Month: gennaio 2008

Vesuvio,la catastrofe fa spettacolo

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Giovanni Fiorentino Robert Rive, Alphonse Bernoud e Giorgio Sommer sono tra i primi stranieri che fotografano Napoli, sono viaggiatori e poi artigiani, professionisti, imprenditori e commercianti. Bernoud, dal 1855 al 1872, è presente contemporaneamente a Napoli, in via Toledo 256, a Firenze e Livorno e tramite agenti anche a Parigi e Londra, Sommer ha studio a Napoli, per ultimo e definitivamente in Largo Vittoria, e a Roma in società con Edmondo Behles. Entrambi stabiliscono rapporti di lavoro con i poteri istituzionali, prima fotografando i Borbone, poi diventando ritrattisti di casa Savoia. Sulla scena internazionale raccolgono consensi e premi alle esposizioni universali, si avvalgono di reti distributive capillari. Sono cultori ed esperti in tecniche di riproduzione, Rive brevetta una carta fotosensibile poi adottata in tutta Italia. Ancora Betocchi, ricordando che l’attività di Bernoud viene rilevata presto da Achille Mauri, annovera i tre fotografi tra i più stimati nel paese «per le vedute» e, definendone lo stato aziendale, annota che «gli stabilimenti di prim’ordine impiegano circa 12 individui». Nelle Vues d’Italie di Robert Rive l’immagine stereoscopica che corrisponde in catalogo al numero 1, riprende il panorama aereo di Napoli da S. Martino, con il golfo e il Vesuvio sullo sfondo. Il profilo del vulcano ritorna in molte vedute, fino a quando l’occhio del fotografo non si accosta alle pendici della montagna. Il cono con la lava del Vesuvio è dettaglio, materia informe, densità e intreccio del magma in primo piano con la cima del cono nella quinta, forme autonome della fotografia, difficilmente identificabili. Il pennacchio che esce dal profilo invece, lo riconosci ovunque, dalla Villa Comunale, da via Marina, da piazza Municipio, da S. Lucia, da S. Martino, da Posillipo o dal Vomero. È inevitabile che i fotografi si confrontino con il Vesuvio, fondale prospettico del golfo. Per i viaggiatori del Grand Tour, già nel Seicento l’ascensione al vulcano è tappa obbligata, ne riportano impressioni, annotazioni e schizzi su taccuini, schegge di lava, minerali, gouaches e souvenirs. Nel 1877 Carlo Tito Dalbono descrive nella Nuova Guida di Napoli e dintorni uno spettacolo magico che allora sembrava permanente. «Molte volte adunque – scrive Dalbono – il fuoco del Vesuvio non atterrisce. È teatrale». Lo spettacolo terribile della natura che sconvolge la storia, seduce. L’eruzione che si chiude con la catastrofe degli ultimi giorni di aprile del 1872 viene documentata persino nella guida Baedeker. «Il 26, al mattino, un torrente considerevole sgorgò così improvvisamente dall’Atrio del Cavallo che, tra le numerose persone che si trovavano in osservazione nei pressi, una ventina vi trovarono la morte. La colata, divisa in due bracci, percorse 5 km in 12 ore e si gettò nel precipizio a destra e a sinistra del rilievo sul quale poggia l’Osservatorio; uno di questi bracci seguì esattamente la direzione della lava del 1855 e colò tra Massa e S. Sebastiano, distruggendo in parte i due villaggi; l’altro braccio, che seguì la direzione della colata del 1858, si arrestò a 300 mt. d’altezza. Nello stesso tempo, le bocche vulcaniche della cima lanciarono le loro lave e le loro ceneri mescolate a pietre ardenti a un’altezza di 1.200 mt., le ceneri anche fino al doppio di questa altezza». Diversi professionisti documentano l’eruzione. Bernoud fotografa il Vesuvio nella giornata più spettacolare dell’evento, il 26 di aprile, le sue immagini verranno sfruttate a lungo da Mauri. Lo stesso giorno Giorgio Sommer realizza una serie di fotografie indicando l’ora precisa delle riprese, le immagini vengono riportate nel catalogo a stampa pubblicato nel 1873 e sono disponibili sul mercato, in formato medio e in stereografia, in formato Album e fino al 1886 anche in Carte de visite. Le fotografie fissano momento per momento la potenza e lo spettacolo dell’eruzione con attenzione scientista, si inseriscono in un preciso genere iconografico affermatosi fin dal Settecento attraverso dipinti e gouaches, provocano l’attenzione della stampa specialistica dell’epoca, dal francese «Le Moniteur de la photographie» al tedesco «Photographische Correspondenz». (…). L’eruzione del Vesuvio nell’immaginario della borghesia occidentale è permanente e descrive uno spazio vicino ai fuochi d’artificio, agli effetti speciali e alle illusioni ottiche, è il sogno ad occhi aperti, la catastrofe impossibile dello spettacolo da consumare unicamente nell’ambito dell’Esposizione Universale, o nella cornice della vetrina, visione impensabile che si materializza realisticamente nella fotografia.

In netto rialzo il numero di presenze al Vesuvio e ai tesori archeologici

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Beni culturali, musei, oasi protette: per i tesori artistici e archeologici dell’area vesuviana, il 2007 è stato un anno da incorniciare. Sul fronte delle presenze turistiche il vecchio anno si è infatti chiuso nel migliore dei modi. Cifre da record, sia per il Vesuvio che per gli Scavi di Ercolano. È di 500mila presenze il numero dei visitatori che hanno pagato il biglietto per raggiungere il cratere. Ma è di circa un altro milione di persone il numero delle persone che hanno visitato il vulcano. Più di 300mila, poi, le presenze negli Scavi di Ercolano. Più che soddisfatti i responsabili che temevano un bilancio penalizzato dall’emergenza rifiuti. «Un problema questo – dice Amilcare Troiano, commissario straordinario dell’Ente parco del Vesuvio – che nonostante l’alto numero di presenze inevitabilmente ha creato non pochi danni di immagine anche alle nostre bellezze. Ciò nonostante, la gente continui a ritenere il Vesuvio un posto da visitare, una delle mete da inserire in un itinerario che riguarda Napoli e provincia. Rispetto allo scorso anno, quando ci siamo fermati a quota 450mila, stavolta il risultato è ancora più soddisfacente». Un dato in costante crescita, dunque, anche grazie al turismo legato alle crociere. E nell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle c’è anche un’altra positiva novità: «Molti visitatori sono venuti sul Vesuvio dalla Campania – aggiunge Troiano – e anche moltissimi napoletani. Insomma, anche la nostra gente ha deciso di «riappropriarsi» della montagna, riscoprendola». Bene anche i dati di dicembre, nonostante il calo delle temperature: «Nell’ultimo mese del 2007 abbiamo sfiorato – sottolinea Troiano – le 13mila presenze». Promosso dai napoletani, ma anche da chi dal Vesuvio ci mancava da un bel po’: «Un altro dato che è importante evidenziare – conclude Amilcare Troiano – è infatti quello relativo al giudizio dato da persone che avevano visitato il nostro cratere diverso tempo fa. Negli ultimi tre anni, con la presa in gestione del percorso da parte del Parco, i servizi offerti ai visitatori, sia in termini infrastrutturali che relativi all’accoglienza, sono migliorati. E di questo ci hanno dato atto molti turisti che ricordavano come era in passato il percorso a loro riservato». Soddisfatti anche i responsabili degli scavi ercolanesi. Anche in questo caso i numeri confermano una notevole crescita. Il 2007 si è chiuso con oltre 300mila visitatori (dei quali 141.960 paganti). Da segnalare, nei giorni a ridosso del Capodanno, il boom registrato a ridosso del 31 dicembre, con quasi 3mila presenze. Dato solo in parte sminuito dal lieve calo registrato nel periodo natalizio: da lunedì 24 a mercoledì 26 dicembre, infatti, i turisti che hanno deciso di andare agli Scavi di Ercolano sono stati 505, meno dei 531 dell’anno precedente ma decisamente in più rispetto ai 342 del 2005. «È stato un anno importante – dice Maria Paola Guidobaldi, direttrice degli Scavi – con un afflusso notevole di visitatori. E sono migliaia anche i turisti che a Capodanno hanno scelto il sitio archeologico di Pompei: ben 2mila e 618 turisti, per la maggior parte giapponesi, nella sola giornata del 1 gennaio hanno infatti visitato gli Scavi archeologici di Pompei. Il primo gennaio del 2007, invece, furono 2mila 128. Quest’anno, dunque, la città sepolta ha fatto registrare, in una sola giornata, l’aumento di cinquecento turisti. Nel lungo week-end di Capodanno 2008, dal 29 dicembre 2007 al primo gennaio, la biglietteria dell’antica città romana ha staccato diciottomila tickets. Nel Capodanno del 2007 i turisti in visita a Pompei furono quindicimila. Tremila turisti in più, dunque, sono stati rapiti dalle suggestive bellezze della città eterna.