Month: novembre 2007

Vesuvio, nomina tra consensi e polemiche

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Raddoppiati i finanziamenti, trasformato il vulcano. Anzi, il Parco nazionale del Vesuvio. Dopo l’esame delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, e la registrazione alla corte dei conti gli incarichi decisi dal ministro all’Ambiente Pecoraro Scanio e Bassolino saranno operativi e Ugo Leone, nominato presidente, prenderà il posto del commissario Amilcare Troiano. L’accordo venerdì sera, a circa un anno dalla proroga del mandato di commissariamento affidato all’avvocato porticese, Troiano, nel 2001. Seconda volta anche per Ugo Leone, napoletano, docente di Politica dell’Ambiente, all’università Federico II. Già nel ’95, infatti, e fino al ’96, Leone è stato presidente dell’ente Parco Vesuvio, all’epoca appena costituito. Dieci anni di norme, vincoli, interventi, che hanno cambiato il volto dell’area protetta. Un «Parco anomalo»: qui, tutelare flora e fauna vuol dire difenderla da cemento selvaggio, incendi, discariche abusive, sversatoi improvvisati. Una battaglia senza tregua, che però negli ultimi anni, su molti fronti ha avuto la meglio su abusi e illegalità. Il riconoscimento di «efficienza» ottenuto l’anno scorso dal Parco Vesuvio e dall’area protetta Cinque Terre, ha consentito infatti al commissario Troiano di ottenere nel 2006 il raddoppio del finanziamento erogato dal governo nel 2005: due milioni di euro tutti investiti per sicurezza, videosorveglianza, realizzazione di sentieri. Ma a consentire la svolta, l’incremento turistico passato da 100mila a 500mila visitatori paganti. L’Ente ha infatti istituito la biglietteria per l’accesso al cratere, che consente l’incasso di circa 500mila euro all’anno anche se tra stranieri e italiani il vulcano accoglie circa due milioni di presenze. «La nomina di Ugo Leone a nuovo presidente del Parco è sinonimo di garanzia – ha detto Nino Daniele, sindaco di Ercolano, città d’accesso al cratere – ma ringrazio sinceramente l’avvocato Troiano per la collaborazione, il dialogo e gli importanti risultati conseguiti. Spero che davvero il ministro dell’Ambiente voglia avvalersi della sua esperienza al servizio delle aree protette e invito Troiano a trovare una qualsiasi forma per collaborare con l’amministrazione di Ercolano». Intanto, dopo l’annuncio delle nomine, i parlamentari di An annunciano battaglia e interrogazioni. Dopo il coordinatore della Campania, Mario Landolfi, per il quale «la decisione di non confermare Troiano alla presidenza del Parco Vesuvio risponde solo a esigenze di bottega politica», in campo il componente delle commissioni parlamentari Bilancio e Antimafia e responsabile nazionale dell’ufficio Politiche per il Mezzogiorno di An, Marcello Taglialatela: «Le nuove nomine dimostrano che non sono state rispettate le competenze dei due commissari uscenti, Troiano e Tarallo (Parco Cilento). In particolare – ha detto il deputato – per il Parco Vesuvio, Troiano ha pagato per non aver accettato le pressioni della Regione di sversare rifiuti nel sito. Ci aspettiamo che la Camera dei Deputati e Senato non accettino l’imposizione di Bassolino».

Troiano: si continui il buon lavoro che ho svolto nell’area del vulcano

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Cambio al vertice dei due parchi nazionali della Campania. Ugo Leone torna alla guida dell’oasi del Vesuvio, che in pratica contribuì a fondare nel ’95. Domenico De Masi diventa presidente del parco del Cilento e del Vallo di Diano. Ieri sera la doppia nomina, d’intesa fra il ministro per l’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio e il governatore della Regione, Antonio Bassolino, così come prevede la legge per la gestione delle aree protette d’interesse nazionale. Una doppia scelta considerata prevedibile (i parchi erano da qualche mese commissariati), tuttavia accolta dalle comunità locali con sorpresa e qualche spunto polemico. Gli stessi presidenti uscenti, Amilcare Troiano e Giuseppe Tarallo, nominati commissari alla scadenza delle rispettive legislature, non fanno mistero di aver appreso delle sostituzioni soltanto a tarda sera, attraverso il comunicato diffuso congiuntamente ai giornali dal ministero e dalla Regione. «Due nomi eccellenti, due personalità di grande rilievo», il commento del presidente Bassolino. Ugo Leone, geografo e ordinario di Politica dell’Ambiente alla Federico II, il più sorpreso e contento di tutti. «Cado dalle nuvole, una telefonata di sondaggio l’avevo ricevuta, ma non pensavo di poter tornare al vertice del Parco che in fondo posso dire sia stato una mia creatura. Sono felice, perché dovrei negarlo, e anche molto fiducioso. Non avevamo una stanza dove poter organizzare gli uffici, nel ’95, soltanto problemi, grane a non finire, polemiche quotidiane con le comunità locali. Oggi, devo ammetterlo, l’ente Parco ha fatto passi da gigante, ha una sua struttura bene organizzata, anche sul piano turistico le prospettive di sviluppo sono molto interessanti». Un riconoscimento indiretto per la gestione di Amilcare Troiano, designato presidente sei anni fa. «Fra difficoltà e ostacoli incredibili», spiega il presidente uscente. «Gradualmente siamo riusciti a costruire prima di tutto un clima di entusiasmo intorno alla novità del Parco. Subito dopo sono venuti i risultati, l’uno dopo l’altro: sette percorsi turistici, capolavori d’ingegneria naturalistica, progetti per cinquanta milioni di potenziamento delle strutture turistiche e ambientali, con i contributi europei, il recupero del vecchio trenino e delle produzioni agricole tradizionali». Da un versante all’altro, con la soddisfazione lampante del nuovo presidente del presidente della vasta oasi cilentana. Domenico De Masi, sociologo di fama internazionale, leader del Ravello festival, sbandiera quasi istintivamente la formula giusta per proiettare le fortune del Parco in tutto il mondo. «Natura, turismo, cultura, credo sia una linea di tendenza obbligata per un territorio fra i più belli d’Italia. Potrei dire che il patrimonio del Parco ha per il comprensorio del Cilento e del Vallo di Diano la stessa, identica importanza che la Fiat vanta per la realtà sociale ed economica di Torino. Non credo di essere l’unico, del resto, a sostenere le ragioni delle nostre scelte in favore dei valori ambientali e culturali. Se ci lasceranno lavorare, vedrete che i motivi di successo non mancheranno per l’intera regione». Non polemizza il presidente-commissario uscente, Giuseppe Tarallo, alla guida del Parco cimentano da due anni. «Credo di aver contribuito a rilanciare l’immagine del nostro territorio dopo molti anni di equivoci e contraddizioni. Le cose più importanti realizzate? Tante, davvero. Ma sono contento per aver contribuito a far capire la funzione nevralgica del Parco nell’opinione pubblica, nei giovani in particolare, della nostra comunità locale».

Il commissario del Parco: spettacolo indegno, blocco le visite

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Tra una montagna e un’altra di sacchetti non c’è una sola cartaccia. Se fosse così pulita tutta la strada che conduce al cratere, l’immagine del vulcano e del turismo vesuviano sarebbe tra le migliori della regione. Ma questi quattro o cinque cumuli di immondizia sono indegni. In mancanza di soluzioni bloccherò le visite», rilancia l’ultimatum il commissario dell’Ente Parco, Amilcare Troiano e chiede per il vulcano «la stessa attenzione riservata a Capri, Sorrento, Ischia». Via Vesuvio, comune di Ercolano, strada che conduce a quota mille, cellula sana dell’intera zona. Ecco la parte buona che si arrampica lungo il cratere; sana perché qui dopo qualche decennio di impegno, attenzione, programmi, investimenti, indagini giudiziarie e manette, scelte politiche destinate al rinnovamento, adesso c’è turismo a grandi cifre. E quindi c’è lavoro. È in questa striscia di terra tra mare, Scavi, ville vesuviane e Vesuvio, che vengono occupate le guide turistiche della Regione Campania, è qui che sbarcano oltre due milioni di turisti all’anno, ed è ancora qui che i ristoranti sono pieni di commensali, camerieri, cuochi, addetti alle pulizie. La parte sana ora rischia la morte per cancro da spazzatura. Un pericolo in agguato lungo un inquietante precipizio verso il ritorno a un passato fatto di abusivismo, illegalità, camorra, deserto culturale. Vent’anni di impegno che rischiano di finire tra l’immondizia che impietosa invoca soluzioni. Il turista che dal bus scatta foto ai sacchetti è lo stesso che qualche chilometro più su si emozionerà davanti al panorama, immortalerà felci e licheni che nascono solo qui, sulla cenere del vulcano più urbanizzato del mondo. Lo straniero ripartirà stupefatto dalla natura dirompente e confuso dalla spazzatura. È invece indignato il visitatore italiano. Avvilito quello che arriva dalle città vicine, un circondario dove solo Portici resta pulita. Allo stremo residenti e amministratori. Arrabbiati gli operatori economici che tra le soluzioni immaginano di «non pagare le tasse sui rifiuti», anche se la spazzatura che trabocca è composta soprattutto dai resti di banchetti per matrimoni, battesimi, compleanni, nozze d’oro e pranzi della domenica. Pasti regali per le volpi che si spingono oltre la riserva naturale dello Stato rischiando di finire preda dei randagi che qui prolificano come i topi che i rapaci non hanno più bisogno di catturare. Quattro o cinque ristoranti, meno di 2mila abitanti e quattro o cinque montagne di immondizia. Il cerchio non chiude. «È una condizione infernale in cui siamo tutti avvitati – dice Nino Daniele, sindaco di Ercolano – ho fatto affiggere manifesti che invitano a limitare il deposito e inviato appelli al prefetto Pansa perché per questa città aumenti le quantità da sversare. I nostri camion, poi, devono raggiungere il Cdr di Casalduni, oltre 300 chilometri andata e ritorno che significano più tempo, più soldi, più disagi mal distribuiti tra i centri del Vesuviano». Nino Daniele parla poi di tabelle regionali da adeguare: «È previsto che Ercolano produca spazzatura adeguata ai suoi 55mila residenti. È un dato falso: ospitiamo due milioni di turisti all’anno e centinaia di migliaia di visitatori del week end che pranzano nei ristoranti della zona». E allora? «Intanto dobbiamo scongiurare il pericolo-cumuli davanti a scuole e mercati. Domani (oggi per chi legge) ci sarà una riunione con il commissario dell’ente Parco, la Jacta che si occupa di raccolta e smaltimento, l’associazione ristoratori», conclude il sindaco. Il cerchio si chiuderà? Molti ristoratori dispongono di centinaia di metri quadri di terra, potrebbero ottenere dal Comune contenitori in cui sistemare l’immondizia e organizzare un calendario per il prelievo, lasciando che lungo la strada dei turisti i cassonetti vengano utilizzati dai residenti. «Il Vesuvio è di tutti, il ritorno economico serve a tutti, l’immagine da salvaguardare coinvolge l’intera regione ma lo sviluppo appena avviato rischia di infrangersi contro l’immondizia – conclude Troiano – la prefettura deve consentire a Ercolano di sversare più rifiuti ed eliminare questo scempio.