Month: giugno 2009

Poesie sul Vesuvio per il benvenuto all’estate

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Lo straordinario paesaggio naturale del Vesuvio come scenario per l’arrivo dell’estate. Sono centinaia le persone che si incontreranno sulla sommità del vulcano per celebrare il solstizio d’estate al Fiume di Pietra, una struttura che sorge in uno degli angoli più caratteristici del Parco nazionale. Nella serata di domenica, in varie parti del mondo l’inizio della stagione estiva verrà celebrato con una cerimonia che unirà località suggestive dei cinque continenti. In decine di luoghi di notevole interesse naturalistico, verranno accesi dei falò per vivere insieme il momento del solstizio in un rito beneaugurante di origine pagana. Il filo conduttore dei vari eventi di quest’anno è rappresentato dalle tematiche della pace e del dialogo tra culture diverse. Per questo motivo, alle nove di sera ora italiana, intorno ai fuochi accesi in tutto il mondo, sarà letta la poesia «La porta d’Oriente» dell’artista palestinese Nidaa Khoury. L’appuntamento del Vesuvio va inserirsi nella rassegna «Le isole si accendono» nata nel 2004: «Questo genere di eventi si sta diffondendo sempre di più anche dalle nostre parti – spiega Paola Acampa, responsabile della residenza Fiume di Pietra -. Sono molte le persone che aderiscono a queste iniziative per condividere ideali di pace in un contesto di natura incontaminata. Già in occasione del solstizio d’inverno organizzato nel dicembre scorso con la preziosa collaborazione di Mimmo Grasso, abbiamo avuto l’occasione per testare il seguito di questi appuntamenti». Nei boschi del Vesuvio, sarà rivissuto il rito del pane e del sale con la musica della tammorra di Bruno Senese e degli Echi flegrei. Si avvicenderanno, inoltre, numerosi poeti che leggeranno le loro opere: tra loro anche Luigi Trucillo, vincitore del Premio Napoli 2009 per la poesia, Marco De Gemmis, Costanzo Ioni, Giovanna Marmo e Bianca Medaccia: «È una sorta di rito antico che si rinnova – commenta Luca Coppola, tra gli organizzatori della serata sul Vesuvio -. Si tratta di una manifestazione collettiva che vuole rappresentare un buon viatico in vista dell’estate e celebra il solstizio come momento di passaggio. La presenza di musicisti e poeti in uno scenario come quello vesuviano rende questo appuntamento senza dubbio suggestivo». Con il solstizio d’estate, si inaugura la stagione degli «Incontri vesuviani» che vedranno la partecipazione del saggista Mimmo Grasso e dell’Istituto partenopeo di patafisica che si occupa dello studio delle soluzioni immaginarie e dell’esplorazione della realtà attraverso l’eccezione: «Anche quest’anno intorno al Fiume di Pietra ruoteranno decine di forme artistiche – conferma Paola Acampa -. Si parte dai progetti di poesia collettiva per giungere al connubio tra natura e cultura attraverso la Fitoalimurgia. Nell’ambito degli Incontri Vesuviani, inoltre, verrà presentata la Nuova Enciclopedia illustrata della canzone napoletana di Pietro Gargano edita da Magmata». Articolo di Francesco Catalano, da Il Mattino del 20 giugno 2009.

Nuove sette meraviglie, Vesuvio a un passo dalla vittoria

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Che lo si guardi dal golfo di Napoli o da uno dei sentieri che portano al cratere lo spettacolo è sempre tra i più belli: il Vesuvio non è solo un simbolo, ma anche un gioiello naturalistico e pezzo di storia e cultura della città. Adesso il vulcano è a un passo da un prestigioso riconoscimento. Il Vesuvio è infatti in semifinale nel concorso mondiale bandito dalla fondazione ‘New seven wonders’, con il patrocinio delle Nazioni Unite, per aggiungersi alla lista delle sette meraviglie naturali del mondo. Al momento ‘il simbolo di Napoli’ è terzo nella categoria ‘montagne e vulcani’ e per sostenere la sua candidatura il Comune di Ercolano (Napoli) ha istituito un apposito comitato promotore con tanto di sito internet.
Nella home page di http://www.vesuvio.napoli.com/ c’é infatti il link diretto al sito del ‘New seven wonders’ dove si può votare per il vulcano. E proprio il popolo di internet ha cominciato una vera e propria mobilitazione in favore del Vesuvio. In prima linea un quotidiano on line, ma sono tanti anche i singoli naviganti che dai loro blog e siti internet hanno rilanciato l’iniziativa. Sul popolare social network Facebook sono decine i gruppi di fan del vulcano, quello dal titolo ‘Votiamo per il Vesuvio tra le 7 Meraviglie della natura nel mondo’ conta quasi 20.000 iscritti. “Questo riconoscimento sarebbe la conferma ufficiale di un primato di cui il Vesuvio gode già da tempo – dice all’Ansa il direttore dell’Osservatorio vesuviano Marcello Martini – è il vulcano più famoso nella comunità scientifica, nel Seicento fu istituito il primo piano di emergenza al mondo e in epoca borbonica invece è nata la prima struttura di ricerca sull’attività dei vulcani al mondo”.
Da sempre poeti, musicisti, scrittori e pittori napoletani guardano al Vesuvio in cerca di ispirazione. “Una meraviglia a orologeria” così lo definisce, parlando con l’Ansa, lo scrittore napoletano Erri De Luca che al vulcano ha dedicato più di un racconto. Ricorda l’ultima eruzione nel 1944 che fu, racconta, “solo pirotecnica perché non volle aggiungere altro disastro alla guerra”. “Il Vesuvio non è mai stato un arredo perché noi la bellezza l’abbiamo sempre pagata a caro prezzo. E’ l’incubo principale, il più sontuoso di questa città. E’ carico di potenza distruttiva eppure ogni napoletano saprebbe indicare dove si trova anche mentre dorme. Si trova a Oriente della città e per questo orienta i sonni e le veglie di tutti” ha concluso De Luca. Silenzioso osservatore delle vicende della città, oggi il Vesuvio è sede di un’area naturalistica protetta. Falchi e poiane volano attorno al cratere, mentre volpi e donnole si nascondono tra i pini e i lecci che crescono alle sue pendici. Tanti anche i fiori come la rosa selvatica, il biancospino e ovviamente la ginestra di leopardiana memoria. Articolo da Ansa.it del 12 giugno 2009.

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Il Vesuvio «cresce» è più alto di 30 metri

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Anche la terra vesuviana sale. Di pochissimo, in media cinque millimetri all’anno, ma sale. Nel corso degli ultimi sei millenni l’area più vicina al cratere si sarebbe sollevata di 30 metri, secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Osservatorio Vesuviano, delle facoltà scientifiche universitarie di Napoli, del Sannio, di Helsinki e della Soprintendenza Archeologica di Pompei. Operando in profondità, sui reperti recuperati nel tessuto urbanistico stratificato sotto lava e lapilli, gli studiosi hanno soffermato l’attenzione su una serie di microrganismi marini rimasti sepolti nei millenni. Dell’antico porto di Pompei, sul tratto di costa che lambiva le falde del vulcano, si sapeva già molto. Molto meno, invece, si conosceva della lentissima, impercettibile spinta del suolo verso l’alto. Una tendenza costante, a differenza del saliscendi registrato nei secoli nell’area del bradisismo flegreo, fenomeno parallelo ma completamente diverso. «Ora si apre un capitolo di straordinario interesse per ricostruire la storia del Vesuvio – spiega Aldo Marturano, ricercatore dell’Osservatorio, coordinatore del gruppo che ha condotto lo studio – per la prima volta è stato possibile sintetizzare le esperienze delle diverse professionalità del territorio, vulcanologi, petrografi, micropaleonotologi, archeologi, per sondare in profondità e strappare al vulcano i segreti scolpiti nei reperti delle eruzioni». L’esito dello studio, che sarà pubblicato sul «Journal of Vulcanology and Geothermal Rsearch», lascia prevedere nuovi scenari anche sulle vicende storiche di una delle zone più affascinanti, sul piano archeologico, del mondo. Finora, infatti, la falda terrestre vesuviana e dell’intera piana campana, tranne i Campi Flegrei, erano considerate strutture sottoposte ad un lentissimo processo di affondamento. Sarà possibile riscrivere la vita del vulcano, mettendo a fuoco particolari inediti, a cominciare dai processi di trasformazione che caratterizzarono i più devastanti eventi eruttivi, le fasi di letargo, il succedersi delle catastrofi. Naturalmente è presto per azzardare programmi di ulteriore approfondimento, ma è evidente che i sondaggi compiuti sull’apparato vulcanico, in particolare sui microrganismi marini (studiati con l’applicazione delle più sofisticate tecnologie oggi a disposizione) aprono prospettive di non scarso interesse per la ricostruzione dei fenomeni che anticiparono e che seguirono l’eruzione cosiddetta di Avellino, quella universalmente conosciuta del 79 dopo Cristo, le altre più devastanti emergenze vesuviane. Cosa significa, sul piano «volgarmente» pratico? Significa che dai nuovi studi potrebbero arrivare indicazioni preziose anche dal punto di vista delle previsioni, e perciò della prevenzione dai rischi di una lontana, ma inevitabile eruzione. In questo senso si dicono ottimisti i «guardiani» del vulcano. Conoscere sempre meglio e sempre più in profondità i segreti del vulcano, insomma: è questa l’unica ricetta seria per difendersi concretamente. Intanto, ieri, la rete sismica del Vesuvio ha registrato 15 «segnali» causati da eventi franosi localizzati nell’area del Gran Cono. L’evento più forte alle 6.41 l’ultimo alle 7.42. Le frane, definite «più consistenti rispetto alla norma», non sono da mettere in relazione a nessuna attività vulcanica: sono fenomeni erosivi dovuti probabilmente alle ultime piogge. Articolo di Franco Mancusi, da Il Mattino del 6 giugno 2009.