Month: febbraio 2007

Strategia per il recupero della ex cremagliera del Vesuvio

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«Tempo due settimane è entreremo nella fase più importante del progetto». Non ha dubbi l’assessore regionale ai Trasporti, Ennio Cascetta, quando affronta l’argomento del recupero del trenino a cremagliera che dalla stazione Cook porta sul Vesuvio fino a quota 850, a pochi passi dalla sommità del cratere. Per affrontare la questione legata ad uno dei cinque progetti strategici del piano del parco approvato di recente dall’ente di Santa Lucia, ieri mattina Cascetta ha incontrato il commissario dell’ente Amilcare Troiano e il sindaco Nino Daniele. Una visita in Regione utile per valutare gli studi di prefattibilità per il recupero e l’integrazione, con modalità ecosostenibili, del tracciato dell’ex cremagliera, che collegava Ercolano con la stazione inferiore della storica funicolare e che fu dismessa definitivamente nel 1955. Un progetto ambizioso il cui costo è stimato in circa 30 milioni di euro, da realizzarsi in project financing (cioè con l’utilizzo anche di capitali provenienti da privati): «La nuova ferrovia del Vesuvio – afferma ancora l’assessore Cascetta – sarà non solo un’importante infrastruttura a servizio del parco ma, soprattutto, una direttrice di collegamento trasversale del territorio, dalla fascia costiera a quelle montane più interne del Somma-Vesuvio, e quindi una potente occasione di riqualificazione dei paesaggi urbani e naturali attraversati». Il progetto preliminare riguarda il tratto che dalla ex stazione Cook (acquisito al patrimonio del parco e dove l’ente ha intenzione di realizzare un museo sulla storia del vulcano) porta alla base del gran cono a quota 850 metri, in un’area compresa tra il cono stesso e la caldera del Somma. Di qui in poi si potrà proseguire soltanto a piedi. L’idea, insomma, è quella di fermare il flusso dei pullman che oggi salgono fino al parcheggio a quota mille, decisamente più a valle, fornendo ai visitatori un percorso alternativo e di grande fascino naturalistico: «Una soluzione – sottolinea Cascetta – che migliorerà la sostenibilità ambientale dell’area, visto che l’uso dei mezzi su gomma per raggiungere il vulcano provoca problemi di congestione del traffico veicolare, inquinamento acustico e atmosferico, oltre al negativo impatto visivo dovuto ai numerosissimi bus turistici parcheggiati alla base del cratere». Cinque le fermate previste su un percorso di altrettanti chilometri: Cook, con la trasformazione delle ex officine in stazione con servizi di accoglienza e informazione ai turisti e aree espositive; Canteroni, nei pressi del colle omonimo; osservatorio vesuviano; Tirone, nei pressi delle riserva forestale; Vulcani, nei pressi del colle Umberto, tra Vesuvio e Monte Somma. L’intero percorso sarà effettuato in circa 10 minuti, con il trasporto stimato di 1.500-2.000 visitatori l’ora: ogni fermata consentirà l’accesso ai sentieri del parco. Soddisfatti anche gli altri due attori dell’incontro svoltosi ieri: «È un nuovo passo – afferma il sindaco Nino Daniele – mosso dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa. Il trenino a cremagliera era un particolare attrattore turistico nell’800, siamo certi lo sarà anche in un prossimo futuro». Gli fa eco Amilcare Troiano: «Il recupero del trenino si inserisce in un più ampio piano di mobilità sostenibile, che possa fornire ai turisti una passeggiata sul Vesuvio più bella e al tempo stesso ridurre gli impatti negativi. Fra meno di due settimane avvieremo poi i lavori di ristrutturazione della stazione Cook, affidando alla ditta vincitrice le opere di consolidamento della struttura».
Da Il Mattino del 27 Febbraio 2007, articolo di Aniello Sammarco.

Vesuvio, si ipotizza una tassa di scopo per garantire più sicurezza

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Una tassa di scopo per garantire maggiore sicurezza ai cittadini che risiedono nella cosiddetta ‘zona rossa’ del Vesuvio. E’ la proposta lanciata nel corso del forum “De Vesuvio Colloquium-Parlando e riparlando del Vesuvio”, svoltosi a Torre del Greco (in provincia di Napoli) e promosso dallo sportello informativo sul Vesuvio del Comune torrese. L’idea è stata lanciata da Ennio Forte, ordinario di Economia dei trasporti all’Università Federico II, ed è stata ripresa dal vulcanologo Giuseppe Luongo. Proprio l’ex direttore dell’osservatorio vesuviano l’ha ribattezzata Tasv: tassa sicurezza vulcanica. “Potrebbe essere un obolo a carico di tutti i cittadini della Campania – spiega ancora Forte – ma si potrebbe pensare anche ad una semplice e minima tassazione sui bilanci degli assessorati regionali o meglio ancora un ricavo dal marketing del Vesuvio, che attualmente è impossibile quantificare per mancanza di cifre inconfutabili. Il Vesuvio ha un notevole potenziale turistico: se solo si riuscisse ad intercettare parte dei turisti che ogni anno si recano al santuario o agli scavi di Pompei, sarebbe un utile strumento per poi finanziare in parte la sicurezza dei cittadini dei comuni che vivono alle falde del vulcano”. Presente alla giornata dedicata al vulcano anche il direttore dell’Osservatorio vesuviano, Giovanni Macedonio, che ha parlato dei segnali solitamente premonitori di un’eventuale eruzione: “Sono tanti, alcuni visibili giorni prima, altri anche mesi prima di un evento eruttivo. Si va dalla minima deformazione del territorio, a terremoti fino al surriscaldamento delle falde acquifere”. Critico con l’attuale piano di evacuazione è l’ordinario di Progettazione architettonica ed ambientale all’ateneo federiciano, Aldo Loris Rossi: “Appare astratto. Penso al fatto che gran parte della popolazione che viene allontanata dalla zona rossa viene spedita oltre regione, in moltissimi casi a centinaia di chilometri da casa. Si dovrebbe invece individuare un’area meno disagiata, prevedere insomma spostamenti più contenuti, nell’ordine dei 30 chilometri”.
Da Il Denaro del 13 Febbraio 2007, articolo di Angelo Carrella.