Month: gennaio 2010

Ercolano e il rischio Vesuvio

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Parte questa sera il viaggio alla scoperta dei problemi della zona rossa. Attraverso un ciclo di quattro conferenze (che avranno luogo ad Ercolano, Sant’Anastasia, Pompei e Somma) Assoimpero in collaborazione con l’associazione OMPS (osservatorio permanente per la sicurezza) promuove una campagna di sensibilizzazione per il riscatto economico, culturale e per la sicurezza dell’area vesuviana. «L’iniziativa cercherà di dare voce alle esigenze di tutti i comuni che vivono confinati nell’area rossa, – fa sapere con una nota il presidente dell’Assoimpero Ciro Di Dato- La nostra terra troppe volte ghettizzata e lasciata a un triste destino da una politica spesso inattenta alle esigenze di questo territorio, vittima di uno sviluppo demografico ed edilizio selvaggio ormai senza controllo, al quale si cerca di ottemperare con la regressione, mezzo del tutto inefficace per cercare di decongestionare o mettere in sicurezza un popolo che vive su di una bomba a tempo». Per tutti coloro che vogliano approfondire temi quali la sicurezza, il rispetto per l’ambiente e le condizioni economiche e culturali dei comuni vesuviani, l’appuntamento è al Mav alle ore 18. All’iniziativa hanno aderito, oltre agli amministratori locali, anche il presidente Tess Leopoldo Spedaliere, Sergio Vigilante presidente Antiracket Portici Luigi Fiengo Consigliere Comunale PD Ercolano, Gennaro Miranda Capogruppo PDL Ercolano, i Rappresentati sindacali cisl Regione Campania, il Professor Rolandi ordinario di Vulcanologia presso Università Federico II di Napoli , Dottor Avvocato Luigi Cesaro Presidente della Provincia di Napoli, il Dottor Russo Giuseppe Consigliere Provinciale, Ingenere Nunzio Di Martino del Ministero delle infrastrutture e dei Traspori dell’ufficio Roma Capitale.
«Questo convegno rappresenta un importante momento che le iistituzioni e i politici hanno l’obbligo di cogliere. – ha dichiarato il dott. Miranda- Tale manifestazione deve far nascere un forte momento di confronto sulle strategie, sugli obbiettivi esulle modalità operative da porre in essere per il rischio vesuvio». Al termine del ciclo di incontri, verranno raccolte tutti gli interventi in un unico volume.
«Attraverso la pubblicazione vogliamo lasciare un segno tangibile delle proposte, delle esigenze e dei disagi che vivono gli abitanti di queste città- ha concluso Di Dato- Questo percorso cercherà di attualizzare, monitorare e movimentare la problematica dell’aria rossa per far sì che questa zona non resti solo un pericolo per chi ci vive e un problema sociale in caso di una eventuale evacuazione, ma diventi fonte di investimento e di sviluppo produttivo e sociale».
Ecco il calendario degli incontri
  • 30 Gennaio 2010 ore 18.00 nell’auditorium del Museo Archeologico Virtuale di Ercolano : all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città di Portici, San Giorgio a Cremano, Torre Del Greco, Torre Annunziata ed Ercolano.
  • 13 Febbraio 2010 ore 17.00 nella biblioteca comunale Giancarlo Siani di Sant’Anastasia: all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città: San Sebastiano Al Vesuvio, Massa di Somma, Pollena Trocchia, Cercola e il commissario della città di Sant’Anastasia.
  • 27 Febbraio 2010 ore 17.30 nell’aula consiliare del comune di Pompei : all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città di Boscotrecase, Boscoreale, Trecase e Pompei.
  • 6 Marzo 2010: ore 17.30 nell’aula consiliare del comune Somma Vesuviana all’incontro saranno invitati a partecipare i sindaci delle città: Ottaviano, Terzigno, San Giuseppe Vesuviano, e Somma Vesuviana. Ad ogni incontro saranno invitate le autorità dell’ente parco.
Articolo di Rachele Tarantino, tratto da IlMediano.it del 30 Gennaio 2010. Foto dalla rete.

 

L’area vesuviana ha il Piano del Parco Vesuvio

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Quasi cinque anni dopo l’adozione da parte della giunta regionale passa in consiglio il Piano del Parco Vesuvio, uno strumento urbanistico e di pianificazione territoriale che il presidente dell’Ente, Ugo Leone, non esita a definire “di notevole importanza”. In pratica, vengono finalmente fissate regole e linee strategiche di sviluppo dell’area protetta, oltre che la sua perimetrazione e la divisione in zone. Il consiglio regionale ha licenziato il piano pochi giorni dopo la sua approvazione in commissione urbanistica e a distanza di un mese dal via libera al piano del Parco Nazionale del Cilento. Un’accelerata, dunque, che fa dire a Gabriella Cundari, assessore regionale all’urbanistica: “Fissare delle regole consente sempre uno sviluppo armonioso del territorio, adesso l’obiettivo della Regione è occuparsi dei piano degli otto parchi regionali”. Tra le novità inserite nel piano c’è la richiesta del consiglio regionale, che dà mandato alla giunta di prendere contatti con il Ministero dell’Ambiente, di rivedere i confini dell’area protetta che ricadono nel comune di Sant’Anastasia e l’invito all’Ente Parco a localizzare un parcheggio di interscambio alla porta di accesso al vulcano, in località Cifelli, nel Comune di Boscoreale. Il Piano individua, inoltre, 6 Progetti Strategici: risorse da valorizzare attraverso la concertazione con i soggetti interessati tramite conferenze di servizio e accordi di programma. I progetti strategici sono denominati “La risalita storica lungo il tracciato del treno a cremagliera”, “Verso il ciglio attraverso il Casamale”, “La via dell’acqua di Ottaviano”, “Da Pompei al cratere lungo la strada Matrone”, “Il Museo forestale e geologico del Somma e del Vesuvio”, “Dalla costa di Torre del Greco verso il Piano delle Ginestre attraverso il Colle dei Camaldoli”. Nomi che evocano scenari storici e naturalistici che, tuttavia, vanno ora adeguatamente valorizzati.  Sull’ok al piano, comunque, il presidente Ugo Leone si esprime in termini molto positivi: “È una buona notizia per tutta l’area vesuviana, che adesso ha regole certe e programmi concreti di crescita”. Articolo di Francesco Gravetti, tratto da IlMediano.it. Foto da internet.

Pomodorino del piennolo, via al consorzio di tutela

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E’ stato costituito l’organismo consortile volontario denominato Consorzio di tutela del “pomodorino del piennolo” del Vesuvio. Ne dà notizia la Coldiretti di Napoli. “L’iniziativa segna, con un’azione di sensibilizzazione promossa da Coldiretti Napoli – si afferma nella nota – l’avvio delle procedure per ottenere, in conformità della regolamentazione nazionale, il riconoscimento del ministero delle Politiche agricole e svolgere senza scopo di lucro le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi relativi alla denominazione, compresa la collaborazione alla vigilanza e alla salvaguardia della Dop da abusi, atti di concorrenza sleale, contraffazioni, uso improprio della denominazione e comportamenti comunque vietati dalla legge”.Presidente è stato eletto Pasquale Imperato, vice presidente è Giuseppe Busiello. Articolo tratto da Il Denaro.

Troppe case sul Vesuvio, la fuga è impossibile

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Cemento vista vulcano. Non si è esitato a costruire laddove la logica e il buon senso l’avreb­bero sconsigliato, né si è evitato di ri­correre a bonari, e ben tassati, con­doni. Il silenzio del Vesuvio dal 1944 ha incrementato, a partire dagli an­ni Cinquanta, la cementificazione in tutta l’area del vulcano. Palazzine e villette, alberghi e ristoranti affonda­no le fondamenta sulla falda trabal­lante del Vesuvio, gli ospedali sorgo­no sulle conche laviche, la vita bruli­ca sulle vie di lava scavate nei secoli dalle eruzioni. Abusivismo cronico eppure, predicano i vulcanologi, non esiste al mondo una località a più al­to rischio vulcanico considerando l’abnorme concentrazione edilizia spintasi fino a poche centinaia di me­tri dal cratere. Nessuna via di fuga. Ma la paura non è emozione propria di questa zona: qui a costruire sono i privati, i Co­muni e lo Stato, tanto prima o poi il perdono edilizio arriva per sé e per tutti gli altri. L’abbattimento, invece, non arriva mai, perché è troppo lun­go e costoso. Legambiente lo denun­cia, la camorra del cemento si arric­chisce. Laborioso fare anche un cen­simento degli edifici abusivi, 7mila, più probabile oltre i 10mila: cinque volte in più di quelli condonati negli ultimi dieci anni. Gli stessi diciotto Comuni vesuviani hanno perso il conto nonostante l’aumento della popolazione. Sopra e intorno al Ve­suvio le case abusive hanno ostruito finanche le cosiddette vie di fuga in­dividuate in caso di eruzione. Non si è vigilato, non si impedisce, non si previene. Impreparazione ed incon­sapevolezza sembrano caratterizza­re il rapporto con il Vesuvio e con il pericolo di un’eruzione. La Protezio­ne civile ha preparato un piano di fu-ga nel 2005, che divide l’area vesu­viana in tre zone: la rossa, immedia­tamente circostante il vulcano (18 Comuni e 600mila abitanti); la gial­la, area che potrebbe essere interes­sata dalla ricaduta di ceneri e lapilli (96 Comuni delle province di Napo­li, Avellino, Benevento e Salerno e 1.100.000 abitanti); la blu, che ricade all’interno della zona gialla, ma è sog­getta ad un agente di pericolosità ul­teriore: corrisponde infatti alla «con­ca di Nola» che, per le sue caratteri­stiche idrogeologiche, potrebbe es­sere soggetta a inondazioni e allu­vioni, oltre che alla ricaduta di cene­ri e lapilli (14 Comuni della provincia di Napoli e 180mila abitanti). Le vie di fuga si rivelano però inadeguate, come la Statale 268, una delle strade a più alto rischio di mortalità. L’uni­co tentativo di decongestionare un territorio sovrapopolato è stato mes­so in atto cinque anni fa dalle istitu­zioni. Il progetto si chiamava «Vesu­via ». La Regione dava 25mila euro per ac­quistare casa fuori dalla zona rossa e prevedeva entro il 2013 una nuova si­stemazione per 61mila persone: me­no di 5mila hanno deciso di cambia­re area e in 9 dei 18 Comuni la popo­lazione è aumentata. «Il vero dram­ma è che siamo senza un piano pre­ciso – dice angosciato Ciro Borriello, sindaco di Torre del Greco, uno dei Comuni nella zona rossa –. Qui si ri­schia di morire tutti». Prigionieri volontari del vulcano. E gli abusi sul Vesuvio non si limitano all’edilizia, si va dallo scavo illegale di cave non autorizzate per l’aspor­to di sabbia, pietrisco e pietra lavica, agli sbancamenti e movimenti di ter­ra (attività già di per sé vietata ma che spesso è il preludio di altre attività a­busive) alle discariche di materiali tossici o edili (ma a Terzigno, in pie­no Parco del Vesuvio c’è una discari­ca legale e un’altra si sta allestendo, secondo la legge anticrisi del 2008, sotto l’egida dell’allora sottosegreta­rio all’emergen­za rifiuti in Campania).
Ora si cerca, per quel che è possibile, di rimediare al­meno agli scempi edilizi. Lo scorso feb­braio la Regione Campania e l’ente Parco Ve­suvio hanno fir­mato un proto­collo d’intesa per il contrasto all’a­busivismo edilizio. L’intesa prevede un programma di demolizione ogni sei mesi. Scovare gli abusi è facile, e­liminarli resta il il vero problema. La Regione ha proposto invano incentivi perché si abbandonasse la casa sul vulcano: nella metà dei Comuni della zona la popolazione alla fine è aumentata. Articolo di Valeria Chianese, tratto da Avvenire.it. Foto reperita in rete.

Discarica di Terzigno, si deciderà dopo le elezioni regionali

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Dopo l’esito negativo della Conferenza dei Servizi, con molta probabilità, una decisione definitiva sul futuro della discarica sarà presa dopo le prossime elezioni regionali. Intanto continua la mobilitazione civica. Dopo la Conferenza dei Servizi dello scorso 30 dicembre, nella quale fu decisa la momentanea chiusura della Cava Vitiello, che, come affermato dai rappresentanti del comitato civico, è più grande della “bocca” del Vesuvio, tutti i comuni del Parco Nazionale, attendono nuove mosse da parte del governo. A quanto pare, però, una decisione definitiva sul futuro della discarica potrebbe essere presa dopo le prossime elezioni regionali che si terranno in primavera. Con il “no” della conferenza è saltato anche l’incontro previsto per l’11 gennaio, durante il quale si sarebbe discusso di alcuni elementi tecnici che riguardano la cava Vitiello. Da sottolineare ancora una volta che, durante la conferenza, è stato decisivo il voto negativo del commissario prefettizio di Terzigno, Luigi Armogida (rappresentato dal subcommissario prefettizio Gino Coppola), diventato ormai nuovo idolo dei cittadini, per aver cambiato parere nel momento fatidico della votazione. A motivare quel voto è stato il mancato rispetto dell’accordo di programma sui fondi di compensazione, per una somma di circa 14 milioni, destinati a Terzigno in quanto luogo che “ospita” (malvolentieri) la discarica. Il comitato civico, insieme ad alcuni rappresentanti politici, ha ringraziato personalmente il commissario Armogida, il quale, però, con la sua decisione, non ha soddisfatto le aspettative del governo, ed ora, pare, sia a rischio “ritorsione”. Intanto comitati civici e partiti politici non resteranno a guardare, attendendo passivamente una definitiva decisione, ma fanno sapere che la mobilitazione continuerà, per vincere nuove “battaglie” e, perché no, addirittura la “guerra”. Articolo di Raffaele Isernia, tratto da Il Mediano del 10 Gennaio 2010. Foto Rinascita Campania.