Month: novembre 2009

Il Vesuvio? “E’ una bomba ad orologeria”

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“Il rischio di un’eruzione del Vesuvio è molto alto e non bisogna mai abbassare la guardia”. Questo è stato l’allarme lanciato in occasione dell’ultimo convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania. In particolare, secondo lo stesso presidente dell’Ordine, Francesco Russo: “La gente ha sottovalutato la pericolosità del caso e quando il Vesuvio esploderà, sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”. Dal punto di vista scientifico, il Vesuvio è costantemente monitorato. L’Osservatorio vesuviano, in questi anni, ha installato una minuziosa rete di strumenti per il controllo dei parametri geofisici e geochimici oltre a quelli relativi alla sismicità, alle deformazioni e alle stesse emissioni di gas dal sottosuolo. Secondo lo studioso, chi ha davvero sottovalutato la pericolosità del Vesuvio sono state la politica e la stessa opinione pubblica. “Quando il Vesuvio esploderà – sostiene Russo – sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”.
In questi anni sono stati stanziati centinaia di migliaia di euro per incentivare l’evacuazione dalla zona rossa, l’area alle pendici del cratere considerata a più alto rischio. Il progetto si chiamava “Vesu-via”. La Regione Campania finanziava l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa. Il risultato è stato disastroso. Solo un centinaio di persone ne hanno usufruito, mentre, allo stato, ne risultano quasi 10.000 abitare nelle zone a più alto rischio. Secondo il presidente dei geologi campani: “Bisognerebbe, infatti, togliere quanti più insediamenti stabili possibili magari convertendo queste aree a destinazione prettamente turistiche”. Una delle ragioni del fallimento di “Vesu-via” è certamente dovuto al fatto che, per persone nate e vissute in quei luoghi, è difficilissimo abbandonarle. “Ciò, però – ribadisce Russo – non deve far dimenticare che nel momento in cui esso esploderà, il flusso di gente che scapperà sarà tantissima e l’epilogo che si prevede sarà in ogni caso tragico. Proprio per questi motivi, l’appello si fa duro verso le istituzioni politiche che devono prendere seri provvedimenti”. Secondo un tecnico dell’Osservatorio vesuviano da noi ascoltato, che però ci chiede di restare anonimo, senza dubbio dal punto di vista geofisico uno dei “segnali precursori dell’eruzione sarà un’intensa attività sismica con magnitudo intorno a 5 gradi della scala Richter e il presentarsi di rigonfiamenti del terreno anche in aree distanti tra loro diversi km”. Laconico, poi però chiosa: “Viviamo su una bomba ad orologeria e non sappiamo nemmeno quando scadrà il timer”. Infatti, è certamente vero che un’eruzione vulcanica, a differenza di quanto avviene per i terremoti, è prevedibile anche se, ancora oggi, non è possibile stabilire quale sarà il suo andamento; se si concretizzerà, cioè, in fenomeni che non costituiscono una minaccia diretta per la vita umana o se evolverà in forme catastrofiche. Una “inutile” evacuazione a scopo preventivo, tra l’altro, rischia di ingenerare tra la popolazione sfiducia nelle stesse strutture preposte alla sorveglianza vulcanica e alla protezione civile.
Secondo Francesco Santoianni nel suo libro Disaster Management – Protezione Civile (Accursio Editore) l’ipotesi più accreditata, in caso di “eruzione di tipo vesuviano” prevede all’inizio, subito dopo l’esplosione del “tappo” che oggi copre internamente il cratere, il lancio nell’atmosfera di grandi quantità di “fallout piroclastico” (sostanzialmente, ceneri e lapilli) che, spinte dalla gravità e dal vento, ricadono in un’area più o meno vasta; le conseguenze di questa pioggia, se non si interviene in tempo, possono essere disastrose in quanto il fallout piroclastico può appiccare incendi e accumularsi sui tetti delle abitazioni provocandone il crollo. Non a caso, da sempre, l’atteggiamento di molte popolazioni abitanti le aree vulcaniche è stato quello di restare in zona (a cominciare dalla famosa eruzione del 79 dc, quella che distrusse l’antica Pompei), durante alcune fasi dell’eruzione, per proteggere le proprie abitazioni esponendosi, a loro volta, all’ulteriore rischio in quanto l’eruzione può evolversi, anche in breve tempo, in fenomeni immediatamente pericolosi per le persone, quali ad esempio, nubi ardenti (surge) o rovinose valanghe (lahar). L’ultimo fenomeno, in rigoroso ordine temporale, sarebbe la colata lavica a valle. Secondo quando riportato in un’intervista all’ex direttore dell’Osservatorio vesuviano, il professore Giuseppe Luongo “Non c’è preparazione nell’area vesuviana, non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio, per cui oggi si stanno nascondendo dietro gli scienziati”. Luongo, già docente di Fisica del vulcanismo all’università di Napoli, ha presentato uno scenario a dir poco inquietante. “È come se vi fosse stato un salto di qualità nella dinamica del vulcano – afferma Luongo – e quanto questo nel futuro potrà pesare per una ripresa dell’attività eruttiva è tutto da studiare e interpretare”. Secondo Luongo molte notizie che riguardano l’attività del vulcano non sono state rese note all’opinione pubblica. “In primo luogo, per dare tranquillità alla gente. Secondo, perché non c’è preparazione nell’area vesuviana e questa è la denuncia che dobbiamo fare, perché abbiamo superato i quattro anni dalla predisposizione del Piano della Protezione Civile nazionale. È da dire tuttavia che il piano nazionale è largamente inadeguato alla realtà del Vesuvio, e inoltre i Comuni che non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio si stanno nascondendo dietro gli scienziati, spesso in disaccordo tra loro. Bisogna organizzare il territorio, pertanto la comunità locale dovrebbe evitare di costruire nuove strade, ma impegnarsi nel riorganizzare l’urbanistica “selvaggia” frutto di speculazione edilizia iniziata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo fare l’operazione inversa, attrarre la gente verso altre aree, con opportuni piani economici, evitando di mandarla allo sbaraglio”. Alla domanda se poi in caso di eruzione esiste una possibilità di fuga per la popolazione, Luongo ha così replicato: “Innanzitutto l’ipotesi del piano prevede questo: l’eruzione sarà fortemente esplosiva, e verrà prevista quindici giorni prima[…] ma io posso assicurare che non ci sono elementi scientificamente validi per prevedere un’eruzione con così largo anticipo, perché l’eruzione, sull’esperienza acquisita a livello mondiale, viene prevista poche ore, fino a un massimo di due o tre giorni, prima. In secondo luogo, è previsto un piano d’evacuazione della durata di una settimana per lasciare la città. È una cosa allucinante, pensare alla tensione e al panico a cui viene sottoposto il cittadino in attesa del suo turno. Noi non prepariamo la gente ad uno spostamento rapido e civile, senza creare problemi agli altri”. Articolo di Pietro Salvato del 28 novembre 2009, tratto da Giornalettismo.com . Foto reperita in rete.

 

I tesori del Parco Vesuvio

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“Una montagna rivestita di terra fertile e alla quale sembra che abbiano tagliato orizzontalmente la cima”, così Strabone, che per primo ne intuì la natura vulcanica, descriveva il Vesuvio nel 10 d.C., 69 anni più tardi, con la famosa eruzione narrataci da Plinio il Giovane, il vulcano diede fondatezza alle intuizioni del geografo dell’antica Grecia. Con il passare dei secoli il Vulcano caratterizzò le vicende storiche di Napoli e del suo golfo, grazie al suo fascino e alle innumerevoli rappresentazioni iconografiche. Purtroppo a partire dal secondo dopoguerra l’area del Vesuvio diventa terra di conquista per la cementificazione selvaggia, per lo scarico di rifiuti, spesso tossici, e per i piromani. Come risposta a questi problemi, e dall’intento di ripristinare la selvaticità e il fascino del vulcano il 5 giugno 1995, dopo decenni di battaglie ambientaliste, con Decreto del Presidente della Repubblica viene istituito il Parco Nazionale del Vesuvio. Anche se il Parco non è molto esteso, si sviluppa infatti su una superficie di poco superiore agli 8000 ettari, grazie alla sua origine vulcanica risulta essere dal punto di vista naturalistico straordinariamente ricco e particolare. La particolarità della composizione del terreno, e la ricchezza mineralogica danno forza e nutrimento a oltre 900 specie vegetali, degne di nota sono l’Ontano Napoletano, la Betulla presente tra gli 800 e i 1000 metri, il Leccio, particolarmente veloce a ricolonizzare i terreni che a partire dagli anni 90 hanno duramente colpito il Parco, infine un cenno particolare è riservato alla ginestra, o fiore del deserto, che ispirò la celebre poesia di Giacomo Leopardi durante il suo soggiorno a Torre del Greco. Anche da un punto di vista faunistico il Parco risulta essere particolarmente interessante, con un po’ di fortuna è possibile incontrare la faina, la lepre, il topo quercino e la volpe, inoltre durante periodo di nidificazione è possibile ammirare poiane, sparvieri, gheppi, corvi imperiali, e falchi pellegrini oltre ai più comuni gufi, barbagianni e beccacce. Nonostante le modeste dimensione il parco offre al visitatore un’ampia varietà di paesaggi e itinerari spaziando dalle suggestive colate laviche ai fitti boschi, dai centri storici dei tredici comuni presenti all’interno del parco fino alle celebri rovine di Pompei ed Ercolano o le magnifiche Ville patrizie sparse qua e là alle pendici del Vesuvio. Gli itinerari più suggestivi sono l’escursione alla sommità del Vesuvio, che a 1281 metri sul livello del mare offre una vista mozzafiato su tutto il Golfo, oltre a un incredibile colpo d’occhio dall’alto degli scavi di Pompei. Da non perdere anche l’Osservatorio Vesuviano sito a 609 metri d’altezza voluto da Ferdinando II di Borbone, e l’attiguo Atrio dei Cavalli, un anfiteatro naturale delimitato da colate laviche che deve il suo nome ai cavalli e agli asini che, in passato, qui venivano lasciati dai turisti diretti al cratere. Per gli amanti delle passeggiate nei boschi di lecci e pinete ci sono la Riserva del Tirone, che è stata la prima area ad essere sottoposta a vincolo di tutela, e il Monte Somma, che è la parte più antica del Vulcano che raggiunge la sua altezza massima con la Punta del Nasone a 1131 metri. Salvaguardato da un altro ente, ma comunque all’interno del Parco del Vesuvio e degno di essere visitato, è il Miglio d’Oro, con le sue 120 ville di età borbonica sparse tra San Giorgio a Cremano, Portici, Barra, Ercolano, Torre del Greco e Torre Annunziata. Oltre ai tradizionali percorsi naturalistici è possibile partecipare alle numerose iniziative socioculturali promosse dall’Ente Parco, come la Festa della Tammorra, giunta ormai alla quarta edizione, o alla promozione dei numerosissimi prodotti tipici del Vesuvio come il pomodorino del Vesuvio o il Lacryma Christi. Sono molti i motivi per i quali visitare questo meraviglioso Parco, ma forse il più importante è quello di considerare il Parco come un punto di partenza, come un esempio virtuoso di recupero e salvaguardia del territorio dal degrado ambientale che ha caratterizzato la zona vesuviana da quarant’anni a questa parte. Articolo tratto da Napoli.com del 19 novembre 2009. Foto Parks.it .

Albicocca del Vesuvio, Zaia: polemiche pretestuose

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“Tutti i prodotti italiani hanno pari dignità e tutela da parte del Ministero. La polemica sull’Albicocca vesuviana è strumentale oltre che priva di fondamento”. Così il Ministro Luca Zaia interviene a proposito delle notizie di stampa apparse oggi e relative all’Albicocca vesuviana. “La questione è presto detta: La Commissione europea ha ritenuto non conforme alle normative la documentazione fornita al Ministero dal Comitato promotore a sostegno del riconoscimento della denominazione. Per questo, se il Mipaaf non avesse provveduto a ritirare la domanda di registrazione dell’Albicocca vesuviana, l’Europa avrebbe messo definitivamente la parola fine alla procedura di riconoscimento”. Allo stato dell’arte, quindi, restano aperte tutte le possibilità dei produttori di presentare nuovamente la richiesta di registrazione, fermo restando il rispetto delle regole comunitarie. “Quello che si è voluto far passare per il leghismo antimeridionalista del Ministro, in realtà – ha concluso Zaia – era l’unica cosa giusta da fare per difendere un prodotto di qualità di un territorio che non avrebbe bisogno di polemiche pretestuose ma di un maggiore gioco di squadra ad ogni livello”.