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Osservatorio Vesuviano, Marcello Martini il nuovo commissario

ingv

“Ritenuta la necessità di ripristinare lo stato di benessere tra il personale della Sezione di Napoli-Osservatorio Vesuviano, il Cda dell’Ingv delibera all’unanimità il commissariamento della sezione di Napoli”. Il provvedimento è ufficiale, in calce la firma del presidente nazionale dell’Istituto di geofisica e vulcanologia, il professore Stefano Gresta. Il presidente dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe De Natale viene sostituito – con effetto immediato – da Marcello Martini (già direttore) in qualità di commissario dell’ente. Martini dovrà governare l’ente fino alla nomina del nuovo presidente, che avverrà secondo indiscrezion entro l’estate. Una decisione drastica, ma che ma arriva dopo una serie contrasti interni. Nella delibera numero 214 del 17 febbraio pubblicata sul sito web dell’Ingv si parla anche “episodi più volte denunciati all’amministrazione dell’Ingv, al Comitato unico di garanzia ed alle Organizzazioni sindacali dai dipendenti della sezione di Napoli-Osservatorio Vesuviano circa la persistenza di un diffuso malessere tra il personale della sezione medesima”. Dissidi e malumori che affondano le radici nel tempo. “Nel corso della seduta del 25 giugno 2015 — precisa la delibera — ha dato mandato al presidente di stipulare una convenzione con il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II rappresentato dal direttore pro tempore Edoardo Massimilla, al fine di effettuare un’indagine approfondita sulle tematiche legate allo stress lavoro correlato tra i dipendenti della Sezione Ingv di Napoli”. L’accordo è stato poi sottoscritto a metà luglio. Quell’indagine ha attestato “gravissime criticità nella Direzione della Sezione, in ordine all’organizzazione, al funzionamento e alla gestione di vari servizi anche essenziali, al riconoscimento della leadership dirigenziale e al benessere organizzativo della Sezione”.

 

Ambasciatore USA in visita al Real Osservatorio Vesuviano

L'ambasciatore Phillips in visita all'OsservatorioLo scorso 9 gennaio, l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Phillips, è stato in visita a Ercolano. Accompagnato dal sindaco Ciro Buonajuto, il rappresentate del Governo statunitense nel nostro Paese si è recato sul Vesuvio e nella sede storica del Real Osservatorio Vesuviano. «Sono molto interessato alla Geologia e allo studio sulle origini della Terra, per questo è stata una visita davvero speciale», ha detto l’Ambasciatore USA al termine del tour al Real Osservatorio Vesuviano, il primo Istituto al mondo per lo studio dei fenomeni vulcanici. Fu fondato nel 1841 per volere di Ferdinando II di Borbone come avamposto per l’osservazione diretta dell’attività del Vesuvio.

L’Ambasciatore ha avuto la possibilità di vedere da vicino i più antichi strumenti scientifici, meteorologici e sismici, compreso il celebre Sismografo di Palmieri. Ad accompagnarlo, oltre al sindaco Buonajuto e all’assessore al Turismo Ivana Di Stasio in rappresentanza del Comune di Ercolano e al Direttore dell’Osservatorio Vesuviano Giuseppe de Natale, Deborah Guido-O’Grady, Console per la Stampa e la Cultura al Consolato Generale USA per il Sud Italia, Lisa Brodey, Direttrice dell’Ufficio Cooperazione Scientifica e Tecnologica presso il Dipartimento di Stato Ingrid Verstraeten, capo dei programmi USGS (US Geological Survey) in Europa, Russia e Asia Centrale.

«È stato un onore ricevere l’Ambasciatore Phillips, abbiamo parlato molto della città di Ercolano e del complesso archeologico e di tematiche relative a ricerca e sviluppo», dice il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto. «Nel corso della giornata – aggiunge l’assessore al Turismo, Di Stasio – siamo riusciti a strappare all’Ambasciatore un appuntamento per la prossima primavera per una visita agli ».

“Pompei ed Ercolano, vita all’ombra del Vesuvio”: la mostra multimediale dal 27 Novembre

Pompei-ErcolanoAprirà il 27 Novembre la mostra “Pompei ed Ercolano, Vita all’ombra del Vesuvio”: una mostra unica nel suo genere che, grazie a numerose installazioni, ricostruirà la vita quotidiana della Pompei di 2000 anni fa. “Pompei ed Ercolano, Vita all’Ombra del Vesuvio”, organizzata dalla Fondazione C.I.V.E.S./MAV, verrà ospitato nella splendida location di Villa Regina, nel polo turistico-culturale di Boscoreale: dal 27 Novembre, 450 metri quadri di esposizione faranno da sfondo a 20 installazioni multimediali che ricostruiscono luoghi e attimi della vita quotidiana degli abitanti delle pendici del Vesuvio. Il corpo della mostra sono le proprio le installazioni che ricostruiranno il Foro di Pompei, le Terme e il Teatro di Ercolano che è ancora oggi sepolto sotto le moderne costruzioni: oltre a queste, si potranno ammirare la Casa del Poeta Tragico, la Casa del Citarista, la Casa del Fauno e la Casa del Labirinto riportate, grazie alla tecnologia digitale, al loro originario splendore. Insieme alla mostra, da ammirare è anche Villa Regina: la location della mostra è infatti un’antica casa adibita alla produzione del vino ed è l’unica villa Romana interamente ricostruita e riportata alla bellezza d’un tempo. Villa Regina è compresa in quello che è il polo-turistico culturale di Boscoreale, una vasta area a disposizione del Parco Nazionale del Vesuvio e dell‘area archeologica. La mostra sarà aperta dal 27 Novembre sino al 25 Gennaio 2016, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 15: l’ingresso alla mostra è completamente gratuito.

Pompei, tac sui calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

Tac calchi PompeiDuemila anni fa non c’erano dentifrici ma i pompeiani avevano un cavo orale da pubblicità televisiva. Denti perfetti grazie a un’alimentazione sana, con pochi zuccheri. Unico difetto alcune zone particolarmente consumate dall’uso improprio di tagliare o spezzare oggetti con la forza delle mandibole. Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei.Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei. «Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.«Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.

E’ bastato solo un attimo… (articolo del 16 aprile 1985)

E’ bastato soltanto un attimo. Dale Ulderhilt, annebbiato dal troppo Lacryma Christi, ha messo un piede in fallo sull’ orlo del vulcano. Brett Jacobs lo ha visto scivolare giù con un grido raccapricciante, cadere a piombo nel baratro nero del Gran Cono del Vesuvio. Sono le 17,30 di domenica. Per Brett, ventitrè anni, Kansas City, Missouri, cominciano dodici ore di dolore e paura. Tenterà di raggiungere da solo Dale schiacciato, ma ancora vivo, su una terrazza di basalto ad oltre duecento metri di profondità nelle viscere del vulcano. Rimarrà per tutta la notte abbarbicato, esausto e spaventato, forte soltanto della sua disperazione, ad uno sperone di roccia a venti metri dall’ amico ormai morente. Brett e Dale, ventidue anni, Tulsa, Oklahoma, marinai della fregata “Edward Mc Donnell” ormeggiata da sabato nel porto di Napoli, sono sbarcati domenica mattina per trascorrere qualche ora in città. E’ una giornata fredda, il cielo è coperto, Napoli deserta. Brett e Dale decidono così di salire sul Vesuvio. I due marinai americani arrivano al bar della seggiovia intorno all’ una. Il gestore Andrea De Gregorio li vede arrivare a piedi da Ercolano, bagnati fradici. Dopo dodici chilometri di marcia tirano il fiato al tavolo del bar. Bevono molto vino bianco. De Gregorio per non farglielo ingurgitare a stomaco vuoto offre loro due fette di torta rustica. “I due ragazzi – racconta il gestore del bar – erano allegri. Ridevano che era un piacere. Abbiamo chiacchierato a lungo. Mi hanno chiesto dov’ era il sentiero per arrivare lassù in cima. Io gliel’ ho sconsigliato. Non si vede nulla, c’ è un tempaccio, gli ho detto, siete arrivati sin qui a piedi e siete stanchi. Lasciate perdere: è pericoloso. Non ne hanno voluto sapere. Per tutta risposta prima di andar via, guardate qui, hanno scritto sul registro del bar: “L’ Italia è bella, il paesaggio è fantastico, continuiamo a salire”. Brett e Dale si arrampicano verso il Gran Cono. Non seguono il sentiero ma preferiscono scalare in verticale la china. Arrivano in cima che mancano pochi minuti alle 17. La tragedia di Dale si consuma in pochi attimi. Il ragazzo è sull’ orlo del Gran Cono, friabile di scorie, lapilli, arene e ceneri. Si volta, dà le spalle al cratere per guardare il panorama, la piana vesuviana, Napoli sullo sfondo, la mezza luna del golfo. Forse cede il terreno; forse è Dale ad arretrare inavvertitamente. Il marinaio perde l’ equilibrio. Un urlo agghiacciante accompagna la sua scomparsa nelle tenebre del vulcano. Brett assiste inorridito. Pensa di chiamare soccorsi e poi ritiene di potercela fare da solo. In quel punto, il lato sud-ovest, il cratere cade a strapiombo. Brett raggiunge allora il lato nord-est dove il recinto del vulcano degrada a terrazze. Comincia a calarsi mentre ormai si fa notte. Brett si avvicina strisciando, a salti, calandosi dall’ uno all’ altro degli speroni di roccia fino a 180 metri nel cuore della montagna. Riesce ad intravvedere l’ amico venti metri più sotto ma non può più andare avanti. Spossato, impaurito dall’ oscurità, ferito alle braccia e alle gambe finalmente grida, chiede aiuto. Il cono del vulcano rilancia su nel vallone le sue grida. Le raccolgono altri marinai della “McDonnell” impegnati nella discesa a valle dopo una più tranquilla escursione. Un’ ora e mezzo dopo la tragedia, scatta l’ allarme. I vigili del fuoco raggiungono dopo un’ ora la vetta del Vesuvio a quota 1000. Occorreranno altri sessanta minuti per raggiungere con le fotoelettriche il punto della caduta a quota 1260. Intanto Dale, con il cranio fracassato e una gamba fratturata, la spina dorsale spezzata, è spirato dopo oltre due ore di lamenti. Brett lo grida tra le lacrime ai commilitoni. Le operazioni di salvataggio si concentrano allora sul recupero di Jacobs. Nell’ oscurità due vigili del fuoco in cordata assicurati a paletti di ferro si calano nel vulcano, imbracano il marinaio, lo tirano su. Sono le 4,30 del mattino quando Brett Jacobs ritorna alla luce. Ha abrasioni alle mani, al volto, alle gambe. E’ in stato di choc. Dopo una breve visita all’ ospedale americano di Agnano farà ritorno sulla “McDonnell” all’ alba. Con le prime luci dell’ alba cominciano anche le operazioni per il recupero del corpo di Dale Ulderhilt. I vigili del fuoco cambiano questa volta parete. Alle 11,30 del mattino, imbracato in una barella, il corpo di Dale riappare sull’ orlo del vulcano. E’ la prima vittima nella lunga storia del cratere del Vesuvio. Articolo di Giuseppe D’Avanzo, da La Repubblica del 16 aprile 1985. Foto Archivio L’Unità. Articoli vari di giornale.

L’Osservatorio Vesuviano dal 23 maggio avrà il suo museo

Si terrà il prossimo 23 maggio l’inaugurazione del Museo dello storico Osservatorio Vesuviano, il primo al mondo, fondato nel 1841 per volontà del Re Ferdinando di Borbone delle Due Sicilie. Lo ha annunciato oggi il direttore dell’Osservatorio, Giuseppe De Natale, a margine di un seminario che ha ripercorso i momenti dell’eruzione del Vesuvio nel marzo del 1944. “La data è stata scelta per celebrare la concomitante chiusura dell’Anno Mercalliano” ha spiegato De Natale sottolineando che in quell’occasione l’Osservatorio “sarà insignito del riconoscimento di “Sito storico della Scienza” dall’European Physical Society”. Riconoscimento che oggi tocca a molti siti in Italia come la Villa di Galilei e la Fontana di Fermi. Ubicato sul colle del Salvatore, tra Ercolano e Torre del Greco, a 608 metri di quota, l’Osservatorio Vesuviano ha sede in un elegante edificio di gusto neoclassico progettato dall’architetto Gaetano Fazzini. Completato in quattro anni, l’Osservatorio venne inaugurato nel 1845 in occasione del VII congresso degli Scienziati italiani ed entrò in funzione il 16 marzo del 1848. Dal 2001 è la sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Inaugurato il MAV 3.0, ecco “Herculaneum” prima dell’eruzione del Vesuvio

museo mav ercolano“Il 2014 è stato un anno faticoso ma ricco di soddisfazioni, che si conclude per noi – questa sera – con la presentazione del frutto del nostro lavoro”.
Con queste parole, lunedì sera 23 febbraio, il Direttore Ciro Cacciola ha inaugurato il nuovo progetto MAV 3.0. Il Museo Archeologico Virtuale, di Ercolano, nato nel 2008 nell’ex edificio scolastico Iaccarino, a pochi passi dagli scavi della città’ antica Herculaneum.
“Un lavoro che s’arricchisce di più ampi spazi espositivi, allestimenti, nuove installazioni multimediali, ricostruzioni in 3D, ologrammi, laser, touchscreen, tavoli e libri virtuali, che conducono il visitatore in un meraviglioso percorso multisensoriale”, ha spiegato Ciro Cacciola che sottolinea i numeri dei vecchi successi: “circa 70mila visitatori nel 2014, una mostra a Madrid con 109mila visite, Amburgo 90mila. Prossima tappa: Varsavia”.
A dimostrare, passa la parola al Commissario Lucarelli: “che la fondazione «C.i.v.e.s.» (che gestisce il polo museale n.d.r) intende la Cultura come un obiettivo praticabile, ma anche economicamente sostenibile”.
Da oggi apre al pubblico Herculaneum 79 A.C. Prima di quel famoso 24 agosto. Prima di morire. Sotto l’eruzione di Plinio. Con una guida “intelligente” che ti apre alle molteplici avventure scenografiche. Un tuffo nel passato. E la città di Ercolano rivive. Ad accompagnarci in questo nostro primo viaggio inaugurale Teresa Di Donna.
In un corredo magnifico di immagini rosso pompeiano, profumi, fumi, nube ardente e vapori lavici, Teresa ci ha portato per mano nel foro, nel teatro, nelle terme centrali, nel tempio di Giove, e ci ha incantato con la Villa dei papiri e le tante stanze che la componevano.
Il percorso restituisce quello che il Vesuvio c’ha tolto. “Un concentrato di cose mirabili”, dice Lucarelli. E cioè una messe enorme di informazioni su tutti quegli aspetti “minori” e quotidiani della civiltà romana. Tra storie di vita vissuta, politica, commerci e persino legami amorosi, che le testimonianze, e gli affreschi erotici con il lupanare ci hanno lasciato in eredità.
Una meraviglia per gli occhi. E “La meraviglia è il principio della conoscenza” .
Ci ricorda Aristotele – coniugando il passato al futuro – su un nastro di luce, che accoglie all’ingresso i suoi visitatori.
Articolo di Ornella Scannapieco, tratto da Il Gazettino Vesuviano.

Parco Vesuvio, la storia infinita: ancora una proroga per Ugo Leone

Le voci sui nomi continuano, le trattative proseguono ma Ugo Leone è ancora lì, alla presidenza del Parco nazionale del Vesuvio. E ci resterà, in realtà coi gradi di commissario, per altri sei mesi: così ha deciso il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti, che ha provveduto a dargli un ulteriore proroga del mandato, anche se nel decreto viene specificato che i sei mesi potrebbero essere di meno se sarà individuato il nuovo presidente. La presidenza di Leone è scaduta (“sì, come lo yogurt”, scherza lui) alla fine del 2013. Con l’inizio del 2014, Leone riceve una prima proroga, fino ad agosto, da parte del ministro dell’Ambiente: diventa, così, commissario dell’ente che ha la sua sede nel Palazzo Mediceo di Ottaviano. Ora arriva la seconda, in attesa che la situazione politica e istituzionale si chiarisca e venga individuato il successore. L’iter è tortuoso e lungo: il presidente di un parco nazionale, infatti, viene scelto dal Ministro dell’ambiente di concerto con il presidente della Regione. Poi la nomina deve passare per le commissioni ambiente di Camera e Senato e solo a quel punto potrà prendere possesso della carica. Ma, stando alle indiscrezioni, Caldoro e Galletti si sono incontrati soltanto una volta per discutere dell’argomento. La nomina, infatti, si intreccia con quella del presidente del Parco del Cilento e, a questo punto, con le imminenti elezioni regionali: equilibri delicati da mantenere, insomma, che inducono ad atteggiamenti prudenti e a temporeggiamenti. Dal canto suo, Ugo Leone lo dice chiaramente: : “Io non ho alcun interesse a restare qui, se non quello di continuare a garantire la gestione del Parco. Spero che il nuovo presidente venga nominato presto ed abbia buona volontà: il resto del lavoro tocca a chi amministra l’ente”. Intanto, all’ombra del Vesuvio, il toto nomine impazza. Articolo del 31/08/2014 di Francesco Gravetti. Tratto da “Il Mediano”.

L’annus horribilis dell’agricoltura vesuviana

Mentre ci si lecca ancora le ferite di quest’ennesimo e catastrofico evento naturale, l’agricoltura del Vesuviano tira le somme di quest’altro duro colpo. Il grido d’allarme del Consorzio del pomodorino del piennolo DOP. Dopo la tromba d’aria dell’altro ieri e la conseguente tempesta che ne è scaturita (chiamiamola come merita, senza fantasiosi ossimori), l’attenzione dei media si è in buona parte incentrata sullo spettacolo mediatico dei filmati amatoriali che mostravano la furia degli elementi e purtroppo le sue devastanti conseguenze. Ormai siamo nell’era del terziario avanzato e abbiamo dimenticato da dove proviene il cibo che mangiamo e ancora una volta, nella conta dei danni procurati dall’ultima e purtroppo prevedibile tormenta, ci si è dimenticati dell’agricoltura. Qualcuno descrive il lavoro in campagna come un gioco d’azzardo, per quanto sia soggetto ai casi del tempo e della vita; ma non sembra che, tra un tweet e un whatsapp, ci si sia curati di quanto il mondo dei campi sia stato gravemente toccato dall’ultimo evento climatico. Infatti, secondo la fonte ufficiale del Consorzio del pomodorino del piennolo del Vesuvio DOP, nei comuni di Ercolano, San Sebastiano al Vesuvio, Cercola, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Sant’Anastasia, Somma Vesuviana, Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano, si è calcolato, dopo una prima stima, danni alle coltivazioni del Pomodorino del Piennolo che vanno dal 70% al 100% della produzione. Risulta evidente che tutto ciò, in un’annata, di per sé già provata da una primavera più umida della norma e da una campagna sensazionalistica di un certo tipo stampa, legata a un malinteso fenomeno della Terra dei Fuochi, aveva già ridotto la produzione e le commesse di tale comparto. Purtroppo, nel computo dei danni causati dalla grandine, vanno inseriti anche quelli alle colture di albicocca e della ricercata uva catalanesca. Non resta quindi che sperare che la Regione e tutti gli enti preposti, si attivino per riconoscere lo stato di calamità naturale ma, affinché questo venga riconosciuto e si possa avere accesso a un contributo economico di sostegno agli agricoltori, la condizione è che dalle verifiche risulti irrimediabilmente danneggiato oltre il 30% della produzione lorda vendibile complessiva. Sarebbe quindi opportuno tener presente, nell’eventuale elargizione, solo le aree più danneggiate e non solo quelle lambite dal terribile evento di lunedì. Articolo di Ciro Teodonno. Tratto da Il Mediano.

Pompei, il Vesuvio erutta sul grande schermo

Il gladiatore che sussurrava ai cavalli sotto l’ombra del vulcano. Pompei 3D di Paul W. S. Anderson (in sala da giovedì 20 febbraio) è uno scintillante fritto misto cinematografico con due fascinosi protagonisti, Kit Harington e Emily Browning e un contorno di comprimari famosi, Carrie-Ann Moss, Kiefer Sutherland. Il tutto innaffiato da bombe di lava, venti di cenere, vapori bollenti, scosse di terremoto, in una iperrealistica eruzione 3D. Mentre lo straordinario sito archeologico continua a franare pezzo a pezzo, la storia di Pompei mantiene nel tempo tutto il suo fascino. Dopo gli incassi record del bel documentario tridimensionale realizzato dal British Museum (Pompei), ora è Hollywood a rispolverare e lucrare sul mito della cittadina sepolta sotto la lava del Vesuvio. “Erano sei anni che pensavo di portare sullo schermo questa storia. La vicenda di Pompei, la storia degli antichi romani mi ha affascinato fin da ragazzino. Provengo dal Nord dell’Inghilterra a Newcastle upon Tyne, dove passa il Vallo di Adriano, la fortificazione in pietra che segnava il confine dell’Impero Romano”. Il regista, lo stesso della saga zombie Resident Evil e marito di Milla Jovovich, realizza una spettacolare americanata, ma ha fatto i compiti: ha girato per una settimana a Pompei riprendendo il vulcano e gli scavi da ogni angolazione per poi ricostruirli al computer in maniera corretta. E a proposito di province dell’impero, il protagonista di Pompei è il gladiatore detto “il Celto”. Da ragazzino assiste allo sterminio del suo villaggio e dei suoi genitori ad opera della legione guidata dal senatore Corvis (Kiefer Sutherland) e dal suo scagnozzo riccioluto. Il bimbo scampa alla strage ma non a una banda di schiavisti che lo cattura e lo alleva al combattimento all’ultimo sangue. Talmente letale da essere portato a “far spettacolo a Pompei” nel 79 dopo Cristo. Il bimbo cresciuto è Milo (Kit Harrington), 27 anni, alle spalle una madre commediografa, la scuola di teatro, un ingaggio al Royal Natonal Theatre e la serie culto Il trono di spade (dal 6 aprile da quarta serie) in cui interpreta Jon Snow, il figlio bastardo del Kord di Grande Inverno, uno dei personaggi più amati dal pubblico. Carismatico, dolce e muscoloso (per l’attore l’allenamento sul set era diventato ossessione), Milo possiede il dono di comunicare con i cavalli e grazie a questo incontra la bella e aristocratica Cassia (Emily Browning, vista in Sucker punch), già inutilmente corteggiata e poi inseguita dal senatore corrotto Corvis-Kiefer. Storia d’amore alla Titanic, ma stavolta lo scoglio è di lava. Oltre a 98 minuti di divertimento, conditi da molti combattimenti nell’arena, Pompei è gioca soprattutto la carta del film catastrofico. Avverte il regista “la tragedia di Pompei ci ricorda la vendetta della natura. La cittadine viveva nell’opulenza e nella modernità, tutto è stato distrutto in un giorno”.