Month: agosto 2014

Rischio Vesuvio, Le Scienze dedica la copertina al vulcano

Tweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestShare on Facebook

L’ultima eruzione del Vesuvio è costata la vita a 26 persone. Era pomeriggio del 18 marzo 1944 e si protrasse fino al 29 marzo. In realtà la prima fuoriuscita di lava è cominciata qualche mese prima, 71 anni fa, il 12 agosto 1943. L’evento, che si verificò poco dopo lo sbarco in Italia delle truppe alleate, colse di sorpresa gli americani e causò loro ingenti danni: uno stormo composto da 88 bombardieri B-25 che si trovava nel campo di atterraggio di Terzigno fu interamente distrutto dalle ceneri. Ceneri che causarono la morte di parte delle 26 vittime, travolte dal crollo dei tetti sotto il peso dei materiali vulcanici. “Le Scienze” dedica l’ultimo numero proprio al vulcano e analizza la situazione. Già perché gli allarmi si susseguono. “L’ultimo, in ordine di tempo – scrive il direttore Marco Cattaneo – è stato nel dicembre 2013. Pochi mesi prima, in settembre, era toccato a un vulcanologo giapponese. E nel 2011 Katherine Barnes su “Nature” lo aveva addirittura definito «la bomba a orologeria d’Europa»”. Ma quanto è serio il rischio di una nuova eruzione? E siamo pronti ad affrontarla? No. O quantomeno, in linea teorica sarebbe anche possibile ma in pratica i piani di evacuazione approvati dal governo Letta sono ancora sconosciuti Nessuno dei 700 mila residenti nell’area di rischio, tanto meno quelli delle aree circostanti, sa cosa dovrebbe fare se scattasse l’allarme. Il risultato? Un unico grande ingorgo dove rimarrebbero tutti bloccati. Marco Cattaneo direttore de “Le Scienze” scrive nel suo editoriale. Piuttosto, è vero che siamo così impreparati? No. O almeno, forse no. In verità il Vesuvio è uno dei vulcani più monitorati del mondo, insieme al Mauna Kea e al monte Fuji, di un cui risveglio le cronache hanno parlato di recente, sia pure risparmiandosi l’enfasi vesuviana. In più oggi, a differenza dei terremoti, le eruzioni vulcaniche sono prevedibili, almeno entro certi margini temporali, sebbene non sia possibile quantificarne l’entità. Se il Vesuvio dovesse rientrare in attività, dunque, avremmo il tempo di intervenire, evitando un’ecatombe. Sì, ma i piani di emergenza? Ci sono. Come racconta Silvia Bencivelli nel servizio di copertina di questo numero, sono stati messi a punto con il contributo e la collaborazione dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, della Regione Campania e dei Comuni interessati. E il 14 febbraio scorso Enrico Letta, allora presidente del Consiglio, ha firmato il nuovo Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio, che ha rivisto i confini delle aree da evacuare in caso si ravvisino i segnali di un’eruzione imminente. Si tratta di circa 700.000 persone, che risiedono in 25 Comuni delle province di Napoli e Salerno, da trasferire nell’arco di tre giorni. Tratto da l’Huffingtonpost del 10 agosto 2014.