Month: febbraio 2010

Ercolano, al Mav si discute di Vesuvio

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Presentato ieri sera al museo archeologico virtuale di Ercolano, il libro “Diario del Monte Vesuvio – Venti secoli di immagini e cronache di un vulcano nella città” di Giovanni Ricciardi.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito della manifestazione organizzata dal Comune della città degli Scavi, dal titolo “La catastrofe. La rinascita”.
L’opera, composta da tre tomi, racconta, attraverso le cronache, le testimonianze coeve, molte inedite, e una sorprendente iconografia, la storia eruttiva del Vesuvio che, negli ultimi 2000 anni, ha modellato l’attuale territorio e determinato non sempre adeguati comportamenti dei vesuviani che, dal secondo dopoguerra ad oggi, hanno sostituito le colate laviche a quelle di cemento.
Presenti all’incontro, tra gli altri, oltre al sindaco di Ercolano Nino Daniele, l’autore del libro e lo storico Flavio Russo. “Ho cercato- racconta lo scrittore Giovanni Ricciardi- di riassumere tutto ciò che c’era di conosciuto e non, sul tema del Vesuvio, avendo come modello alcune cose già scritte, libri del ‘600 e del ‘700. Tuttavia la mia guida principale è stata l’opera di Sir William Hamilton. Mentre in passato –conclude l’autore- abbiamo testi, essenzialmente del XVII secolo che sono racconti e cronache di quello che si osservava, Hamilton ebbe l’intuizione di correlare alle sue informazioni, una serie di immagini che raccontassero anche l’eruzione”.
Durante la presentazione, oltre alla relazione scientifica e vulcanologia, c’è stato anche un ampio stralcio storico a cura del professor Flavio Russo. “E’ logico che parlare del Vesuvio negli ultimi 2000 anni -spiega lo storico- vuol dire abbracciare anche un discorso storico e non soltanto di tipo scientifico e geologico. Il mio criterio informatore è quello di far vedere che sostanzialmente noi, per due secoli, siamo sempre vissuti con la presenza del Vesuvio, senza eccessivi allarmismi. La vita, in queste zone, non è mai stata estromessa dalle pendici del Vesuvio. La presenza del vulcano, è fondamentale, basilare per chi vive su questo territorio. Anzi –conclude Russo- posso dire che è la ragione prima della mentalità, della dinamicità e a volte anche del fatalismo degli abitanti di questa terra”  Articolo di Elisa Scarfogliero, tratto Da Julienews.it.

Albicocche e piennoli sui banchi dei Decò

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Spot attraverso materiale cartaceo, manifesti e spazi commerciali ad hoc, il piano punta anche all’ampliamento del parco fornitori e al rafforzamento della distribuzione e della visibilità di alcuni prodotti di punta del “made in Campania. Continua, dunque, la programmazione di accordi tra la Regione e la Grande distribuzione organizzata. Dopo Coop Italia, anche il gruppo Multicedi diventa partner della Campania per la promozione di prodotti tipici. “L’obiettivo è allargare i canali di diffusione delle eccellenze agroalimentari regionali – spiega l’assessore regionale al ramo Gianfranco Nappi – l’intesa con Coop, ha portato al successo della promozione della mela annurca. Ora sottoscriviamo quest’accordo con i supermercati Decò. Siamo intenzionati a proseguire su questa strada”. Per tutto il mese di marzo la Regione sosterrà una campagna di comunicazione congiunta per attirare l’attenzione dei consumatori. Presente alla firma dell’intesa Umberto Bellini, responsabile dei prodotti a marchio Decò.
“Abbiamo messo in piedi una linea di prodotti a marchio prettamente campani – spiega – i consumatori campani sono molto attenti e legati alla tradizione, siamo certi del successo dell’iniziativa. Credo che quest’accordo sia un impulso alla produzione di prodotti di eccellenza e una forma di difesa dalle catene internazionali che non puntano sulla specificità”.Centrale sarà anche la campagna di comunicazione per far conoscere tempi e modi della vendita dei prodotti. Il piano di marketing mira a fare in modo che ogni provincia abbia una propria specificità differenziata per ogni prodotto.
La campagna per il settore vinicolo si chiamerà, Vinum Felix.”Spesso, quando sono a fare spesa resto sconcertato nel leggere la provenienza dei prodotti che trovo nei supermercati e sono convinto che attraverso questi accordi si possano avviare preziosi vincoli commerciali tra produttori e distributori sul territorio in una logica di filiera corta che incide in maniera decisiva sul tessuto economico locale” chiosa Ugo Leone, presidente del Parco del Vesuvio. Articolo di Emanuele De Lucia, tratto da Il Denaro del 26 Febbraio 2010.

 

Biografia di un vulcano

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Si può scrivere la biografia di un vulcano? Di un vulcano come il Vesuvio? Sembra di sì. L’ha scritta uno studioso ed esperto di origine inglese, già accademico dell’università di Dundee. Ovviamente il nostro Vesuvio è un vulcano che non ha bisogno di essere conosciuto nè tanto meno biografato. Nel corso di questi ultimi due millenni non si contano gli studi e gli studiosi che si sono sono occupati di lui. Così come non si contano i risvegli improvvisi e catastrofici che lo stesso “Vesevo” ha avuto.
Alwyn Scarth ha scritto questa biografia che risulta essere un vero e proprio libro di testo per la sua ricca cronologia degli eventi eruttivi tutti ricavati da resoconti storici. La sua ricerca è in gran parte dedicata all’eruzione del 1631 che ebbe luogo dopo un periodo di “sonno” piuttosto lungo del vulcano. A metà dicembre di quella fine d’anno tutto ebbe inizio con una serie di lave piroclastiche, come fu anche il caso con Pompei. Reazioni vulcaniche quanto mai pericolose con eruzioni spettacolari di gas bollenti, nubi tossiche e getti altissimi in sospensione portati dai venti a grande distanza, a seconda della direzione dei venti. Cenere, lapilli, sabbia in superficie viaggianti per tutta la valle, mentre a livello del terreno fiumi di lava avanzavano distruggendo ogni cosa lungo il percorso.
Questa eruzione, secondo l’autore, sembra quasi fare da scenario e da sfondo a quello che fu il movimento della Controriforma. Gli abitanti dei luoghi, in special modo i Napoletani, nel tentativo di salvarsi e di esorcizzare gli effetti letali delle eruzioni, si diedero a pratiche rituali religiose contro il cataclisma che li colpiva a causa dei loro peccati. Le reliquie di tutti i santi, ed in particolare quelle di San Gennaro, protettore della città, vennero portate dappertutto nella speranza di placare l’ira vulcanica. Migliaia di penitenti scalzi seguivano le reliquie e tutti trovarono il modo di pentirsi dei peccati alla luce della punizione divina. Ben poco si fece per salvare ed aiutare le vittime o i superstiti. Migliaia furono i morti oltre alla devastazione dei beni e del bestiame.
A distanza di poco più di un secolo, nel 1760, il Vesuvio si risveglia, e fu ancora una volta un inglese ad occuparsene con grande scrupolosa attenzione. E’ il rappresentante di sua Maestà Britannica alla corte di Napoli Sir William Hamilton il quale, dalla sua villa a Portici, proprio ai piedi del Vulcano, ha la possibilità di osservare il mostro. Lo scala numerose volte e lo studia per circa quaranta anni. Scrive accurati rapporti alla Royal Society di Londra, fa da cicerone ai suoi visitatori, fa conoscere al mondo il fascino di quel misterioso vulcano che conquista le menti romantiche di scrittori e poeti di mezza Europa. Famosa la sua descrizione che porta la data ottobre 1767.
Nel diciannovesimo secolo l’approccio al vulcano cambia con l’introduzione delle scienze della terra. Alexander von Humboldt e Charles Lyell sono soltanto due dei nomi che contano negli studi del settore. A metà del secolo si crea un Osservatorio appositamente istituito per lo studio del Vesuvio con strumenti di alta precisione in grado di avvertire la bensì minima scossa proveniente dal ventre profondo di Vesevo.
A distanza di 150 anni dalla sua fondazione, scrive Scarth, ci si aspetterebbe che al minimo avvertimento dato dalle sofisicate strumentazioni di questo moderno Osservatorio facesse seguito anche una sicura e sollecita evacuazione della popolazione eventualemente interessata ai pericoli dell’eruzione. Ahimè non è così. In soltanto un paio di settimane di possibile preavviso di una imminente eruzione, niente di concreto e di sicuro è stato previsto in termini di avacuazione e sicurezza. Il vulcano dorme dal 1944 e se si sveglierà, con una potenza simile a quella del 1631, non si sa esattamente cosa accadrà. La domanda più ricorrente è: quando? Nessun scienziato e nessuna strumentazione può dirlo. E per questa ragione la gente, i milioni di persone che hanno deciso di continuare a vivere e lavorare tutt’intorno al vulcano sono persone che da un punto di vista antropologico sono davvero speciali.
Il libro di Scarth oltre ad essere un ottimo documento storico e scientifico è anche uno studio importante sulla realtà di una regione, quell’antica Campania, ricca e fertile popolata da genti e popoli speciali. Genti e popoli sui quali in un certo qual modo l’iperattivismo del vulcano ha influito decisamente sui loro destini. Questa regione, con quella straordinaria città che è Napoli, da oltre tremila anni, vive in maniera “vulcanica” la sua esistenza terrena avendo assorbito tutto il furore, la passione, il calore, l’irruenza e l’incongruenza, il furore e la passione, la violenza e la libertà delle qualità antropomorfiche del vulcano stesso. Il Vesuvio è stato come un cortigiano pericoloso, capriccioso e viziato il quale durante le eruzioni e le distruzioni ha mandato all’altro mondo migliaia e migliaia di persone senza un perchè, una ragione o spiegazione. Ha seminato morte e distruzione ma ha anche permesso la formazione di una terra quanto mai ricca, fertile, nobile, sia nella natura che nello spirito degli uomini e delle cose. La “Campania felix” ha visto alternarsi “età dell’oro” e periodi di grande decadenza e confusione. Non ultimo, ad esempio, la grande crisi di una città ed un territorio prigioniero della sua stessa “spazzatura”. Scorie umane e morali di un tessuto sociale in continuo conflitto con se stesso e con il mondo. Questo libro costuisce un’ottima fotografia della nostra realtà politica, morale, sociale, storica e geografica vista con gli occhi e la mente di uno straniero. Articolo tratto da Supereva Notizie.