Month: aprile 2010

Bertolaso lancia l’allarme vulcani: Ischia e Vesuvio i più pericolosi

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Il Vesuvio è «il problema di Protezione civile più grande nel nostro Paese». Lo ha detto il Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, nel corso di una conferenza stampa nella sede della Stampa estera, a Roma, nella quale ha fatto un punto sui rischi legati ai vulcani in Italia, dopo l’emergenza dei giorni scorsi legata alla eruzione di un vulcano in Islanda. «Il Vesuvio – ha spiegato Bertolaso – sta bello tranquillo e speriamo che rimanga in questa situazione di quiescienza. Sappiamo anche – ha aggiunto – che nel caso di un risveglio la situazione sarebbe drammatica». «Del Vesuvio – ha continuato Bertolaso – sappiamo tutto».
Una eruzione del vulcano, sarebbe anticipata da segnali: scosse di terremoto forti, come quelle che hanno colpito lo scorso anno a l’Aquila. Ci troveremmo di fronte a una situazione di emergenza« con un prevedibile caos e panico nella popolazione. Nella cosiddetta fascia “rossa”, che comprende 18 comuni dell’area vesuviana che si sono sviluppati negli ultimi sessant’anni attorno al vulcano vivono secondo i dati ufficiali almeno mezzo milione di persone. »Probabilmente – ha sottolineato Bertolaso – sono 600-650 mila persone«. È il dato critico che interessa il piano di evacuazione messo a punto dalla Protezione civile e che è in fase di revisione con l’aggiornamento degli scenari possibili in caso di una ripresa dell’attività del vulcano partenopeo. L’ultima eruzione del Vesuvio risale al 1944, alla fine della seconda guerra mondiale. Gli americani, usavano la luce dell’eruzione come faro per dirigere i bombardieri verso Cassino. Dalla fine della guerra, attorno alla cintura del vulcano, in modo scellerato, sono nati e si sono sviluppate interi insediamenti: diciotto i comuni compresi nella cosiddetta fascia rossa, che è quella inclusa nei piani di evacuazione in caso di rischio di eruzione del vulcano partenopeo. La Protezione civile aggiorna costantemente gli scenari possibili sul vulcano e sta rivedendo aggiornandolo il piano di evacuazione che potrebbe interessare in futuro – così come ha detto il Capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, non solo i circa 600 mila abitanti dei comuni vesuviani ma anche una parte della popolazione del capoluogo partenpoeo. Insomma, circa un milione di persone. Un piano aggiornato che sarà pronto entro la fine dell’anno e che Bertolaso ha annunciato di voler presentare ai sindaci dei comuni interessati e al governato della Campania, Stefano Caldoro. Fermo restando, ha sottolineato Bertolaso, che nessuno scienziato al mondo è in grado di prevedere il risveglio di un vulcano o un terremoto è possibile monitorandone l’attività coglierne con un certo anticipo i segnali. Scosse di terremoto, anche di forte intensità, sarebbero il possibile segnale di un ritorno all’attività e potrebbero far scattare – se necessario – il piano di evacuazione che dovrebbe essere realizzato al «massimo in 7-10 giorni». Prima dell’esplosione, altrimenti sarebbe «una catastrofe». Si prevede, infatti, negli scenari più complessi che il Vesuvio potrebbe sprigionare colonne di cenere e lapilli fino a 20 chilometri di altezza. La ricaduta potrebbe quindi andare ben oltre il raggio di previsione e interessare anche parte della stessa città di Napoli. La Protezione civile italiana è in grado di gestire una evacuazione che interesserebbe potenzialmente quasi un milione di persone? «Sono molto tranquillo», ha risposto a un cronista Bertolaso. «La Protezione civile ha la flessibilità necessaria e la capacità per gestire anche una emergenza così complessa». Sul piano varato dalla Regione Campania per incentivare la delocalizzazione abitativa nei comuni della fascia rossa, Bertolaso ha espresso un giudizio senza appello: «È stato un fallimento totale».
Non è però il Vesuvio, ma Ischia il vulcano che preoccupa di più gli scienziati. Lo ha rivelato il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso nel corso di un incontro con la stampa estera per fare il punto della situazione sui vulcani italiani e sui rischi connessi ad un’eruzione. «Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna peggiore di tutti – ha spiegato Bertolaso – è l’isola di Ischia, dove l’ultima eruzione si è registrata nel 1.300. Non vi sono al momento ragioni per temere che si risvegli, ma ciò può sempre avvenire e dunque va costantemente monitorato». In diecimila anni il cono vulcanico è cresciuto di 800 metri. «Ciò significa – ha concluso – che nel ventre del monte Epomeo si sta caricando una camera magmatica che potrebbe esplodere con conseguenze drammatiche». Articolo tratto da La Stampa.it del 27 Aprile 2010.  Foto La Stampa.it.

Terzigno, corteo funebre per il Parco del vesuvio

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Almeno duecento macchine, uno stuolo di carri funebri e una convinzione: le discariche nel Parco Vesuvio non devono esserci e, anzi, il territorio va urgentemente bonificato. I funerali dell’area protetta, messi in scena nel pomeriggio di ieri e terminati soltanto a tarda sera, hanno fatto registrare una folta partecipazione: cittadini arrabbiati per la presenza dell’impianto in località Pozzelle e preoccupati per l’ipotesi di realizzazione del secondo invaso, nell’area della ex Cava Vitiello. “La puzza è insopportabile, i camion arrivano a centinaia tutta la notte, la situazione è insostenibile”, dicono tutti. Sorvegliati da un imponente drappello di poliziotti, i manifestanti hanno attraversato in auto e moto ben quattro Comuni dell’area vesuviana: Terzigno, Boscoreale, Boscotrecase e Trecase. Si sono fermati presso i municipi ed hanno consegnato ai quattro sindaci un documento col quale hanno ribadito le ragioni della loro protesta e l’invito ad essere ancora più incisivi contro l’invaso. A Terzigno, però, il neoeletto primo cittadino non si è fatto trovare. Domenico Auricchio ha spiegato che la sua presenza in veste istituzionale sarebbe stata inopportuna, considerando che non si è ancora insediato. La musica è decisamente cambiata a Boscoreale, dove il primo cittadino Gennaro Langella ha schierato il gonfalone listato a lutto.
“Ho sempre dichiarato che avrei sostenuto ogni forma di lotta civile e democratica della rete dei comitati e dei movimenti civici vesuviani che stanno lottando per impedire l’apertura della seconda discarica nel Parco Vesuvio”, ha detto Langella. Anche a Boscotrecase e Trecase i sindaci Agnese Borrelli e Gennaro Cirillo hanno ritirato il documento e ribadito il loro dissenso rispetto agli impianti nel Parco. Il corteo si è sciolto soltanto nella notte, dopo che in via Panoramica, all’altezza della rotonda, i manifestanti hanno bloccato il traffico. L’ennesima clamorosa protesta, dunque, contro l’immondizia nel Parco Vesuvio. Articolo di Francesco Gravetti, tratto da IlMediano.it del 18 aprile 2010. Foto ilMediano.it.

Vesuvio, il vulcano più pericoloso d’Europa

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Un’eruzione di grandi proporzioni del vulcano campano potrebbe causare 8.000 vittime, 13.000 feriti gravi e danni totali per oltre 24 miliardi di dollari, secondo quanto riportato in un recente studio a cura di WRN (Willis Research Network), in cui il Vesuvio appare al primo posto nell’elenco dei 10 vulcani più pericolosi del nostro continente. WRN, fondata da Willis Group Holdings (NYSE: WSH), il broker assicurativo mondiale, è un’importante partnership mista pubblica-privata tra Willis e diversi importanti istituti di ricerca scientifici. La valutazione dei rischi vulcanici predisposta da WRN, incentrata sui vulcani europei con popolazione potenzialmente colpita superiore alle 10.000 persone, è stata condotta a cura dei ricercatori della University of Cambridge, dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e di Willis Re, la divisione di broking riassicurativo di Willis. Nel documento dal titolo “Insurance Risks From Volcanic Eruptions in Europe” (Rischi assicurativi legati alle eruzioni vulcaniche in Europa), i ricercatori propongono di utilizzare questa valutazione come base di sviluppo per creare i primi modelli dettagliati di rischio assicurativo (finora inesistenti) per i vulcani e per diversi territori d’oltremare europei. Il team di WRN ha identificato i 10 vulcani europei più pericolosi in base all’entità delle potenziali eruzioni, al numero di persone a rischio e al valore della proprietà nell’area circostante a ciascuna bocca eruttiva. Lo studio ha rilevato che, congiuntamente, i 10 vulcani potrebbero coinvolgere quasi 2,1 milioni di persone con un valore aggregato esposto della proprietà residenziale danneggiata pari a 85 miliardi di dollari USA. Il vulcano islandese Eyjafjallajökull, ieri in piena eruzione, non è incluso nell’elenco dei più pericolosi d’Europa, mentre è stato inserito al nono posto Hekla, il più attivo dell’Islanda. Lo studio ha rilevato che il Vesuvio costituisce il rischio principale in termini di vite umane e di proprietà immobiliari, perché presenta la maggior popolazione esposta (1,7 milioni di persone), il valore residenziale più elevato (66,1 miliardi di dollari USA) e il maggior potenziale di pericolosità delle eruzioni tra i 10 vulcani principali. Lo studio ha rilevato che oltre l’87% del valore aggregato della proprietà esposta per i 10 vulcani è concentrato nella regione napoletana del Vesuvio e dei Campi Flegrei. La valutazione dei rischi vulcanici in Europa, effettuata da WRN e sotto riportata, mostra gli effetti sulla popolazione dell’area in caso di caduta di 25 cm di ceneri causata da un’ipotetica eruzione della maggior entità. Mostra anche il valore totale della proprietà residenziale esposta a gravi danni o a distruzione a seguito dell’eruzione, prendendo in considerazione il numero totale di abitazioni che potenzialmente raggiunte da piroclasti o da 25 cm di ceneri e il costo per la ricostruzione completa riportato al valore attuale. Il vulcano caraibico di Soufrière Saint Vincent non si trova in Europa, ma è stato comunque incluso nell’elenco dei primi 10 per l’impatto significativo che un suo risveglio potrebbe avere sul territorio europeo. Vulcano Paese Popolazionecolpita Valore delleabitazioni a rischio(miliardi $ USA) 1. Vesuvio Italia 1.651.950 66,1 2. Campi Flegrei Italia 144.144 7,8 3. La Soufrière Guadalupa, 94.037 3,8 Guadeloupe Francia 4. Etna Italia 70.819 2,8 5. Agua de Pau Azzorre, 34.307 1,4 Portogallo 6. Soufrière Saint Vincent Saint Vincent, 24.493 1,0 Caraibi 7. Furnas Azzorre, 19.862 0,8 Portogallo 8. Sete Cidades Azzorre, 17.889 0,7 Portogallo 9. Hekla Islanda 10.024 0,4 10. Mt Pelée Martinica, 10.002 0,4 Francia Rashmin Gunasekera, analista dei rischi legati alle catastrofi presso Willis Re e tra gli autori del documento: “Vi sono numerosi vulcani altamente attivi nella più ampia regione europea, per prendere in considerazione quelli dell’Islanda, delle Canarie (Spagna), delle isole Azzorre (Portoghese) e delle isole francesi delle Piccole Antille. Sono tutte importanti mete turistiche e, benché la nostra stima delle perdite si basa sul valore delle proprietà, va ricordato che anche l’aviazione, l’agricoltura, il settore motorizzato e delle aziende restano colpiti”. Robin Spence, che fa parte del WRN e del CURBE (Cambridge University Centre for Risk in the Built Environment), di CAR Ltd., e coautore dello studio, ha dichiarato: “Le eruzioni vulcaniche di grande entità sono rare, ma quando si verificano dispongono del potenziale necessario per causare perdite enormi in termini di vite umane e di danni economici. Nel 2002, ad esempio, la pioggia combinata con la sola caduta di ceneri ha causato in Sicilia perdite per circa 960 milioni di dollari USA dopo l’eruzione dell’Etna. In linea di principio, comunque, l’eruzione vulcanica rappresenta un rischio assicurabile e il nostro studio conclude che è giunto il momento per sviluppare un modello di rischi assicurativi per i vulcani europei, per identificare la portata dei potenziali impatti futuri”. Il team di WRN era composto dal dottor Gunasekera, dal Prof. Robin Spence e dal Prof. Giulio Zuccaro, Direttore del Centro Studi PLINIVS dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. I rischi vulcanici interessano le principali aree metropolitane in tutto il mondo, incluse Tokyo (monte Fuji), Città del Messico (Popocatépetl) e Auckland (Auckland Field). Portavoce di WRN hanno dichiarato di prevedere che la metodologia per la determinazione dei rischi vulcanici così proposta si rivelerà preziosa nella valutazione di queste e di altre aree, oltre all’Europa e ai relativi territori. Fare clic qui per leggere tutto il documento “Insurance Risks From Volcanic Eruptions in Europe”. La Willis Research Network (WRN) concentra la propria attività sulla valutazione della frequenza, della gravità e dell’impatto delle principali catastrofi, dalle inondazioni agli uragani fino ai terremoti, e si propone come aiuto per la società, a livello globale e locale, nella gestione di tali rischi e nella condivisione dei costi di questi eventi tramite un approccio che coinvolge il settore pubblico e privato. Per realizzare questa missione la Willis ha avviato una collaborazione con 32 importanti istituti specializzati in una vasta gamma di discipline, dalle scienze atmosferiche e alle statistiche climatiche fino alla geografia, all’idrologia e alla sismologia, per valutare l’impatto sull’ambiente tramite l’ingegneria, l’analisi delle esposizioni e i GIS (Geographic Information Systems). Per ulteriori informazioni visitare il sito www.willisresearchnetwork.com Willis Group Holdings plc è un broker assicurativo globale leader del settore che sviluppa e offre assicurazioni professionali, riassicurazioni, gestione dei rischi, consulenza finanziaria e delle risorse umane e servizi attuariali per multinazionali, enti pubblici e istituti a livello internazionale. Opera tramite più di 400 filiali in quasi 120 Paesi, con un team globale di circa 17.000 associati per i clienti di praticamente ogni area del mondo. Per ulteriori informazioni sulla Willis visitare il sito www.willis.com. Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l’unico giuridicamente valido. Articolo tratto da Wall Street Italia. Foto dal web.

Parco del Vesuvio, resistenza contro la discarica

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Nuovi cortei di protesta, ricorsi al Tar, gesti eclatanti, come la celebrazione di un funerale per la morte simbolica del Vesuvio. La battaglia contro la discarica va avanti, anche se la Presidenza del Consiglio dei Ministri proprio ieri ha ribadito l’intenzione di completare le strade di accesso al sito di località Pozzelle. I lavori erano stati fermati dopo un ricorso al Tar presentato e vinto dal Parco, ma nel frattempo il Governo ha realizzato un nuovo progetto viario. La seconda discarica, insomma, appare sempre più vicina, anche se gli oppositori non hanno alcuna intenzione di abbandonare la battaglia. Ieri, conferenza stampa presso il Palazzo mediceo, alla quale hanno partecipato diversi esponenti politici e delle associazioni ambientaliste. Oltre al presidente Ugo Leone c’erano il sindaco di Boscoreale Gennaro Langella, il candidato sindaco di Terzigno Franco Annunziata, Pasquale Raia e Michele Buonomo per Legambiente, il consigliere provinciale Tommaso Sodano, il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri, l’ex presidente del Parco Vesuvio Maurizio Fraissinet. Ma c’erano anche molti esponenti dei comitati, che hanno invitato ad una maggiore mobilitazione.
La prossima assemblea si terrà stasera alle 21,30, presso il presidio di via Nespole della Monica ma sono previste altre manifestazioni il 7 aprile e il 9 maggio. L’avvocato Daniele Perna, legale del Parco e del Comune di Boscoreale, ha illustrato le iniziative giudiziarie intraprese: “L’emergenza è finita e non è possibile pensare di prendere decisioni senza consultare gli amministratori locali, ecco perché riteniamo illegittimi certi atti”. Dal canto suo, il presidente Ugo Leone ha ribadito: “Tutto questo costituisce un vero e proprio abuso. Tanto più grave in un’area che per anni è stata individuata come sinonimo di illegalità, abusivismo edilizio e abusivismo nell’apertura di discariche clandestine nelle quali la malavita ha sversato di tutto. E tanto più grave perché tutto si realizza nella totale ignoranza del lavoro che da 15 anni l’esistenza del Parco nazionale del Vesuvio ha svolto per il recupero della legalità”. Articolo di Francesco Gravetti, tratto da Ilmediano.it. Foto Devilpress’s Blog.