Month: febbraio 2015

Parco Vesuvio: ecco il Vesuviact per l’agricoltura e lo sviluppo

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Riuniti gli Stati generali dell’agricoltura nel Parco nazionale del Vesuvio con Legambiente e il sostegno di Zero Waste Italy, Libera e Slow Food.
All’assemblea sono intervenuti tanti produttori delle eccellenze agroalimentari del territorio vesuviano e il commissario del Parco nazionale del Vesuvio Ugo Leone. E’ stato proposto un Manifesto i cui punti principali sono “Un più frequente ascolto dei bisogni degli operatori agricoli, un impegno ad accogliere proposte per snellire la burocrazia, rilanciare comuni strategie di promozione delle produzioni agroalimentari, rivitalizzare la rete delle alleanze per l’agricoltura di qualità, rimettere al centro dell’azione del parco la tutela della biodiversità e la difesa della legalità”. Pasquale Raia, responsabile aree protette di Legambiente Campania, spiega: “Abbiamo ribadito come il parco per il territorio vesuviano sia non solo una opportunità, ma è sostanzialmente l’unico strumento a disposizione degli agricoltori per valorizzare le loro produzioni, e per continuare l’azione di difesa del territorio dalle ecomafie, il monitoraggio dei siti delle ex discariche, la tutela della biodiversità e la promozione delle realtà locali.

Ma tutto questo non basta più se, insieme alle buone volontà di tanti produttori di eccellenze vesuviane, l’ente parco non innesta un cambio di passo e diventi un interlocutore vero di chi nel parco vive e produce”. Gli Stati generali dell’agricoltura nel Parco nazionale del Vesuvio sono serviti ad avanzare proposte concrete, alcune delle quali già sperimentate in altre aree protette nazionali, come il recupero delle terre incolte per incrementare la superficie agricola utilizzata dalle singole aziende, proporre un marchio collettivo del parco che valorizzi i prodotti di qualità del Vesuvio, raggiungere l’obiettivo concreto di almeno il 20% di produzione biologica entro il territorio del parco, azioni concrete per frenare il consumo di suolo e tutelare la biodiversità, anche agroalimentare, dell’area protetta, proposte per meglio gestire le rigida’ burocratiche degli strumenti di pianificazione e gestione del parco che rischiano di bloccare il lavoro del mondo agricolo, promuovere l’approccio leader per valorizzare il settore agricolo anche per il Vesuvio, pur essendo questo un territorio non compreso in questa strategia, avanzare una proposta di valorizzazione territoriale in previsione di Expo 2015.

Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, rilancia: “Prendiamo atto con soddisfazione che gli agricoltori ed i produttori di qualità del Vesuvio credono nel Parco, e nonostante le quotidiane difficoltà dell’operare in un’area protetta, continuano a chiedere un patto rifondativo per il parco che coinvolga le associazioni della cittadinanza attiva e di Legambiente, Slow Food e Libera, e che metta al centro l’azione dello stesso Ente parco. Per questo abbiamo proposto un manifesto per l’agricoltura per il Parco nazionale del Vesuvio che metta al centro il valore della qualità, ma anche la quantità, delle produzioni vesuviane e di come promuoverle in ambito nazionale e internazionale e renderle visibili attraverso un marchio collettivo, e soprattutto insediando un Consulta tecnica del parco dedicata al settore agricolo” su cui ha dato piena adesione il Commissario del parco Ugo Leone.

Proposte vere che vanno oltre le criticità ambientali e lo stallo gestionale dello stesso e che rilancia l’idea di un vero e proprio #VesuviAct in previsione delle iniziative nazionali di governo sul GreenAct in cantiere e che veda le proposte che vengono dalle aree protette entrare a far parte dell’iniziativa governativa. In questo allo studio la consulta tecnica che dovrà non solo redigere il manifesto per la promozione del Parco e delle sue attrattive ma dovrà farsi carico di applicare il disciplinare del marchio del Parco sanzionando ed espellendo dal novero, quelle aziende e quegli operatori commerciali che violano le regole e non rispettino i criteri ecologici e di tutela del territorio naturalistico. Si cercherà a breve di redigere una serie di proposte operative per rilanciare il turismo, sostenere le imprese virtuose e spingere al controllo e alla tutela della risorsa ambientale promuovendo un confronto tra la Comunità e l’Ente Parco alla presenza del ministro dell’Ambiente e di quello dell’Agricoltura.
Articolo di Mirella D’Ambrosio da “Il Mediano”

Inaugurato il MAV 3.0, ecco “Herculaneum” prima dell’eruzione del Vesuvio

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museo mav ercolano“Il 2014 è stato un anno faticoso ma ricco di soddisfazioni, che si conclude per noi – questa sera – con la presentazione del frutto del nostro lavoro”.
Con queste parole, lunedì sera 23 febbraio, il Direttore Ciro Cacciola ha inaugurato il nuovo progetto MAV 3.0. Il Museo Archeologico Virtuale, di Ercolano, nato nel 2008 nell’ex edificio scolastico Iaccarino, a pochi passi dagli scavi della città’ antica Herculaneum.
“Un lavoro che s’arricchisce di più ampi spazi espositivi, allestimenti, nuove installazioni multimediali, ricostruzioni in 3D, ologrammi, laser, touchscreen, tavoli e libri virtuali, che conducono il visitatore in un meraviglioso percorso multisensoriale”, ha spiegato Ciro Cacciola che sottolinea i numeri dei vecchi successi: “circa 70mila visitatori nel 2014, una mostra a Madrid con 109mila visite, Amburgo 90mila. Prossima tappa: Varsavia”.
A dimostrare, passa la parola al Commissario Lucarelli: “che la fondazione «C.i.v.e.s.» (che gestisce il polo museale n.d.r) intende la Cultura come un obiettivo praticabile, ma anche economicamente sostenibile”.
Da oggi apre al pubblico Herculaneum 79 A.C. Prima di quel famoso 24 agosto. Prima di morire. Sotto l’eruzione di Plinio. Con una guida “intelligente” che ti apre alle molteplici avventure scenografiche. Un tuffo nel passato. E la città di Ercolano rivive. Ad accompagnarci in questo nostro primo viaggio inaugurale Teresa Di Donna.
In un corredo magnifico di immagini rosso pompeiano, profumi, fumi, nube ardente e vapori lavici, Teresa ci ha portato per mano nel foro, nel teatro, nelle terme centrali, nel tempio di Giove, e ci ha incantato con la Villa dei papiri e le tante stanze che la componevano.
Il percorso restituisce quello che il Vesuvio c’ha tolto. “Un concentrato di cose mirabili”, dice Lucarelli. E cioè una messe enorme di informazioni su tutti quegli aspetti “minori” e quotidiani della civiltà romana. Tra storie di vita vissuta, politica, commerci e persino legami amorosi, che le testimonianze, e gli affreschi erotici con il lupanare ci hanno lasciato in eredità.
Una meraviglia per gli occhi. E “La meraviglia è il principio della conoscenza” .
Ci ricorda Aristotele – coniugando il passato al futuro – su un nastro di luce, che accoglie all’ingresso i suoi visitatori.
Articolo di Ornella Scannapieco, tratto da Il Gazettino Vesuviano.

Vesuvio, delimitata la zona gialla a rischio ceneri: comprende 63 comuni

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Procede il percorso di pianificazione dell’emergenza legata al rischio vulcanico del Vesuvio. Dopo l’individuazione della zona rossa e la messa a punto di un piano di evacuazione della popolazione dei comuni vesuviani in non più di 72 ore, è stata approvata, con una delibera della giunta regionale, la mappa che include paesi e aree esposte al rischio ceneri. Territori che vedranno un’emergenza di serie B, ma che devono dotarsi di un piano adeguato per fronteggiare le conseguenze e adeguare la pianificazione del territorio al rischio. “I comuni della zona gialla​ – spiega l’assessore regionale alla Protezione civile Edoardo Cosenza –​ sono stati definiti considerando le statistiche storiche del vento in quota, statistiche che indicano le direzioni est e sud-est come quelle dove il vento spira più giorni all’anno: perciò, nello scenario eruttivo considerato, quest’area è considerata quella con una probabilità maggiore di essere coinvolta nella ricaduta di ceneri vulcaniche con il possibile conseguente crollo dei tetti”.

Rischio Vesuvio, zona gialla“I 63 Comuni interessati dovranno tener conto del problema nei piani di emergenza recentemente finanziati dalla Regione Campania – prosegue l’assessore – identificando le strutture sicure staticamente per un pronto ricovero dei cittadini e seguendo le indicazioni regionali e nazionali che verranno successivamente prodotte, nel caso che si debba provvedere a evacuare la popolazione, in tutto o in parte, fuori dal​​ comune​”.​ ​ “L’obiettivo di medio termine, spiega l’assessore, “è quello di evitare completamente queste problematiche, mettendo in sicurezza tutte le coperture della zona gialla. A tal fine la delibera approvata dalla Giunta regionale fornisce anche indicazioni sui carichi verticali da cenere (concomitanti con la pioggia), che dovranno essere considerati nella realizzazione di nuove costruzioni o nell’adeguamento delle esistenti, e sugli spessori di cenere attesi. Sarà molto importante l’adozione di tali indicazioni da parte dei Comuni che potranno inserirle nei Piani ​u​rbanistici comunali. Finalmente poniamo rimedio ad una mancanza dei decenni passati. Anche i comuni in zona rossa potranno utilizzare le indicazioni per la messa in sicurezza delle coperture ​”. “Oltre al problema del collasso dei tetti – aggiunge Cosenza – la deposizione delle ceneri vulcaniche può produrre, a livello locale, l’intasamento delle fognature, difficoltà di circolazione degli automezzi, interruzione di linee elettriche e di comunicazione, possibilità di arresto di motori. Pertanto, sono fornite indicazioni sugli spessori di cenere anche al di fuori della zona gialla”, ha concluso Cosenza.

“La delibera regionale – ha dichiarato il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli – è un ulteriore tassello del complesso puzzle che è la pianificazione di emergenza. Si aggiunge, infatti, al decreto del presidente del Consiglio dei Ministri sull’aggiornamento della zona rossa vesuviana, agli indirizzi per l’aggiornamento della pianificazione che devono essere pubblicati in Gazzetta Ufficiale. E ancora una volta emerge come la condivisione dell’intero percorso all’interno del servizio nazionale della Protezione civile sia fondamentale, partendo proprio dai Comuni”.

Sensori, pozzi e check in mare: ecco come si monitora il Vesuvio

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Informare in modo puntuale e offrire un servizio efficiente sull’attività vulcanica del Paese, prima di tutto quella del Vesuvio. E’ l’obiettivo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, illustrato dal direttore della struttura Vulcani Paolo Papale, ospitato negli studi di askanews.
“Noi siamo un ente di ricerca e ciò che facciamo principalmente è sviluppare ricerca nel campo dei vulcani. Al tempo stesso – ha spiegato – siamo un ente che offre un servizio al Paese grazie a un accordo quadro e convenzioni col dipartimento della Protezione civile. Abbiamo l’incarico dunque di svolgere la sorveglianza vulcanica sull’intero territorio nazionale. Gestiamo così un’ attività estremamente variegata nel campo dei vulcani che va dalla ricerca pura e dalla ricerca sperimentale, alla ricerca sul terreno, al monitoraggio dell’attività vulcanica all’interpretazione dei dati e dei segnali che le nostre reti rilevano quotidianamente”.
Il direttore dell’Osservatorio vesuviano dello stesso Istituto, Giuseppe De Natale, si è invece soffermato sul tema della convivenza tra il territorio flegreo e Vesuvio.
“Nell’ultimo anno abbiamo sviluppato moltissimo le nostre reti di monitoraggio in particolare su due linee fondamentali: l’installazione di sensori in pozzi, che ci consente di avere dei segnali molto più puliti perchè non risentono del rumore antropico; nel contempo un altro punto su cui stiamo battendo è quello del monitoraggio dei fondali marini. Stiamo sviluppando queste due direttrici – ha osservato De Natale – nell’ambito di progetti innovativi finanziati con fondi europei attraverso il programma operativo nazionale”.
Per quanto riguarda l’attenzione dell’opinione pubblica sull’attività dell’Istituto, Papale ha spiegato: “Sicuramente si può migliorare. L’Istituto è frequentemente citato dai giornali ma esiste margine di miglioramento per l’attività di informazione della popolazione. L’obiettivo è quello di raggiungere quanta più popolazione possibile con una informazione corretta”.
Infine, in vista della campagna elettorale in Campania, De Natale ha osservato: “Come cittadino ritengo che in Italia sia molto importante che questi temi come la tutela ambientale, la pianificazione del territorio, risultino temi prioritari. Il nostro territorio, bellissimo e ricchissimo ma allo stesso tempo molto fragile, deve assolutamente essere tutelato e in qualche modo pianificato a causa dell’altissima densità di urbanizzazione di molte nostre aree a rischio”. Da askanews del 2 febbraio 2015.

Monitorare il Vesuvio