Month: ottobre 2015

Funicolare del Vesuvio, funiculi’ funicula’ ritorna in auge.

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funicolare-de-luca-trasportiPresto sara realizzata una nuova funicolare del Vesuvio. Così afferma il governatore della Campania De Luca nel corso della conferenza stampa di presentazione del piano biennale dei trasporti. Un piano da 600 milioni di euro per rilanciare il trasporto pubblico locale nella regione che prevede tra le tante cose l’acquisto di 340 autobus e 34 treni, il ripristino del metro’ del mare, della funivia del Faito e della funicolare di Montevergine. Dopo il fallimento dei progetti del 1990 e del 2007, il Vesuvio torna sotto i riflettori.

 

Ulteriori informazioni su:
http://www.vesuvioinrete.it/funicolare/funicolare.htm
http://www.vesuvioinrete.it/stazione_cook.htm

Cronostoria:

C’era una volta la funicolare del Vesuvio
Un vulcanico spreco (23 maggio 2011)
Stazione senza trenino, progetto flop al Vesuvio (27 marzo 2011)
Ferrovia del Vesuvio: intervista a Cascetta (22 giugno 2009)
Treno rosso del Vesuvio nel 2014 (29 maggio 2009)
A Ricci-Spaini il trenino rosso del Vesuvio (20 maggio 2009)
Ferrovia del Vesuvio, presentati sei progetti (21 marzo 2008)
Il Vesuvio ritrova il trenino a cremagliera (25 Marzo 2007)
Strategia per il recupero della ex cremagliera del Vesuvio (27 Febbraio 2007)
Vesuvio, risalita con la bus-via (17 Marzo 2005)
Torna il trenino elettrico per difendere l’ambiente del Vesuvio (15 Febbraio 2005)
Torna il trenino sul Vesuvio, via al concorso (12 Febbraio 2005)
Funiculì torna sul Vesuvio: ecco i fondi per il “trenino” (11 Febbraio 2004)
Sul Vesuvio torna la funicolare (9 Dicembre 2003)
In gita sul Vesuvio con il trenino a cremagliera (30 Novembre 2002)
Funiculì funiculà, ora la regione ripensa l’opera (12 Febbraio 2002)

 

Pompei, gli antichi abitanti avevano denti sani grazie alla dieta mediterranea

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calchi pompeiGli antichi abitanti di Pompei mangiavano meglio di noi e si prendevano grande cura dei loro denti. La prova viene dai nuovi studi effettuati sui calchi che conservano i resti dei pompeiani scomparsi con l’eruzione del Vesuvio, nel 79 Avanti Cristo. I ricercatori si sono avvalsi della tomografia assiale computerizzata, meglio conta come TAC: una metodologia utilizzata non solo in medicina, ma anche in archeologia, che consente di penetrare i materiali, in questo caso i calchi in gesso, senza danneggiarli. I test stanno fornendo interessanti dettagli su quella antica comunità: dalle malattie più diffuse, alla dieta alimentare. Massimo Osanna, soprintendente speciale per Pompei: “Dai denti viene fuori l’assenza di carie, che è molto interessante. Non ci stupisce: conoscevamo la dieta mediterranea, che in fondo ha degli aspetti molto positivi. E questo aspetto viene proprio fuori dall’analisi che si sta facendo di recente”. Il progetto coinvolge non solo archeologi, ma anche ingegneri informatici, radiologi e – per l’appunto – ortodontisti. L’analisi con lo scanner ha permesso di esaminare anche la struttura ossea delle vittime di Pompei. E da questo studio è emerso che molti abitanti sarebbero morti per cause diverse dal soffocamento. “Si è molto discusso su come sono morte le vittime che sono state trovate, oltre mille sul sito di Pompei – spiega Osanna – Dalle analisi delle ossa vengono fuori anche traumi cranici. Questo vuol dire che molti sono morti anche per il collasso dei soffitti, sotto la pressione della pomice. La pomice è molto leggera, ma quando si accumula per due metri può far crollare i soffitti. E molti sono morti proprio per questo”. I ricercatori sperano di scoprire ancora di più su una comunità, la cui improvvisa scomparsa ha da sempre affascinato gli storici. (Euronews)

La chiesetta del Santissimo Salvatore all’Osservatorio

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20131230_chiesa_55La chiesetta venne realizzata nel ‘700 come ex voto dagli appestati che furono mandati in esilio sul Vesuvio per evitare il contagio con il resto della popolazione e che, nonostante si trovassero a pochi passi dal cratere, riuscirono a sopravvivere all’eruzione del vulcano. Da allora, la chiesa del Salvatore è diventata un punto di riferimento per i fedeli che pregano affinché il Vesuvio tenga a bada la sua potenza distruttiva. Il Capodanno, inoltre, ricorda un altro storico episodio avvenuto nella cappella dell’Osservatorio. Nella notte del passaggio tra il 1899 ed il 1900, nella chiesetta venne celebrata una solenne messa di ringraziamento presieduta dal cardinale Achille Ratti, che da lì a poco sarebbe diventato Papa Pio XI. Egli trovandosi a Napoli, volle recarsi a vedere il Vesuvio. Vi si avviò di buon mattino e celebrò la messa nella chiesetta del Salvatore, a mezza costa; poi effettuò a piedi l’ultimo tratto della salita, fino al conetto eruttivo. Ecco, vergate di suo pugno, le impressioni di quella gita: « Ci accolse (il Vesuvio) con un forte rombo, seguito da un’esplosione che, illuminando tutto in tondo, anzi tutta la cavità del cratere, ci fece rimanere attoniti alla terrifica grandezza dello spettacolo che si svolgeva sotto gli occhi nostri. chiesa-san-salvatore-vesuvioLa gran bocca del vulcano ci stava dinanzi spalancata in tutta la sua vastità. Dal cono sorgente al fondo del cratere, come da un ceppo di vivida fiamma, un elegante (non saprei dire altrimenti) getto di materia incandescente balzava gigantesco zampillo seguendo la verticale, e raggiunta l’altezza dell’orlo e superatala di parecchio, si espandeva non meno elegantemente in ampio lembo convesso, ricadendo come pioggia di fuoco, sui ripidi fianchi del cono medesimo. Fu un momento, poi, mentre il rombo andava come allontanandosi nella profondità della terra, il getto igneo si abbassava rapidamente e le bocche del cono si andavano rinchiudendo : le fiamme ne lambivano, guizzando per pochi istanti ancora, gli orli e finalmente tutto rientrava nell’oscurità e nel silenzio della notte». Nonostante l’importante valore storico,tuttavia, la cappella del complesso dell’Osservatorio Vesuviano è rimasta abbandonata ed in preda al degrado per lunghi decenni. Le operazioni per il suo recupero sono iniziate alla fine degli anni ’80, dopo che la struttura sacra era diventata prima un deposito per la malavita organizzata e, successivamente, una discarica di elettrodomestici e copertoni. L’unico arredo sopravvissuto alla furia dei ladri e dei vandali è un’antica scultura lignea, recentemente restaurata, che rappresenta il Santissimo Salvatore.

Video da Youtube.

Rischio Vesuvio: cosa fare in caso di terremoti o maremoti

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1-RomaIo non rischio” è una campagna di comunicazione nazionale sulle buone pratiche di protezione civile promossa e realizzata da DPC, ANPAS, INGV e RELUIS, nata al fine di informare la cittadinanza sulle azioni da porre in atto per evitare problemi in caso di terremoti o eruzioni. Quest’anno è giunta alla quinta edizione e si terrà il prossimo fine settimana: sabato 17 e domenica 18 ottobre. Con la collaborazione di tanti volontari, in centinaia di piazze d’Italia si spiegherà come comportarsi in caso di emergenza dovuta ad alluvioni, maremoti e terremoti. In area flegrea e vesuviana, i gazebo saranno allestiti a: – Napoli (Piazza Municipio) – Pozzuoli (Piazza a mare – Villetta comunale) – Pomigliano d’Arco (Piazza Giovanni Leone) – Sant’Anastasia (Piazza Giuseppe Liguori) – Portici (Piazzale Vanvitelli) – Pompei (Piazza Bartolo Longo) – Pagani (Piazza Sant’Alfonso).

http://iononrischio.protezionecivile.it/

Ginestra, fiore del Vesuvio tutto da scoprire

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Giacginestreomo Leopardi, nel 1836, ne cantava le lodi nel celebre poema dedicato al fiore giallastro. E oggi, come allora, la pianta è simbolo della resistenza e della specificità della natura, all’interno di un luogo al tempo stesso speciale, eppure decisamente impervio. Si tratta del Vesuvio, il complesso eruttivo principale dell’Europa continentale, che sulle sue pendici, cela una sensibile presenza della pianta. Attenzione però, perché è in questo punto che le caratteristiche del territorio, si fanno in qualche modo storia e scrigno di originalità biologica.
Perché proprio sulle pendici di uno dei simboli iconici del territorio italiano, sorge una specie di ginestra endemica, particolarmente preziosa. Si tratta della ginestra dell’Etna (Genista aetnensis), un endemita etneo introdotto sul Vesuvio dopo l’eruzione del 1906. A dispetto del nome, che ne sottolinea la provenienza siciliana, la specie ha invece attecchito con forza anche sul terreno vesuviano, in seguito all’opera del rimboschimento portato avanti nei primi del Novecento. E lo spettacolo, anche per chi non ne conosce la storia esatta, è particolarmente affascinante.
Il fiore, simbolo della vita che rinasce dopo l’eruzione, e dopo l’anno zero prodotto da lava e fuoco, è infatti una versione più grande del classico arbusto basso al quale siamo di frequente abituati. La pianta, a portamento arboreo, può infatti arrivare fino a dieci metri di altezza, e abbracciare così l’intero territorio, con una mole gialla decisamente appariscente. E la sua presenza si fa massiccia in alcune zone specifiche del vulcano. Nell’Atrio del Cavallo e nella Valle dell’Inferno, essa arriva a formare delle boscaglie impenetrabili.
Questa ricchezza, non è però sempre osservabile. Spesso molti sentieri del vulcano sono chiusi o poco accessibili. Eppure in questo caso, la comunità risponde all’inefficienza della gestione pubblica, con iniziative prodotto dal basso. Tra queste, quella promossa dall’associazione culturale: “Vesuvio, natura da esplorare”, che organizza periodicamente tour escursionistici nei luoghi più belli dell’ecosistema vesuviano, ancora tutti da conoscere e amare.

Dal Giappone al Vesuvio, all’Osservatorio vulcanologi nipponici

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OsservatorioVesuvianoE’ ospite a Napoli, presso l’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (OV-INGV), Masato Iguchi, direttore dell’Osservatorio Vulcanologico del Sakurajima, vulcano che domina la città di Kagoshima, gemellata con Napoli dagli anni ’60 e particolarmente simile vista dall’alto. Iguchi è anche presidente della Società Vulcanologica Giapponese e uno dei massimi esperti di vulcanologia. Obiettivo dell’incontro: stabilire un ‘gemellaggio scientifico’ tra l’OV-INGV e l’Osservatorio del Sakurajima sui temi cruciali del monitoraggio vulcanico, in occasione del 150° anniversario dell’apertura ufficiale delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. L’incontro, organizzato dall’OV-INGV e dall’Associazione Nazionale Cavalieri Costantiniani Italiani, è patrocinato dalle ambasciate giapponese in Italia ed italiana in Giappone. L’idea del gemellaggio scientifico/culturale italo-giapponese nasce lo scorso 23 maggio in occasione della cerimonia di riapertura della palazzina Borbonica dell’Osservatorio Vesuviano dopo intensi lavori di restauro. Nella cerimonia si parlò della vendita (avvenuta nel 1877), del prestigioso sismografo elettromagnetico dell’allora direttore dell’OV, Luigi Palmieri (ideato nel 1856), al Giappone. Da qui l’idea del segretario generale dell’Associazione Nazionale Cavalieri Costantiniani Italiani, Mariano Barbi, appassionato di cultura giapponese, di organizzare un meeting per ricordare e rinsaldare gli antichi rapporti tra i due Paesi lontani ma legati dall’alto rischio sismico e vulcanico e dall’intensa urbanizzazione.

Pompei, tac sui calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

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Tac calchi PompeiDuemila anni fa non c’erano dentifrici ma i pompeiani avevano un cavo orale da pubblicità televisiva. Denti perfetti grazie a un’alimentazione sana, con pochi zuccheri. Unico difetto alcune zone particolarmente consumate dall’uso improprio di tagliare o spezzare oggetti con la forza delle mandibole. Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei.Lo rivelano le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) eseguite su una trentina di calchi delle vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., alla quale sta lavorando un’equipe di studiosi incaricati dalla Soprintendenza archeologica di Pompei. «Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.«Uno dei problemi che abbiamo incontrato è la densità del gesso utilizzato per la tecnica del calcio – ha spiegato il soprintendente Massimo Osanna – è una densità simile alle ossa, ecco perché è stato necessario ricorrere alla tecnologia della Tac da 16 strati messa a disposizione dalla Philips Spa Healthcare».
Il progetto coinvolge archeologi, antropologi, radiologi, odontoiatri e ingegneri per i rilievi scanner-laser. Lo scopo è di risalire alle abitudini di vita, all’occupazione, al ceto sociale dell’uomo nascosto nel calco e ha già rivelato, ad esempio, il danno subito dalle ossa dovuto all’eccessiva presenza di fluoro nelle falde acquifere vesuviane.