’altezza e la velocità della nube provocata dal collasso della colonna piroclastica, che in questa eruzione raggiunse i 30 chilometri d’altezza.
Calcolando velocità e altezza, i ricercatori hanno potuto definire lo spessore e la densità della nube, e il tempo impiegato a passare su Pompei: poco più di un minuto. Trattandosi però di una nube poco densa, gli effetti meccanici dovevano essere stati piuttosto scarsi. A questo punto gli esperti hanno incominciato a studiare i calchi delle vittime, che presentavano il cosiddetto «cadaveric spasm», una postura cioè assunta quando la morte è istantanea. Osservando quindi i resti ossei, anche grazie all’analisi del Dna, è stata rilevata la prova di modifiche causate dall’alta temperatura. Sono stati condotti esperimenti in laboratorio su frammenti di ossa, esponendoli a temperature crescenti e osservando le modifiche che si producevano. Questi frammenti sono quindi stati confrontati con i resti delle vittime di Pompei, giungendo al risultato che quei corpi erano stati esposti a una temperatura di circa 300°, che a Ercolano è arrivata a 600°. Tra le ragioni per cui è da escludersi la morte per soffocamento, anche il fatto che il tempo del passaggio della nube è stato tra 1 e 2 minuti, durante i quali una persona può restare in apnea senza morire. Quelle che a lungo sono state ritenute posizioni che riflettevano una lunga agonia, sono dunque la prova di una morte istantanea: l’elevatissima temperatura. Articolo tratto da IlSussidiario.net.

L’ultimo giorno di Pompei: il racconto incanta i turisti

 

24 agosto 79: «Una nube… levatasi verticalmente come un altissimo tronco, s’allargava in alto, come con dei rami; probabilmente perché, innalzatasi prima spinta da una corrente ascendente, esauritasi, poi, o per cessazione della sua spinta, o vinta dal suo stesso peso, distesamente si espandeva: bianca a tratti, altra volta nera e sporca a causa della terra e della cenere che trasportava». Così Plinio il Giovane descrisse ciò che vide dalla sua casa di Miseno all’una, l’ora settima, del nono giorno prima delle Calende, il 24 agosto, appunto. Da qui è partita la narrazione dell’ultimo giorno di Pompei attraverso la voce dell’attore Patrizio Rispo. Stranieri provenienti da tutto il mondo ma anche italiani, alle 13 in punto di ieri, ora in cui nel 79 la furia del Vesuvio distrusse e seppellì per secoli l’antica Pompei, si sono raggruppati al centro del Foro triangolare. Ai turisti, centinaia, è stato concesso un bis in inglese accolto con un applauso di diversi minuti. Grazie all’utilizzo di diversi altoparlanti la voce narrante di Rispo è stata diffusa in tutte le strade dell’antica Pompei parallele e adiacenti al Foro triangolare. Attraverso i racconti di Plinio il Giovane i visitatori del sito archeologico più conosciuto al mondo hanno avuto modo di conoscere la figura di Plinio il Vecchio e gli ultimi istanti della sua vita: morì infatti tra le esalazioni sulfuree dell’eruzione mentre cercava di osservare il fenomeno più da vicino. È per ricordare l’anniversario della terribile eruzione che il commissario straordinario dell’area archeologica, Marcello Fiori presente alla lettura dei racconti di Plinio il Giovane, ha voluto che nella stessa ora in cui ebbe inizio il fenomeno, i tanti visitatori che affollavano la città sepolta apprendessero cenni di storia della sepoltura della città antica. Gladiatori, ancelle e bracieri ardenti: così Etp, comune e soprintendenza hanno voluto accogliere gli ospiti pompeiani al percorso notturno degli scavi per ricordare l’anniversario. Alle 20,30, circa 300 residenti e alcuni turisti che hanno prenotato negli alberghi della città, hanno potuto visitare gratis gli Scavi. Guidati dalla voce dell’attore Luca Ward, i gruppi di visitatori si sono incamminati da porta Anfiteatro alla scoperta dei misteri, della mitologia e della vita di Pompei attraverso un itinerario con tecnologie multimediali, suoni e luci. Dieci i figuranti, messi a disposizione dal Comune per l’occasione. Rosita Matrone, presidentessa dell’Adap (l’associazione degli albergatori), propone invece di ripetere almeno una volta alla settimana «lo spettacolo con la presenza dei figuranti, per rendere più vivo il percorso in tutti i suoi punti». Vista la straordinaria adesione all’iniziativa con conseguente tutto esaurito, è stato esteso ai residenti per tutta la durata della manifestazione, fino a novembre tutti i fine settimana, lo sconto Artecard di sei euro sul prezzo del biglietto intero di 20 euro. Il commissario straordinario per l’emergenza Scavi Marcello Fiori, dopo le polemiche delle scorse settimane sullo stato dell’area archeologica, rilancia l’impegno per la salvaguardia e il recupero del sito arricchendo l’offerta culturale. Oltre alla suggestione di uno scenario archeologico naturale ed unico, la Pompei antica rivive il suo ultimo giorno prima della catastrofe che la seppellì per più di un secolo e mezzo (i primi scavi risalgono al 1748). Perché, tra le tante possibili iniziative da proporre per l’anniversario della distruzione di Pompei, ha voluto dare ai visitatori la descrizione della catastrofe attraverso le lettere indirizzate a Tacito? «Mi è sembrata una cosa importante da portare all’attenzione dei turisti medi che non leggono i racconti di Plinio il Giovane prima di andare a dormire. Pompei, il luogo più importante che abbiamo, è un paradosso: da un lato abbiamo l’eruzione del Vesuvio che l’ha sepolta e preservata per più di un secolo e mezzo, dall’altro un laboratorio di storia e cultura all’aperto. Le lettere di Plinio il Giovane, da cui hanno preso il nome le eruzioni pliniane e sub pliniane a seconda dell’intensità, sono l’esatta testimonianza di tutto questo aspetto: lui che scrive ad uno storico perché lo ha visto». L’apertura gratuita ai residenti è finalizzata al solo evento celebrativo oppure sono in programma altre iniziative che consentiranno ai pompeiani di non sentirsi ospiti nella propria città? «Spesso accade che i luoghi che si conoscono meno sono proprio quelli in cui si abita. Non mi stupirei che molti pompeiani non abbiamo mai visitato l’area archeologica. Come non mi stupirei che molti romani non siano mai entrati nel Colosseo. È in occasioni come queste che i cittadini di Pompei hanno l’opportunità di conoscere, difendere e valorizzare l’area archeologica. Certo gli Scavi sono patrimonio dell’umanità ma è dai pompeiani che ci si aspettano salvaguardia e valorizzazione. È nei miei programmi presentare a fine settembre un importante progetto che vada in questa direzione. Naturalmente sono scelte che vanno prima sottoposte all’attenzione del ministero e poi condivise con gli enti locali». Il commissariamento del sito punta solo alla salvaguardia e alla tutela, oppure mira anche ad un’offerta di conquista del visitatore? «Approfittando dello stato di emergenza stiamo lavorando su un progetto serio di rilancio con offerte credibili e date stabili e certe. L’offerta culturale deve essere diversificata a seconda se si tratta di gruppi o di turisti singoli. Non possiamo vivere di iniziative episodiche». Articolo di Susy Malafronte, tratto da Il Mattino del 25 Agosto 2009.

Quel 24 agosto del 79 d.C.

 

Era l’una del pomeriggio del 24 agosto del 79 dopo Cristo: e oggi, per ricordare nella stessa ora in cui ebbe inizio il fenomeno dell’eruzione del Vesuvio, i tanti visitatori che in questi giorni affollano gli scavi di Pompei hanno assisteto alla lettura delle famose lettere di Plinio Il Giovane a Tacito, in uno dei luoghi più suggestivi dell’area archeologica, il Foro triangolare nella zona dei teatri. I brani sono stati letti dall’attore napoletano Patrizio Rispo. Nelle lettere, che descrivono l’eruzione vista a Miseno, si racconta anche la morte di Plinio Il Vecchio che, via mare, tentò di avvicinarsi all’area vesuviana ma fu intossicato dal gas. L’iniziativa è stata voluta dal commissario straordinario per l’area archeologica Marcello Fiori, per ricordare il fatto storico nel suo contesto ed offrire così alla visita turistica ulteriore suggestione e motivi di approfondimento. Anche l’Ente provinciale del turismo di Napoli ricorderà l’anniversario dopo il tramonto: in programma una serata speciale dei percorsi notturni negli scavi “Le lune di Pompei” riservata gratuitamente ai pompeiani e ai turisti che soggiornano negli hotel comunali. Vista la straordinaria adesione all’iniziativa con conseguente tutto esaurito è stato esteso ai residenti per tutta la durata della manifestazione fino a novembre, tutti i fine settimana, lo sconto Artecard di 6 euro sul prezzo del biglietto intero di 20 euro. Articolo tratto da Il Mattino del 24 Agosto 2009.

Anniversario eruzione Vesuvio: al via nuovi percorsi notturni

 

Per l’anniversario dell’eruzione del 79 dC, il 24 agosto, i cittadini di Pompei e i turisti che pernottano nella cittadina campana potranno partecipare gratuitamente ai nuovi percorsi notturni negli scavi ‘Le lune di Pompei’. La serata speciale, fino ad esaurimento posti, è organizzata dall’Ente provinciale del Turismo di Napoli in collaborazione con il Comune di Pompei e la Soprintendenza archeologica. Obbligatoria la prenotazione: per accedere all’iniziativa occorrerà munirsi di un voucher recandosi da domani (ore 9-1) all’Infopoint dell’azienda turistica di Piazza Esedra a Pompei con un documento di identità. E’ possibile ritirare solo un voucher a persona, valido per due ingressi. Intanto prosegue la normale programmazione dell’evento, inserito nella Campania Artecard, che regista il pienone in tutti i fine settimana, tanto da richiedere l’organizzazione di nuovi turni di visita, a partire dal tramonto fino a tarda sera. Il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, ha dato pieno sostegno all’evento. «Il sito archeologico – dice D’Alessio – è patrimonio universale ma, soprattutto, è il patrimonio dei pompeiani. Gli scavi dovrebbero essere sempre aperti in maniera gratuita ai residenti in una logica di coinvolgimento utile alla città. In tal modo i miei concittadini avrebbero la possibilità di conoscere bene e apprezzare in pieno la città sepolta in tutta la sua unicità e bellezza». «Crediamo – spiegano dal canto loro i funzionari dell’Azienda del turismo pompeiano – che l’iniziativa riscuoterà un enorme successo». Il percorso parte dalle necropoli di Porta Nocera, prosegue con la visita alla Casa del Giardino d’Ercole, continua per via dell’Abbondanza, soffermandosi nelle case di Loreio Tiburtino, di Venere in Conchiglia e di Giulia Felice e si conclude nella splendida cornice dell’Anfiteatro con suggestivi e onirici giochi di luce. Articolo tratto da NapoliToday del 22 Agosto 2009.
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