Month: luglio 2014

L’ annullamento dell’agricoltura vesuviana

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Un sol sindaco sui tredici del Parco Nazionale, assente il presidente della Comunità, nessun rappresentante dell’Ente Parco, queste le cifre della conferenza stampa “Dal disastro alla rinascita”, indetta ieri dal Consorzio del pomodorino del piennolo. Se fossimo stati altrove e non all’ombra del Vesuvio, alla conferenza stampa sul disastro che la tromba d’aria ha procurato 23 giorni fa al Vesuviano, non ci sarebbero stati solo gli operatori del settore ma anche gli amministratori locali e i rappresentanti del Parco Nazionale e della Comunità che lo compone. Invece no, se escludiamo il padrone di casa, il sindaco Zeno, della politica e delle istituzioni locali non ce n’era traccia e dei rappresentanti dell’Ente Parco tanto meno. Tutti indaffarati in altri improcrastinabili impegni, perché si sa che dell’agricoltura, ormai, non se ne occupa più nessuno, perché mai interessarsene quando gli stessi prodotti possiamo averli anche a un prezzo più basso dall’estero? Perché sporcarsi le mani e i piedi per capire in che stato si trova? E quando si parla di prodotti locali, del loro valore e della loro incentivazione? Allora ci sarà comunque il solito bardo di turno che ci verrà incontro indorando la pillola e divulgando un mondo che invece tra maltempo e globalizzazione si avvia a scomparire. Ma se è così e si è arrivati a questo punto, è evidente che si è perso ogni contatto con la realtà territoriale. Il pur invitato commissario dell’Ente Parco Ugo Leone non è intervenuto per altri impegni, il presidente della comunità del Parco Luca Capasso, anche lui aveva impegni e non ha ritenuto opportuno inviare alcun emissario a perorare la causa dell’agricoltura vesuviana; Ah! Dove sono finite le agende e le segretarie di una volta? Gli invitati sindaci di San Sebastiano ed Ercolano e tutti quelli che presumibilmente saranno stati informati dalla presidenza della comunità, non sono venuti e anche questo la dice lunga su quanto importi a costoro l’argomento in questione. Varrà la pena tener presente eventi come questo quando si parlerà ancora una volta di distanza tra la gente e il Parco Nazionale in cui vivono. Sono presenti al tavolo della conferenza Paolo Di Palma, direttore regionale della Confagricoltura, il sindaco Antonio Zeno e Giovanni Marino, imprenditore agricolo e Presidente del Consorzio di tutela del pomodorino del piennolo DOP. Nella sala gremita, oltre ai rappresentanti di alcune testate giornalistiche regionali e locali, erano presenti almeno 15 operatori del settore agricolo locale. L’esordio e la moderazione è dello stesso Marino che legge i messaggi di Leone e del portavoce di Luca Capasso, Felice Picariello. Giovanni Marino ci introduce all’attualità dei fatti con la notizia del completamento del monitoraggio da parte della Regione Campania per quel che concerne il Vesuviano e che al momento stanno terminando le ispezioni nel Nolano, per definire il quadro completo della situazione. Ne risulta comunque che in una fascia di territorio che va da Torre del Greco a Ottaviano, i danni alle coltivazioni del pomodorino e ad altre coltivazioni pregiate come quelle dell’albicocca vesuviana, sono davvero ingenti; per quel che riguarda il piennolo, situazione che meglio conosce, vanno dal 100% al 70% nei casi più “fortunati”. Il danno economico che ne scaturisce è ovviamente importante poiché la coltivazione del pomodorino richiede un intenso utilizzo di manodopera e quindi molto costoso in termini di produzione. È rilevante ad ogni modo anche il danno commerciale per la mancata fornitura dei clienti abituali e la perdita di nuove commesse. Inoltre le aziende sono piccole e generalmente a conduzione familiare, senza grandi capitali per far fronte a emergenze come quella attuale e per il fatto che, a monte degli investimenti fatti, quest’anno non ci sarà guadagno alcuno. Marino continua nella sua disquisizione parlandoci degli strumenti legislativi utili per far fronte ad eventi straordinari come quelli del 16 giugno e in particolare fa cenno al decreto 102 del 2004 che prevede la teorica possibilità di ricevere aiuti economici o sgravi fiscali fino all’80%, per chi è colpito da eventi naturali e ha avuto il danno certificato dalla Regione. Il problema però, sottolinea Marino, è che questi provvedimenti sono in favore di quelle colture per le quali non era stato possibile assicurarsi prima quindi, per chi non si è assicurato non spetta alcun risarcimento. Lo stato risarcisce chi si assicura fino al 65% ma il valore effettivo del prodotto, nel caso del pomodorino del piennolo è sottostimato al valore del ciliegino da mensa, ben lontano dal prezzo di mercato del prodotto finito del piennolo. Col paradosso finale che qualora ci si fosse assicurati si sarebbe ottenuto solo il prezzo di produzione e non quello di mercato. In base al decreto quindi ammesso che ci fossero stati dei fondi, i produttori del pomodorino non avrebbero diritto ad alcuna compensazione. La Regione però sostiene nei confronti del Governo la strada della non prevedibilità di tale situazione, non essendosi trattato di una banale grandinata ma di un evento di eccezionale potenza, per il quale non era possibile ipotizzare un opzione assicurativa. In questo caso sarebbe possibile sperare in un indennizzo. Il problema però è che il governo con i soli 11 milioni di euro del fondo unico di garanzia, gestito dalla Protezione Civile, non può far fronte a tutte le calamità naturali che si presentano nel Paese e la lista d’attesa di chi ancora aspetta i soldi è lunga. La stessa Regione potrebbe però anticipare i risarcimenti a chi ha ricevuto il danno. Infine Marino auspica la possibilità, per il prossimo anno, di usufruire degli incentivi per istallare reti antigrandine anche per quelle colture non arboree come il pomodorino, ottenendo finanziamenti a fondo perduto fino al 50% come previsto attualmente da PSR della Regione estendendolo anche alle ortive, è questa una sua esplicita richiesta fatta alla Regione con la speranza di concordare col Parco il periodo di istallazione delle reti e la loro tipologia. Interviene il sindaco Zeno a sottolineare l’assenza dei colleghi amministratori e il ruolo di quei pochi che intervengono nelle riunioni della comunità (nell’ultima riunione erano presenti solo 4 rappresentanti) e dichiarando che se esistono colleghi che tirano la testa fuori dalla buca lo fanno per affrontare i veri problemi, come quello della certificazione dei prodotti, e questo contrariamente a chi tiene la testa sottoterra per non affrontare problemi da loro stessi provocati. Un esplicito riferimento alle critiche mossegli da questo giornale in un recente articolo. Il primo cittadino massese ventila comunque la possibilità di utilizzare, a supporto delle aziende disastrate, l’avanzo di bilancio dell’Ente Parco ammontante 1.400.000 € dedicati alle attività istituzionale del Parco e rifiutati ai comuni che in un primo momento speravano di ripartirseli. “Non vedo perché oggi, questi 1.400.000 €, che sono dormienti in quella sede, non possano essere utilizzati a ristoro del danno ricevuto dalle aziende” dando in tal modo un segno di solidarietà. Secondo Zeno sarebbe stato questo il momento opportuno per discuterne e confrontarsi su questi importantissimi argomenti, e propone di rifare l’incontro entro le mura dell’Ente Parco auspicando la presenza delle istituzioni in quel contesto assenti. Interviene Paolo Di Palma, considerando una via da percorrere quella di un’azione congiunta tra Regione ed Ente Parco, poiché: “… con un bilancio di 18 miliardi di euro come quello della Regione Campania, forse, in qualche piccolo cassetto qualcosa sarà rimasto per essere destinato al Vesuviano!”. Di Palma sprona i produttori a creare una rete d’impresa, là dove “… si rimane proprietari del proprio prodotto …”, dove la Rete “…non è una cooperativa …” e ” … alla fine ci si mette insieme per raggiungere uno scopo comune come ad esempio l’innovazione tecnologica”. Dopo alcune interessanti domande della stampa e dei presenti, un cospicuo gruppo si sposta presso Masseria Rendita, sempre a Massa di Somma, per toccare con mano la realtà lasciata dalla tromba d’aria dello scorso 16 giugno, respirando la polvere e il sudore della dura realtà vesuviana.

Articolo e foto di Ciro Teodonno. Tratto Da Il Mediano del 10 luglio 2014.