Month: aprile 2014

A luglio nuovo piano di evacuazione esteso a Posillipo e Chiaia

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Il Vesuvio e i Campi Flegrei fanno della zona di Napoli un’area ad alto rischio vulcanico. La conferma viene dal convegno “Il Rischio Sismico nell’area vesuviana e flegrea” che si è tenuto martedì 15 aprile a Napoli nell’ambito della convention organizzata dal Sindacato Nazionale dei Geologi Professionisti (SINGEOP). Proprio nel corso del convegno, l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania, Edoardo Cosenza ha annunciato che un nuovo piano di evacuazione verrà presentato a fine luglio e comprenderà anche Posillipo e Chiaia. La motivazione la dà lo stesso assessore, sottolineando come “lo scenario dei Campi Flegrei è reso complicato dal fatto che la bocca eruttiva storicamente si è aperta in posti molto diversi mentre sul Vesuvio è più nota. Dalla storia degli ultimi quattromila anni è possibile, non probabile, ma possibile che si apra una bocca eruttiva spostata più verso Fuorigrotta, per questo sicuramente ci sarà un’estensione di zona rossa ad altre parti di Napoli che, oltre a Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta, comprenderanno anche Posillipo e parti o tutta Chiaia”. Ma quanto è alto il rischio di un’eruzione? Ne abbiamo parlato con il geologo Guglielmo Emanuele Presidente del SINGEOP Regione Campania. “Napoli è bella perché è pericolosa e forse il calore dei napoletani è in qualche modo legato alla presenza dei vulcani. A parte gli scherzi, torna come un’onda la moda di parlare del Vesuvio e noi abbiamo voluto organizzare questo convegno anche per fare chiarezza. Il Vesuvio è tenuto sotto controllo costante e bisogna ricordare che la scuola napoletana di geofisica e di studio del vulcanesimo è tra le migliori al mondo. E’ giusto avere la consapevolezza che tutta Napoli è in una zona a rischio, compresa Ischia, ma possiamo dire che oggi siamo in una situazione di quiete. E’ giusto quindi pensare ai piani di evacuazione oggi, ma senza ingenerare panico che diventa pericoloso. Dico perciò di fare attenzione a dare credibilità a scienziati che lanciano allarmi senza alcun dato di fondo. E’ come se mi mettessi a suonare il pianoforte ad orecchio anziché sapendo leggere lo spartito. C’è una bella differenza”. Quante persone vivono nella zona a rischio? “Si calcola all’incirca fra le 500 e le 700mila. Il professor Cosenza ha assicurato che si lavora per ultimare le infrastrutture necessarie per evacuare il più velocemente possibile. Poi però vanno affrontati anche altri problemi come quello dell’accoglienza. Poiché pensare di trasferire gli sfollati in Veneto o Toscana vuol dire gestire un esodo vero e proprio”. E’ vero che i Campi Flegrei sono considerati supervulcani, molto più pericolosi del Vesuvio? “Il Vesuvio è un vulcano come siamo abituati a pensarlo. Ha cioè un edificio vulcanico con il camino, la caldera ecc..Nel caso di eruzione potrebbero aprirsi delle fatturazioni laterali a causa della consolidazione del tappo e si stima che i detriti potrebbero raggiungere la velocità di 100 km l’ora. Pietre incandescenti a questa velocità rappresentano di per sé un pericolo enorme. I Campi Flegrei invece sono privi di un edificio vulcanico che si forma con l’innalzamento della terra. Sono in pratica una pianura molto estesa e non è possibile prevedere cosa succederà in caso di eruzione. Per questo il controllo e il monitoraggio continuo sono necessari ed è importante che tutti suonino con lo spartito davanti, ovvero che tutte le specializzazioni professionali mettano a disposizioni le proprie competenze e i risultati delle proprie analisi perché il confronto sia continuo e permetta alla ricerca e alle analisi di crescere”. Tratto da Ecoseven.net.

Scosse sul Vesuvio, l’esperto spiega

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Fremiti impercettibili, più che vere e proprie scosse di terremoto. Una sequenza addirittura fisiologica per il comprensorio vesuviano. Dalla metà del mese di febbraio sussulti a catena, quasi mai avvertiti dalla popolazione, però. Una sequenza registrata dalle sofisticate strutture scientifiche di sorveglianza. Ma cosa sta accadendo nel sottosuolo vulcanico? «Nulla di strano o di preoccupante, assolutamente», spiega il direttore dell’Osservatorio Vesuviano, Pino De Natale. «Complessivamente l’attività sismica nell’area vesuviana è diminuita rispetto allo stesso periodo invernale degli ultimi anni». Perché sono stati registrati tanti microterremoti, allora? «La risposta è semplice: perché abbiamo una rete di monitoraggio sempre più perfetta. Con i sensori attivi nelle ventiquattro stazioni dell’area vesuviana siamo in grado di registrare eventi sempre più piccoli e locali, scrutando a fondo l’evoluzione del magma». Cosa significa per la sicurezza della gente? «Significa che abbiamo strumenti sempre più efficaci di prevenzione, possibilità sempre più concrete di metterci al riparo da una qualsiasi emergenza». Possiamo parlare di un sistema di avanguardia internazionale? «Francamente penso che non vi sia di meglio al mondo per quanto riguarda il rischio vulcanico. D’altra parte non bisogna dimenticare che anche i settecentomila abitanti addensati alle falde del Vesuvio rappresentano un caso forse unico al mondo». Per la sorveglianza in mare, cosa prevedete? «Abbiamo nove mareografi, che misurano eventuali variazioni del livello marino rispetto alla terra. In corso di sistemazione vi è una rete di monitoraggio subacqueo in fibra ottica nel golfo di Pozzuoli, dove è già attiva una boa attrezzata». Come si sviluppa la ricerca nell’area vulcanica napoletana? «Possiamo contare su laboratori per analisi che lavorano senza interruzione per elaborare i dati quotidiani in materia di ricerca vulcanologica, petrologica, geochimica, fisica delle rocce, di rilevamento magneto-tellurico e geo-elettrico». Altre polemiche si sono registrate per il piano di fuga elaborato dalla Protezione Civile, nel caso di una possibile eruzione… «Su questi temi bisogna ancora confrontarsi e lavorare, evidentemente. Credo, però, che l’impegno della Regione e del ministero possa dare risultati concreti». Quando sarà pronto il piano di sicurezza dei Campi Flegrei? «Le indicazioni di carattere scientifico sono state definite da tempo. Ora dovrà decidere il dipartimento nazionale della Protezione Civile. Spero che i risultati siano pronti a breve scadenza».