Month: maggio 2015

Vesuvio, riapre il Real Osservatorio

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osservatorio11Torna a vivere il Reale Osservatorio vesuviano, alle falde del Vesuvio, nel territorio del Comune di Ercolano (Napoli). La sede storica, voluta da re Ferdinando II di Borbone, è stata ristrutturata per poter ospitare il museo dell’Osservatorio ed eventi di carattere scientifico e divulgativo per la migliore diffusione delle conoscenze sul rischio vulcanico. L’Osservatorio vesuviano, costruito a ridosso del Gran Cono del Vesuvio, resta il primo Centro al mondo per l’osservazione diretta dei movimenti vulcanici. Primo direttore è stato lo scienziato di fenomeni elettrici, Macedonio Melloni. A quei tempi si pensava che eruzioni e terremoti fossero provocati dall’accumulo di cariche elettriche (come per i fulmini).
La costruzione (su tre piani) dell’Osservatorio iniziò nel 1841 e si concluse nel 1848. In verità l’inaugurazione ufficiale del Real Osservatorio avvenne nel 1845, in occasione dl VII Congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Napoli. Oggi hanno presenziato alla cerimonia inaugurale l’attuale direttore dell’Osservatorio, Giuseppe De Natale, il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta (l’Osservatorio vesuviano dal 2000 fa parte dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) , la past president della Società europea di fisica, Luisa Cifarelli (l’Osservatorio è stato anche eletto a sito storico della Società). Presenti, tra gli altri, anche il presidente del Cnr, Luigi NIcolais, e l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza. Tutti hanno sottolineato quanto sia importante la divulgazione delle conoscenze legate al rischio Vesuvio.
osservatorio3Questo è un gioiello di rara bellezza. Un luogo mitico, dove la ricerca scientifica si è sempre mescolata alla passione, all’amore per il territorio. L’Osservatorio – ha commentato il direttore De Natale – aiuterà a riscoprire le nostre radici di italiani, di gente del Sud”. Oggi per me è una giornata particolarmente importante – ha sottolineato il presidente dell’Ingv Gresta -. Questo è l’Osservatorio più antico del mondo, un’opera realizzata nel Sud Italia, un simbolo dell’ingegno e della laboriosità del Sud. Riscoprire le nostre radici è importante per comprendere il presente e per guardare con maggiore consapevolezza al futuro. Oggi recuperiamo l’entusiasmo di chi ci ha preceduti in questa intrapresa di grande valore scientifico, storico ed umano”. `’La divulgazione delle conoscenze scientifiche è importante, è una pre-condizione fondamentale. La prevenzione del rischio vulcanico si fa soprattutto approfondendo le conoscenze tecniche e scientifiche, appassionando i giovani alla materia. L’Osservatorio può rappresentare un formidabile opportunità in tal senso”, ha rimarcato l’assessore Cosenza.
La giornata inaugurale dell’antico edificio borbonico realizzato su tre piani si è conclusa con lo scoprimento del busto bronzeo dedicato all’ultimo direttore dell’Osservatorio, Giuseppe Imbò, insediatosi nel 1935 e rimasto in carica fino al 1970. Tra i suoi direttori l’Osservatorio vesuviano annovera anche Giuseppe Mercalli, lo scienziato che ha dato il nome alla scala per la misurazione dell’intensità dei fenomeni tellurici. La sezione museale dell’Osservatorio ospita, tra le altre eccellenze, alcuni documenti fotografici dell’ultima eruzione (1944), una rara collezione di rocce, minerali, pomici e ceneri di molte eruzioni, numerosi strumenti scientifici e di misurazione dei fenomeni naturali legati al Vulcano realizzati tra metà Ottocento e primo Novecento, perfettamente restaurati (compreso il primo sismografo elettromagnetico al mondo, realizzato dal direttore Luigi Palmieri nel 1856). Il museo raccoglie anche 89 medaglie realizzate con la lava fusa di diverse epoche (dal 1819 al 1939). Anche in questo caso, si tratta di una collezione unica al mondo. La direzione dell’Osservatorio sta studiando una convenzione con l’Ente Parco nazionale del Vesuvio per consentire ai turisti diretti sul cono grande del Vesuvio di visitare, al rientro, con lo stesso biglietto, anche il museo dell’Osservatorio. Articolo del 23 maggio 2015, tratto da Meteoweb.eu.

Funicolare del Vesuvio, interventi fermi da un quarto di secolo

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Sono fermi da circa 25 anni i lavori della costruzione della nuova Funicolare del Vesuvio munita di tutti i visti e pareri di competenza richiesti dalla legge e finanziata con 30 miliardi delle vecchie lire di cui sono stati spesi già 15. Per fare spazio a questo nuovo mezzo di trasporto a fune, gli operatori dell’epoca, abbatterono l’impianto dell’ex Seggiovia, il suo corredo di opere, la sottostante biglietteria con un ampio parcheggio da fare invidia al mondo intero. I lavori iniziarono nel 1988 e si sperava che fossero ultimati a giugno del 1990 in occasione dei mondiali di calcio in Italia. Fu stabilito anche un protocollo d’inaugurazione con l’intervento della RAI che avrebbe dovuto mandare in onda un servizio, in mondo visione, sulle note dello struggente motivo di ‘Funiculi Funiculà’ testo del Giornalista Del Turco, servito, nel 1880, per inaugurare la precedente Funicolare coperta dalla cenere dell’eruzione del Vesuvio del 1906. Un banale intervento dei verdi, nel 1989, allorquando il verde era di casa, pose fine alla costruzione. I lavori eseguiti videro la realizzazione di un ampio segmento di cemento su cui la nuova Funicolare si sarebbe dovuto muovere. Durante lo scavo, nella parte più a valle, vennero alla luce i resti carbonizzati della prima Funicolare di cui oggi non si sa che fine abbia fatta. Delitto tra i delitti più mostruosi. In tutti, questi anni, mai a nessun amministratore regionale, provinciale e locale gli è balenata l’idea di chiedersi perché uno strumento così importante per il turismo mondiale, già progettato e finanziato, dovesse rimanere prigioniero dell’indifferenza, dell’abbandono e quello che più fa rabbia, dalla distruzione. Il danno maggiore arrecato alla città e alla sua economia non sta tanto nella mancata ultimazione dei lavori e il perfetto funzionamento del moderno impianto di trasporto a fune lungo tutto il dorso del cono famoso quanto nella devastante distruzione di un ambiente paradisiaco circostante dove, fimo al 1987, i turisti arrivavano in massa, trovavano il loro comodo parcheggio, la piena assistenza, bar e ristoranti funzionanti. Ora è da 25 anni, che questo ambiente risulta inaccostabile, distrutto, coperto di alta vegetazione e con tanti pericoli anche di epidemia. La domanda viene spontanea: dov’è la coscienza dei pubblici poteri, specie di quelli che si lavano la bocca di turismo per ignorare una così colossale opera, progettata, finanziata ed eseguita in parte e, poi fermata per sempre? Si spera in un futuro prossimo, magari dalle giovani leve che affollano le liste in una delle più combattute corse alla poltrona del palazzo di città. Bisogna muoversi adesso. Domani? Potrebbe essere già tardi. Liberare l’area dell’ex biglietteria della Seggiovia e rimettere in ordine e funzionante gli impianti distrutti, significa potrare luce, progresso, lavoro ed economia. Articolo di Giuseppe Imperato tratto da Il Roma del 18 maggio 2015.

Carcassa metallica di una vettura dell'ultima funicolare, ritrovati a valle durante gli scavi e della cui sorte non si hanno notizie

Carcassa metallica di una vettura dell’ultima funicolare, ritrovata a valle durante gli scavi.

Una delle due vetture costruite per la funicolare fantasma.

Una delle due vetture costruite per la funicolare fantasma.

Zona rossa del Vesuvio, riunione operativa della Protezione civile regionale con i sindaci

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Riunione operativa sul rischio Vesuvio con 18 dei 25 sindaci della zona rossa per fare il punto sui piani territoriali e i piani di emergenza comunali. In particolare, nell’ambito dei piani per le vie di fuga, sono stati affrontati i temi relativi ai gemellaggi con le altre Regioni, alle aree di incontro dove le regioni ospitanti si faranno carico dei cittadini da evacuare, alle aree di attesa comunali, alle problematiche dei trasporti.

All’incontro, coordinato dall’assessorato alla Protezione civile della Campania, hanno partecipato i primi cittadini, i vertici dell’Acam (Agenzia campana per la mobilità) e della Protezione civile regionale che lo ha ospitato.

Si è stabilito di dare priorità assoluta alla scelta delle aree di attesa comunali, quelle in cui i cittadini, che non utilizzano mezzi propri in caso di evacuazione, verrebbero prelevati da veicoli regionali. La competenza è dei Comuni, coordinati dalla Regione al fine di assicurare compatibilità fra i Comuni adiacenti e con il piano regionale dei trasporti.