ferrovia del vesuvio

Funicolare del Vesuvio, funiculi’ funicula’ ritorna in auge.

funicolare-de-luca-trasportiPresto sara realizzata una nuova funicolare del Vesuvio. Così afferma il governatore della Campania De Luca nel corso della conferenza stampa di presentazione del piano biennale dei trasporti. Un piano da 600 milioni di euro per rilanciare il trasporto pubblico locale nella regione che prevede tra le tante cose l’acquisto di 340 autobus e 34 treni, il ripristino del metro’ del mare, della funivia del Faito e della funicolare di Montevergine. Dopo il fallimento dei progetti del 1990 e del 2007, il Vesuvio torna sotto i riflettori.

 

Ulteriori informazioni su:
http://www.vesuvioinrete.it/funicolare/funicolare.htm
http://www.vesuvioinrete.it/stazione_cook.htm

Cronostoria:

C’era una volta la funicolare del Vesuvio
Un vulcanico spreco (23 maggio 2011)
Stazione senza trenino, progetto flop al Vesuvio (27 marzo 2011)
Ferrovia del Vesuvio: intervista a Cascetta (22 giugno 2009)
Treno rosso del Vesuvio nel 2014 (29 maggio 2009)
A Ricci-Spaini il trenino rosso del Vesuvio (20 maggio 2009)
Ferrovia del Vesuvio, presentati sei progetti (21 marzo 2008)
Il Vesuvio ritrova il trenino a cremagliera (25 Marzo 2007)
Strategia per il recupero della ex cremagliera del Vesuvio (27 Febbraio 2007)
Vesuvio, risalita con la bus-via (17 Marzo 2005)
Torna il trenino elettrico per difendere l’ambiente del Vesuvio (15 Febbraio 2005)
Torna il trenino sul Vesuvio, via al concorso (12 Febbraio 2005)
Funiculì torna sul Vesuvio: ecco i fondi per il “trenino” (11 Febbraio 2004)
Sul Vesuvio torna la funicolare (9 Dicembre 2003)
In gita sul Vesuvio con il trenino a cremagliera (30 Novembre 2002)
Funiculì funiculà, ora la regione ripensa l’opera (12 Febbraio 2002)

 

C’era una volta la funicolare del Vesuvio

C'era una volta la funicolare del Vesuvio

Un’assurda vicenda di Alfredo Falcone

Interessante articolo di Alfredo Falcone tratto da “Il Crallino” del febbraio 2006. Oltre a narrare le varie vicende dal 1944 ai giorni nostri, l’autore si concentra sulla mai realizzata funicolare degli anni ’90, svelando particolari inediti.

 

 

 

 

 


 

Stazione Cook, presto una convenzione

Primi segnali positivi per il recupero della stazione Cook, il capolinea dello storico «trenino rosso del Vesuvio» che collegava la parte alta di Ercolano con l’area a ridosso del cratere. Da anni in stato di abbandono, nonostante progetti faraonici ed addirittura l’inaugurazione ufficiale alla presenza delle autorità regionali, la stazione Cook è stata oggetto di una battaglia della Pro loco Herculaneum che da tempo ne chiede il recupero. In questi giorni, il caso è approdato in Consiglio regionale grazie a un’interrogazione urgente di Ugo De Flaviis, volto a conoscere quali provvedimenti si intendano adottare per la riapertura o per un diverso immediato utilizzo della stazione Cook. Harisposto l’assessore regionale ai Trasporti, Sergio Vetrella, che ha garantito che le procedure di affidamento del progetto definitivo del trenino rosso del Vesuvio sono in corso e che, in tempi, brevi, si dovrebbe procedere alla sottoscrizione di una convenzione con i progettisti. L’interessamento da parte della giunta regionale è visto con soddisfazione dai vertici della Pro loco Herculaneum: «Si tratta di un primo importante passo verso il recupero di una struttura dall’enorme valore storico e dalle inestimabili potenzialità turistiche – ammette il presidente Domenico Cuciniello -. È doveroso intervenire sulla stazione Cook perché, nonostante la ristrutturazione di qualche anno fa, lo stato di abbandono sta favorendo un degrado strutturale e raid di malviventi che hanno praticamente distrutto l’impianto elettrico per poter recuperare i fili di rame». Per provarea ridare vita alla struttura di contrada San Vito, intanto, sono state avviate dall’Ente parco delle trattative per portare nella stazione Cook qualche evento culturale della stagione estiva in Campania. Molto probabile un accordo con l’organizzazione del Pomigliano Jazz Festival. Articolo tratto da Il Mattino del 9 Luglio 2011. Foto Vesuvioinrete.it.

Ercolano, ex Stazione Cook: qualcosa si muove

Dopo la denuncia dei media e della Pro loco Herculaneum, si riaccendono i riflettori sulla ex stazione Cook. Il presidente Leone: «Riapriremo subito la stazione per eventi esterni anche a luglio» Pochi giorni fa, Ugo Leone, Presidente del Parco Nazionale del Vesuvio, ha convocato, presso la sede di Ottaviano, una prima riunione per “raccogliere proposte per l’utilizzo e l’affidamento della stazione Cook”. La struttura, ridotta ad un rudere, era stata acquistata e rimessa a nuovo dall’ente parco per 2 milioni di euro. Nel 2008 terminati i lavori di ristrutturazione, a seguito di un protocollo di intesa tra Parco Regione e Provincia, la Cook doveva essere il cuore del rilancio del Vesuvio. Con un project financing di 63,7 milioni di euro, promosso dalla Regione, la stazione sarebbe stata entro il 2013 il punto di partenza del “Trenino rosso del Vesuvio”, un progetto totalmente ecosostenibile che avrebbe dovuto ricalcare il vecchio percorso dell’ex cremagliere Cook. Non solo tutto ciò non è stato realizzato, ma la struttura è stata abbandonata ed è divenuta oggetto di raid vandalici. «L’acquisto e la ristrutturazione dell’immobile è costata al parco circa 2 milioni di euro. Avevamo pensato di affidare la struttura al Comune di Ercolano- aveva spiegato ai nostri taccuini il presidente del Parco del Vesuvio, Ugo Leone- ma il progetto non è partito. È nostra preoccupazione trovare una soluzione, per questo abbiamo già inserito come punto all’ordine del giorno il riutilizzo della Cook. Non abbiamo i mezzi economici per salvaguardarla e dalla Regione sembra tutto bloccato. L’unica soluzione sarebbe renderla immediatamente operativa, trasformandola in un’area espositiva o in un centro polifunzionale». A rispondere all’appello del presidente Leone, sono stati il Comune di Ercolano, la Pro loco Herculaneum, associazioni del settore e cooperative. «L’esito della discussione del primo incontro è stato interessante- ha commentato Ugo Leone- Molte sono le proposte dei soggetti coinvolti, nonostante la consapevolezza dei problemi». Il parco del Vesuvio provvederà alla messa in sicurezza dei locali vandalizzati, così come sta già facendo per un’altra struttura vandalizzata. «Siamo aperti a quante più manifestazioni di interesse ed idee possibili- ha concluso Leone- Al momento vogliamo aprire al più presto gli spazi della stazione. Stiamo valutando la possibilità di utilizzare l’area esterna per eventi, concerti e cineforum anche dal mese di luglio. Invito tutti i cittadini ad auto eleggersi custodi della stazione, che è un bene comune». Articolo di Rachele Tarantino, tratto da “Il Mediano” del 25 giugno 2011.

Stazione senza trenino, progetto flop al Vesuvio

È stata inaugurata meno di due anni fa, non è mai stata utilizzata: e ora versa in stato di semiabbandono in balia di ladri e vandali. La stazione Cook doveva essere il primo tassello per la rinascita dello storico Trenino rosso del Vesuvio, un impianto di funicolare terrestre in grado di effettuare un collegamento turistico da quota 300 fino all’area del cratere. «Purtroppo – denuncia Domenico Cuciniello, presidente della Pro loco Herculaneum – la struttura inaugurata solo poco tempo fa versa già in condizioni di degrado. I ladri hanno fatto razzia dei fili di rame per cui l’impianto elettrico è praticamente inutilizzabile, mentre vetrate e servizi igienici sono stati divelti da vandali che hanno approfittato del luogo isolato e dell’assenza di vigilanza». Nei piani della Regione (che nel 2007, attraverso l’Ente autonomo Volturno, ha anche bandito un concorso internazionale per la progettazione della ferrovia, poi vinto dallo studio Ricci Spaini di Roma), il trenino doveva rappresentare una infrastruttura orientata alla riconquista del carattere paesaggistico del Vesuvio. Per questo motivo venne individuato un percorso di circa quattro chilometri che partiva dalla stazione Cook in contrada San Vito a Ercolano e giungeva in vetta al vulcano attraverso le fermate intermedie di Canteroni, Osservatorio e Tirone. Di questo ambizioso progetto, tuttavia, l’unico punto portato a termine è stato il restauro da parte dell’Ente parco della stazione Cook che però, dopo un’inaugurazione in pompa magna alla presenza dell’allora assessore ai Trasporti Cascetta, è stata abbandonata a se stessa senza controlli e con malintenzionati che hanno facile accesso alla struttura attraverso buchi nelle reti di recinzione: «Questa situazione ci preoccupa molto, ma entro i prossimi mesi contiamo di definire una destinazione d’uso per la struttura – annuncia Ugo Leone, presidente del Parco nazionale del Vesuvio che è proprietario della stazione Cook -. Solo rendendo operativa quella palazzina si riuscirà a scoraggiare i tepposti che la stanno vandalizzando». Tra acquisto e restauro dell’immobile, l’Ente parco ha speso oltre due milioni di euro. Ma già si vedono scoli delle acque piovane lesionati e intonaci scrostati: «L’unico modo di preservare la struttura è quello di destinarlo temporaneamente a qualche uso che la renda immediatamente operativa – commenta il presidente del Parco – Ritengo che la stazione si presti a diventare una struttura polifunzionale, in grado di offrire servizi informativi ai turisti, ma anche spazi espositivi per i prodotti tipici del Vesuvio. Resta da capire quali saranno i tempi della Regione per la realizzazione del progetto della ferrovia». E proprio a Caldoro si rivolge la Pro loco Herculaneum: «Alcuni consiglieri regionali – spiega il presidente Cuciniello – ci hanno promesso un’interpellanza per fare luce sulla vicenda. Un progetto turistico come quello del Trenino del Vesuvio potrebbe consentire la creazione di centinaia di posti di lavoro, con un notevole indotto per tutta la parte alta della città». Il treno a cremagliera, insieme alla funicolare resa celebre dalla canzone «Funicolì funicolà», rappresenta il simbolo dell’ingegneria dei trasporti applicata a un territorio tanto suggestivo quanto impervio come il Vesuvio. Inaugurato nel 1903 dai fratelli Cook, il Trenino rosso collegava piazza Pugliano di Ercolano con quota mille. Dismesso nel 1955 venne poi sostituito da una seggiovia che chiuse nel 1984. La funicolare, invece, fu istituita nel 1880 e venne distrutta dall’eruzione del 1944. Nel 2007 la Regione istituì un concorso internazionale per il progetto di recupero della ferrovia, stanziando oltre 60 milioni di euro per la sua realizzazione: concorso vinto, nel maggio 2009, dalla Ricci Spaini di Roma. Le stazioni previste erano cinque; dovevano essere stazioni aperte, protette solo da una pensilina in vetro rosso (con strisce di silicio amorfo con cellule fotovoltaiche integrate). Nella stazione Cook era previsto un museo e ristorante-bar con terrazza panoramica sul golfo, mentre nella vicina cava era stato progettato un grande albergo. Erano previsti anche percorsi di trekking. Il termine dei lavori è previsto per il 2014, ma ad oggi di treni, binari e ferrovia non si vede neanche l’ombra. Articolo di Francesco Catalano, tratto da Il Mattino del 26 marzo 2011. Foto Vesuvioinrete.it.

Scalata alla valle del fuoco

 

«Siamo saliti al buio…» iniziò Charles Dickens sul Daily News di Londra raccontando la sua ascesa al Vesuvio nel 1845. A quei tempi di solito i «curiosi» (li chiamavano così) arrivavano da Napoli a Resina in carrozza verso sera. Un esercito di portatori, guide, facchini, cavallari e conduttori di asini consentendo a ciascun turista di scegliersi l’equipe più gradevole. Siccome tanto il «cicerone del Real Vesuvio», come orgogliosamente s’era fatto incidere sulla porta uno di essi, quanto i sediari, profittavano del propri ruoli, l’anno successivo alla scalata di Dickens venne emessa un ordinanza che ne limitava le pretese, fissava a un massimo di quattro ducati le prestazioni di cavalli e sediari «in tempo di notte», stabilendo che i portatori non potessero essere più di otto a sedia. Formate delle carovane per salire in cordata, diciamo così, venuto il tramonto, cominciava l’impresa. Per quanto le guide si sentissero padrone del campo, gli eroi del turista erano i portatori. Uno davanti, l’altro dietro, reggevano una sorta di barella con al centro la sedia sulla quale s’accomodava il passeggero. Le carovane di sedie raggiungevano in un ora l’Eremo del San Salvatore, luogo della prima sosta, dove si cenava alla luce delle torce prima di intraprendere la seconda e più difficile, parte del viaggio. Per farla breve, le comitive giungevano alla «regione del fuoco» prossime all’alba trovandosi di fronte ad un cratere spento «fatto di grandi masse di materia bruciata somigliante a blocchi di pietra portati da una tremenda cascata, di mezzo ai quali, tra spaccature e crepacci, sale un fumo cocente e solforoso», continuando a leggere il reportage di Dickens. Ed ecco lo spettacolo, ecco la cartolina impagabile, vissuta. «La luna, investendo la sommità delle nevi con una luce che ha poi riversato come un fiume nella valle sottostante, ha rischiarato d’un tratto la candida distesa del dosso e il mare immenso laggiù ai suoi piedi, Napoli piccola in lontananza e ogni paesino di queste terre…». Ma a questo punto più che su una spianata di lava, come ci si attendeva, s’era con i piedi immersi in uno strato di cenere assai scivoloso. Smisurate matrone tedesche soffocate da corsetti e gonnelloni, in testa cappelli, immancabile veletta sul volto, guanti e ombrello, gentiluomini inglesi d’età, americani avventurosi (nonostante gli acciacchi), tutti, insomma i turisti, s’appendevano letteralmente alle guide per restare in piedi. A giugno del 1880 fu inaugurata una funicolare. Due vettura – nomi: Vesuvio ed Etna – superavano alternativamente i 400 metri di dislivello dalla stazione inferiore e quella superiore, costruita in legno e retta da cavi di ferro per salvarla dalla furia dei venti. L’Illustrazione Italiana dedicò all’avvenimento una copertina retorica: «Si visitò il cratere che in ossequio agli augusti personaggi intervenuti (falso: si trattava di quattro politici minori) improvvisò una piccola ma splendida eruzione di gala… All’una dopo la mezzanotte si andò via…». Fu una grande epoca turistica, quella di fine Ottocento. Un treno della Compagnie International des Wagons Lits portava da Londra a Brindisi passando per Napoli. Il Golfo era collegato con la Costa Azzurra permettendo d’alternare le vacanze facilmente. Il Baedeker, inseparabile guida del viaggiatore, elencava una scelta di ben 18 «grandes maisons» a Napoli. Le mete preferite dai visitatori erano l’Acquario, il Museo e gli scavi di Pompei. Con la funicolare s’aggiunse l’ascesa al Vesuvio. Un po’ oltre negli anni, il servizio venne fornito dalla filiale dell’inglese Thomas Cook aperta a Piazza dei Martiri, diretta da uno svizzero, giacché, minata l’impresosa autonomia iniziale da varie avversità finanziarie, fu venduta al re (allora) dei viaggi organizzati. Il pacchetto di Cook prevedeva il viaggio in treno fino a Resina – adesso si poteva profittare pure di quest’altra comodità – con prosecuzione in calesse fino alla stazione inferiore della funicolare; quindi, o Vesuvio o Etna. In sostanza, la gran parte delle fatiche di Dickens era stata cancellata. Risultato: il «curioso» giungeva in cima meglio disposto a gustare la veduta, se faceva bel tempo, di tre golfi. Da lassù, l’occhio spaziava dal Circeo a Ponza, da Capri ai Galli in splendide panoramiche. Prima del suo «lancio», per quanti numerosi fossero i visitatori relativamente all’epoca, il Vesuvio era stato più descritto che raggiunto. Con la funicolare, malgrado una serie nutrita di eruzioni tra il 1895 ed il 1899, il vulcano divenne un’affascinante, possibile, meta. Ai suoi piedi aveva le terme di Castellammare, il Miglio d’Oro e Sorrento ancora immacolati, ai suoi fianchi ville talmente belle da eccitare perfino Gabriele D’Annunzio trasferitosi in una di esse nel 1892 per scrivere le Odi Navali. Fermi restando lo sconcio dei fondaci affollati di gente cenciosa, gli accoltellamenti di camorra, le condizioni igieniche da colera e le altre antiche tragedie, Napoli offriva ora cartoline dai toni assai alti: la società culturale riunita al Gambrinus, da Emile Zola a Benedetto Croce, le case editrici musicali che sfornavano le maggiori opere del momento, un’aristocrazia brillante, un’imprenditoria orientata sul mare, il cinema dei primordi, Enrico Caruso… Una grande città che sembrava piccola solo vista dalla cima del Vesuvio. Articolo di Roberto Ciuni, da Il Mattino del 21 Luglio 2009.

Treno rosso del Vesuvio nel 2014

 

Il progetto, denominato “Il trenino rosso del Vesuvio”, prevede investimenti per 63,7 milioni di euro, la metà dei quali sarà assicurata da fondi della Regione; l’altra metà delle risorse necessarie sarà invece messa a disposizione dai privati attraverso la procedura del project financing. Dopo la progettazione definitiva, che si concluderà entro quest’anno, sarà dunque bandita un’altra gara, con la quale verrà scelto un concessionario, cui saranno affidate la progettazione esecutiva, la costruzione e la gestione dell’infrastruttura.
IL TRACCIATO: il tracciato, lungo 3,7 chilometri, riprende quello del treno a cremagliera Cook che, da Pugliano, collegava Ercolano con la stazione inferiore della storica funicolare del Vesuvio, la quale, a sua volta, portava fino a 200 metri dall’orlo del cratere. Il treno Cook fu istituito nel 1903 e dismesso definitivamente nel 1955; venne poi sostituito da una seggiovia che chiuse nel 1984. La funicolare, invece, istituita nel 1880 e resa celebre dalla canzone “Funiculì, funiculà”, fu danneggiata irreparabilmente dall’eruzione del 1944 e mai più riattivata. Il progetto di Ricci & Spaini, spiegano dalla Regione, “è stato redatto con l’obiettivo del recupero e dell’integrazione, con modalità ecosostenibili, del tracciato dell’ex cremagliera Cook non soltanto come infrastruttura al servizio del Parco ma, soprattutto, come direttrice di collegamento trasversale del territorio, dalla fascia costiera a quella più interna fra il Monte Somma e il Vesuvio, e come potente occasione di riqualificazione dei paesaggi urbani e naturali attraversati”.Una soluzione necessaria per migliorare la sostenibilità ambientale dell’area, minata quotidianamente dall’utilizzo dei mezzi su gomma, con i conseguenti problemi di congestione del traffico, di inquinamento acustico e atmosferico.”Il nuovo treno rosso – è scritto in una nota di Palazzo Santa Lucia – del Vesuvio scende dal monte come un lapillo di lava incandescente e descrive un itinerario che esplora i significati del parco”.Le stazioni in totale sono cinque; sia la linea che le stazioni sono caratterizzate da strutture architettoniche essenziali. Sono stazioni aperte, protette solo da una pensilina in vetro rosso (con strisce di silicio amorfo con cellule fotovoltaiche integrate) che di notte si illumina restituendo l’energia accumulata durante il giorno e rivela con il bagliore la linea della nuova ferrovia da lontano.
MUSEO E RISTORANTE BAR: per la stazione di partenza, con l’edificio della Cook già restaurato, è previsto un museo e ristorante-bar con terrazza panoramica sul golfo. Nelle vicinanze, un grande parcheggio, con il terminal per i bus turistici. Nella cava vicino viene realizzato un grande albergo inserito nello scavo che viene modellato da una nuova sistemazione paesaggistica.Molte le novità e le curiosità previste dal progetto: la stazione di Canteroni, per esempio, è realizzata con una struttura a minimo impatto; una serie di percorsi la collegano a un belvedere e area pic-nic. Il parcheggio è realizzato sistemando dei terrazzamenti. Dalla stazione di Tirone, invece, ha inizio il percorso di discesa in Canopy Sky Trekking: si tratta di uno sport che viene spesso affiancato agli itinerari scientifici di conoscenza dei parchi in ambienti vulcanici, quasi sempre in Sud America, e attira flussi considerevoli di appassionati e neofiti. Il percorso per la discesa a valle parte da Tirone e arriva fino alla Cook, seguendo il tracciato ferroviario. Quello del Vesuvio sarà il primo percorso italiano di Canopy-Sky trekking italiano.Due Vulcani è la stazione più alta e vi sono previsti un bar ristorante panoramico e un punto di parcheggio per i mezzi elettrici. Dalle stazioni si diramano poi una serie di sentieri che conducono alle diverse mete del parco.
IL PROGETTO IN CIFRE:
• TIPOLOGIA DI IMPIANTO- impianto di funicolare terrestre destinato al trasporto di persone
• IMPORTO LAVORI STIMATO: – 63.784.806,60 € (50% fondi pubblici, 50% fondi privati)
• TRACCIATO- lunghezza complessiva di 3.725 metri. Vengono messe in comunicazione la stazione “Cook”, prossima all’edificio della ex centrale elettrica, a quota 245 metri, con la stazione “Due Vulcani” (di arrivo sul colle Umberto) ad una quota di 830 metri.
• STAZIONI – Stazione Cook (di testa a inIzio intervento) – Stazione Canteroni – Stazione Osservatorio – Stazione Tirone – Stazione Due Vulcani (di testa a fine intervento)
• TEMPI- Il tempo totale del tragitto è di 22 minuti. Per arrivare da una stazione all’altra è invece di 5,5 minuti.
Albergo alla stazione Cook:
• L’albergo è completamente inserito nella topografia della cava
• L’architettura è composta da:- 89 stanze (da 38mq l’una) per 7 livelli da 245 a 275 3382mq – palestra (da 370mq) – bagno turco (da 255mq) – ristorante (da 460mq) – piscine (295+162mq) – spazi esterni (4.000mq) – spazi interni (1.000mq). Da Il Denaro del 29/05/2009, articolo di Giovanni Brancaccio.
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Ferrovia del Vesuvio, presentati sei progetti

 

Si è insediata la commissione di gara del concorso internazionale per la progettazione della nuova Ferrovia del Vesuvio. Il concorso, bandito dall’Ente Autonomo Volturno, holding dei trasporti della Regione, servirà a individuare il progetto preliminare che consentirà di avviare finalmente la realizzazione di un collegamento su ferro per raggiungere il vulcano, dopo anni di impasse burocratici e con un progetto completamente modificato e interamente compatibile con l’ambiente, in linea con il Piano strategico del Parco nazionale. Il progetto vincitore sarà individuato al termine di due successivi gradi di selezione, il primo dei quali servirà a scegliere le migliori idee progettuali, tra cui – nel secondo grado del concorso – sarà individuato il progetto preliminare della nuova ferrovia. La Commissione valutatrice è formata dall’ingegner Sergio Negro (Presidente), dirigente dell’assessorato regionale ai Trasporti, dall’architetto Pio Baldi, direttore generale per l’Architettura e l’Arte contemporanea del Ministero dei Beni culturali, da Riccardo Viganò, docente di Economia aziendale e Metodologie quantitative d’azienda presso l’Università degli Studi di Catanzaro «Magna Grecia», da Joao Ferreira Nunes, portoghese, architetto del Paesaggio e docente presso l’Instituto Superior de Agronomia dell’Universidade tecnica di Lisbona, e da Agostino Nuzzolo, ordinario di Pianificazione dei Trasporti presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma «Tor Vergata» e presidente della Società italiana dei docenti dei Trasporti (SIDT). Nel corso della prima seduta i Commissari hanno aperto le buste con le offerte pervenute, per valutare innanzitutto i requisiti minimi previsti dal concorso. Al concorso sono arrivate 6 offerte, firmate dalle romane Ricci & Spaini e Lotti & associati, dalle perugine Sintagma e Naif, dalla Global dell’architetto portoghese Gomes De Silva, e dalla napoletana Tecnosistem supportata dall’architetto catalano Oscar Tusquetes Blanca. Si avvia dunque finalmente l’iter per la realizzazione di un collegamento su ferro per il vulcano, atteso da oltre cinquant’anni: secondo le linee guida, infatti, il progetto, dovrà riprendere quello del treno a cremagliera Cook che collegava Pugliano (Ercolano) con la stazione inferiore della storica funicolare, la quale – a sua volta – portava fino a 200 metri dall’orlo del cratere. «Con l’insediamento della commissione di gara – dichiara l’assessore regionale ai Trasporti Ennio Cascetta – facciamo un altro passo avanti nell’iter per la realizzazione di un collegamento su ferro per il vulcano, atteso da oltre cinquant’anni. La ferrovia del Vesuvio rappresenta una soluzione necessaria per migliorare la sostenibilità ambientale dell’area, visto che l’uso dei mezzi su gomma provoca problemi di congestione del traffico veicolare, inquinamento acustico e atmosferico, oltre al negativo impatto visivo dovuto ai numerosissimi bus turistici parcheggiati alla base del cratere».