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La rete di sentieri del Parco
nazionale del Vesuvio è articolata in 9 tracciati che permettono al visitatore
di vivere le bellezze e le peculiarità offerte dall’intero complesso vulcanico
Somma-Vesuvio e garantiscono ai meno come ai più esperti di godere del contatto
profondo con la magia del paesaggio vesuviano. Ci sono sentieri natura pensati
circolari con mete individuate a seconda del grado di difficoltà e del tempo di
percorrenza, sentieri panoramici di ascesa al cratere del Gran Cono, un sentiero
educativo e un sentiero agricolo. I sentieri sono stati allestiti con una
segnaletica che li rende facilmente fruibili e con una cartellonistica che offre
informazioni sulle caratteristiche del percorso, sulle valenze geologiche e
naturalistiche e sulle emergenze storiche. Per la messa in sicurezza si sono
applicate le tecniche e i metodi a basso impatto ambientale dell’ingegneria
naturalistica. Eccoli in dettaglio:
-
La Valle dell'Inferno
Partenza da
Ottaviano - via Ottaviano Augusto (Valle delle Delizie)
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il sentiero nel primo tratto si sviluppa in una pineta, in forte pendenza
con tornanti che attraversano il Vallone Tagliente, su una strada asfaltata
per i primi 600 metri dopo i quali il percorso diviene sterrato. Raggiunto
il Largo dedicato al finanziere Angelo Prisco, assassinato dai bracconieri
nel 1995, si prosegue su un tratto agevole lungo il quale si nota la
presenza dell’ontano napoletano. Un grande slargo invaso da depositi
piroclastici denominato «La Marca» rappresenta poi la meta ravvicinata.
Proseguendo verso la Valle dell’Inferno, si incontra un tratto a pendenza
variabile che attraversa una macchia a ginestre e da cui si ammira il
Vesuvio con le bocche laviche del 1906 e la cupola lavica del 1937. Al
termine del ginestreto è posta la meta intermedia.
Si imbocca in salita il percorso della Strada Matrone che risale agli anni
’20-’30 e che è panoramico per tutta la sua lunghezza. Al bivio, lasciata la
Strada Matrone, si prosegue lungo un sentiero che fiancheggia le pendici del
Vesuvio invaso da depositi piroclastici. Qui si segnala la presenza della
betulla bianca. Intrapresa la deviazione che conduce alla Valle
dell’Inferno, il percorso è in discesa con un primo tratto molto ripido. La
Valle dell’Inferno rappresenta una delle più suggestive passeggiate del
complesso vulcanico Somma-Vesuvio perché è poco battuta e perché qui si vive
a pieno l’imponenza del vulcano osservando dal basso il Monte Somma e il
Vesuvio.
Il paesaggio vegetale è caratterizzato dalla presenza di licheni e piante
erbacee. Sul fiume di lava del 1944 compare il lichene grigio argentato
Stereocaulon vesuvianum. Risalendo i Cognoli di Levante si ammira la più
bella formazione di lava »a corda» del Vesuvio incisa da una profonda crepa
in cui alloggiano numerose specie di felce. Il percorso prosegue con una
serie di saliscendi che riconducono all’area «La Marca». Si riprende poi il
tragitto dell’andata dove è posta la meta d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
9972 m
Quota massima: 965 m slm
Difficoltà: alta
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 2,45’’ a/r
Meta intermedia: ore 4 a/r
Meta d’itinerario: ore 9 a/r
-
Lungo i Cognoli
Partenza da
Ottaviano - via Ottaviano Augusto (Valle delle Delizie)
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il sentiero nel primo tratto si sviluppa in una pineta, in forte pendenza
con tornanti che attraversano il Vallone Tagliente, su una strada asfaltata
per i primi 600 metri dopo i quali il percorso diviene sterrato. Raggiunto
il Largo dedicato al finanziere Angelo Prisco, assassinato dai bracconieri
nel 1995, si è alla meta ravvicinata.
Seguendo la direzione per i Cognoli di Ottaviano ci si inoltra in un bosco
misto e si giunge a uno sbarramento, superato il quale, si continua su un
sentiero in debole salita. Il sentiero è reso molto piacevole anche dal
profumo delle numerose specie di funghi presenti. Salendo poi si procede per
un tratto tra una pineta impiantata di pino marittimo e d’aleppo a cui si
aggiungono successivamente esemplari di ontano napoletano e carpino nero. Il
sentiero poi si apre attraversando una vegetazione di macchia a ginestra e
diviene interessante per la presenza di muri a secco di epoca borbonica che
sono colonizzati dal lichene grigio-argentato Stereocaulon vesuvianum. Si
arriva, quindi, alla meta intermedia: dal piazzale di affaccio si ammira il
Vesuvio con il Colle Umberto, i Cognoli di Ottaviano e la Punta del Nasone e
ai piedi il Canalone dell’Arena e la Valle dell’Inferno. Salendo verso i
Cognoli, superata la cresta, si scende lungo un tratto assai ripido sino
alla Valle dell’Inferno invasa dalla lava del 1944 che appare per la
presenza dello Stereocaulon come una prateria grigia. Risalendo poi i
Cognoli di Levante si ammira la più bella formazione di lava «a corda» del
Vesuvio incisa da una profonda crepa in cui alloggiano numerose specie di
felce. Il percorso prosegue con una serie di saliscendi che conducono ad uno
slargo denominato «La Marca». Una strada sterrata riconduce al Largo Prisco.
Di qui il percorso prosegue come all’andata verso l’ingresso dove è posta la
meta d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
8134 m
Quota massima: 1112 m slm
Difficoltà: alta
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 2,30’’ a/r
Meta intermedia: ore 4,30 a/r
Meta d’itinerario: ore 8 a/r
-
Il Monte Somma
Partenza da Ercolano
- via San Vito
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il sentiero, nel suo tratto iniziale, presenta una serie di curve
panoramiche che conducono al fiume di lava del 1944 che appare con il
caratteristico colore grigio-argentato per la presenza dello Stereocaulon
vesuvianum.
Dopo aver superato un tornante a sinistra ci si addentra in un bosco misto
mesofilo. Salendo si giunge un bivio: a destra si prosegue per la Punta
Nasone, mentre il tracciato di sinistra, che attraversa ancora un bosco
misto con sottobosco di felce aquilina, conduce ad una vasca di raccolta
delle acque piovane dove è posta la meta ravvicinata.
Il sentiero che si intraprende per raggiungere Punta Nasone presenta una
discreta pendenza e un alternarsi di tratti chiusi e ombreggiati a tratti
aperti che attraversano ginestreti. Si ascendono in successione i Cognoli di
Trocchia e di Sant’Anastasia dai quali si possono ammirare da un lato il
Golfo di Napoli e la Piana Campana e dall’altro la pineta della Riserva
Tirone Alto Vesuvio, il Gran Cono, i Cognoli di Ottaviano e Colle Umberto
con ai piedi la Valle del Gigante e l’Atrio del Cavallo. Su un punto
panoramico è posta la meta intermedia.
Riprendendo il percorso si giunge a Punta Nasone da dove si domina tutto il
complesso vulcanico. Il cammino prosegue con una forte discesa. Questo
tratto è utilizzato dai fedeli per raggiungere, partendo dalla Chiesa della
Madonna delle Grazie a Santa Maria a Castello, la cappella votiva e la
grande croce in ferro battuto qui situate. Al termine della discesa il
sentiero supera quattro valloni. Guardando verso l’alto si notano splendidi
esemplari di castagno centenari abbarbicati su speroni rocciosi lavici.
Proseguendo si giunge ad un ponte in legno oltrepassato il quale si osserva
il sambuco nero. Nel tratto successivo è preferibile procedere in fila
indiana. Superatolo si incontra la vasca di raccolta delle acque e si
prosegue verso l’ingresso dove è posta la meta d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
7650 m
Quota massima: 1132 m slm
Difficoltà: alta
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 1,30 a/r
Meta intermedia: minuti 30 a/r
Meta d’itinerario: ore 5 a/r
-
La Riserva Tirone
Partenza da Ercolano
- via San Vito
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il primo tratto del sentiero costeggia la strada asfaltata seguendo una
serie di curve panoramiche. Giunti al cancello d’ingresso alla Riserva
Forestale Tirone Alto Vesuvio, istituita nel 1972 per salvaguardare la cinta
craterica del Vesuvio per un estensione di 1.000 ettari e affidata al Corpo
Forestale dello Stato, il percorso procede su un agevole stradello. Esso
attraversa una pineta e una lecceta i cui sottoboschi sono caratterizzati da
ginestre e nelle zone più ombrose da felci, muschi, licheni e orchidee e
nelle radure aperte da valeriana rossa, elicriso e verbasco. Sui muretti a
secco che fiancheggiano il percorso sono presenti l’ombelico di Venere e la
borracina. Dopo il Piano delle Ginestre, il sentiero prende a salire
debolmente; superata una curva a sinistra su cui ci sono grossi blocchi
lavici si incontra la lecceta più bella di tutto il percorso e appare
un’imponente briglia di epoca borbonica. Salendo si giunge alle Baracche
Forestali che rappresentano la meta ravvicinata.
Oltrepassata l’ultima baracca si attraversa uno dei più belli e panoramici
tratti dell’intero Somma-Vesuvio che propone l’alternanza continua di tratti
chiusi e ombreggiati nel bosco a tratti aperti e in macchia, entrambi
dominati dalla veduta del Vesuvio sulla destra. Si esce poi dal territorio
della Riserva.
La meta intermedia è rappresentata da un affaccio panoramico. Il paesaggio è
caratterizzato dalla lava del 1944 colonizzata dal lichene Stereocaulon
vesuvianum. Rifacendo il cammino inverso giunti ad un bivio si sale a
destra. La pavimentazione è in pietra lavica caratteristica del territorio
vesuviano tra il 1800 e gli inizi del 1900. Si attraversa la colata lavica
del 1944, si giunge poi alla sbarra che limita l’accesso alla Riserva e si
arriva sino alla deviazione che riporta all’interno della stessa. Il
sentiero alterna in discesa tratti ripidi a falsopiani passando dalla
macchia al bosco misto. Nel tratto finale in salita si procede in fila
indiana. Si esce sulla strada asfaltata e si prosegue verso la meta
d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
8413 m
Quota massima: 690 m slm
Difficoltà: bassa
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 3 a/r
Meta intermedia: ore 5 a/r
Meta d’itinerario: ore 7 a/r
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Il Gran Cono
Partenza da Ercolano
- via San Vito
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
L’ascesa al Cono si effettua lungo un largo percorso a tornanti. Salendo si
ammira il Monte Somma, la Valle del Gigante invasa dalla colata lavica del
1944 colonizzata dallo Stereocaulon, il Colle Umberto sede dell’Osservatorio
Vesuviano e il Golfo di Napoli. Sulle pendici del Gran Cono vivono piante
erbacee e individui isolati di pino nero. Raggiunta la Casetta Guide, pagato
il pedaggio, si prosegue su un viottolo pianeggiante con affacci sul cratere
del Vesuvio e verso valle sulla Riserva Forestale del Tirone Alto Vesuvio.
Costeggiando il bordo inferiore del cratere il sentiero si restringe. Si
raggiunge la Capannuccia che è la meta ravvicinata utilizzando blocchi
lavici a mo’ di gradini.
Superata una sbarra si scende lungo le pendici del vulcano attraversando una
gariga. Il sentiero è molto stretto e si consiglia di proseguire in fila
indiana e solo se non si soffre di vertigini. Il panorama che si ammira è di
rara bellezza: la maestosità del Vesuvio che domina la Riserva Tirone e
l’antico tracciato della Strada Matrone degli anni ’20 e ’30, il Golfo di
Napoli e la Piana Campana. Nell’ultimo tratto si nota un popolamento di
betulle. Si giunge infine al Piazzale dove è posta la meta intermedia. Da
qui si osserva la Punta Nasone che si oppone ai Cognoli di Ottaviano e,
sotto di essi, la Valle dell’Inferno.
Si intraprende poi un tratto stretto tra le ginestre che conduce ad una
ripidissima discesa. Si prosegue su un ampio sentiero leggermente in salita
che attraversa una macchia a ginestra con esemplari di pino nero e marittimo
e betulla.
Raggiunta la Baracca Forestale si procede parallelamente alla Strada
provinciale di Ercolano sino all’ingresso dove è posta la meta d’itinerario.
Salendo si ammira il Monte Somma e la Valle del Gigante invasa dalla colata
lavica del 1944. Giunti sul bordo del cratere il panorama che si ammira è di
rara bellezza: la Riserva Tirone e l’antico tracciato della Strada Matrone
degli anni ’20 e ’30, il Golfo di Napoli e la Piana Campana.
Lunghezza complessiva:
3807 m
Quota massima: 1170 m slm
Difficoltà: media
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 1 a/r
Meta intermedia: ore 2 a/r
Meta d’itinerario: ore 3 a/r
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La Strada Matrone
Partenza da Trecase
- via Cifelli
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il sentiero rappresenta il più panoramico degli itinerari dell’intero Parco
Nazionale con l’ascesa al Gran Cono del Vesuvio. La Strada Matrone, opera
congiunta dei fratelli Matrone che «invece di godersi in pace la rendita
dell’uva e delle albicocche, vollero misurarsi con il Vesuvio», come scrisse
il Maiuri, venne tracciata intorno agli anni ’20-’30 da Boscotrecase fino
alle falde più alte del vulcano e rimase in uso sino al 1980. Il tratto
iniziale si presenta asfaltato e molto largo.
Si procede in salita, in una pineta che in alcuni punti è interrotta da
lecceta, attraverso una serie di curve e tornanti che si aprono con scorci
panoramici su Torre Annunziata e i Monti Lattari. Si raggiunge il bivio con
l’ingresso della Riserva Forestale Tirone Alto Vesuvio che rappresenta la
meta ravvicinata.
Il percorso si inerpica ancora su una serie di curve da cui il Vesuvio
appare in tutta la sua maestosità. Si incontra poi un tornante sulla destra
da cui si diparte una diagonale che dopo pochi metri lascia il bosco per
aprirsi sulla macchia mediterranea e sulla colata lavica del 1944, in più
punti «a corda» e colonizzata dallo Stereocaulon vesuvianum. Poco dopo il
panorama si apre sulla Penisola Sorrentina. Superata una sbarra inizia il
tratto più suggestivo: la strada asfaltata termina lasciando posto
all’antico tracciato e la vista spazia verso valle sulla Piana Campana,
sulla Riserva Tirone e sulla cupola lavica del 1937, verso l’alto sul
Vesuvio, le bocche laviche del 1906 e sulla cresta del Monte Somma. Uno
slargo panoramico è la meta intermedia.
L’ultimo tratto attraversa una macchia a ginestra. Si raggiunge poi il
Piazzale da cui si può godere del bordo inferiore del Vesuvio, della Punta
Nasone opposta ai Cognoli di Ottaviano e ai loro piedi la Valle
dell’Inferno.
Si riprende il percorso dell’andata in discesa verso l’ingresso dove è posta
la meta d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
6877 m
Quota massima: 1050 m slm
Difficoltà: alta
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 2 a/r
Meta intermedia: ore 3 a/r
Meta d’itinerario: ore 7 a/r
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Il Vallone della Profica
Partenza da San
Giuseppe Vesuviano - via Zabatta
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il sentiero si presenta molto panoramico in quanto è possibile ammirare il
versante orientale del Monte Somma con i Cognoli di Ottaviano e di Levante e
più dietro il versante orientale del Vesuvio. Esso si presta per
l’osservazione diretta dei prodotti della terra vesuviana: sul lato
sinistro, nella prima parte del percorso, sono coltivati ortaggi tra cui i
tipici pomodorini che saranno poi raggruppati nel «piennolo» ed alberi da
frutto tra cui il fico, il pesco, il ciliegio e il pruno, mentre sul lato
destro si individuano vigneti, noccioleti e qualche esemplare di castagno.
Si è dunque in presenza di un paesaggio tipicamente agricolo. Lungo il bordo
della strada si possono ammirare anche la valeriana rossa, il finocchio
selvatico e la silene.
Il suolo che si evolve dai prodotti vulcanici e dalle lave solidificate, si
presenta quale uno dei più fertili al mondo; per questo motivo le pendici
del Somma prima e del Vesuvio poi sono state abitate e coltivate già da
tempi antichissimi.
Via via che ci si avvicina al crinale del Somma i segni della civiltà
moderna lasciano il passo ai coltivi che creano un’atmosfera d’altri tempi.
Non è da sottovalutare, inoltre, la valenza naturalistica di questo sentiero
che è riccamente abitato dall’avifauna vesuviana: il gruccione, la
sterpazzolina, il luì piccolo, il picchio muratore e molti altri ancora.
Superato il terzo bivio che si incontra il paesaggio vegetale cambia in
quanto si aggiungono alle essenze agricole gli elementi naturali come le
roverelle. Sul quarto bivio è posta la più grande e bella roverella di
questo percorso. La presenza delle roverelle lungo il sentiero indica come
quest’area in passato sia stata un bosco soppiantato nel tempo dai coltivi.
Superato l’ultimo bivio il tracciato di destra conduce ad un bosco di
caducifoglie termofilo tipico del Monte Somma
nel cui sottobosco ci sono, tra le varie piante, la robbia selvatica, il
pungitopo, il ciclamino e la ginestra dei carbonai. La pineta di pino
domestico che segue al bosco costituisce il punto d’arrivo del sentiero. Di
qui ci si può addentrare per assaporare la quiete offerta dalla chioma ad
ombrello dei pini che isolano dall’ambiente circostante, per inebriarsi dei
profumi della resina e degli aghi e per incantarsi al canto degli uccelli.
Il cammino riprende in senso inverso sino a tornare all’ingresso.
Lunghezza complessiva:
1718 m
Quota massima: 430 m slm
Difficoltà: bassa
Tempi di percorrenza ore 1,30 a/r
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Il trenino a cremagliera
Partenza da San
Sebastiano al Vesuvio- via Fellapane
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Nel suo primo tratto il sentiero è in debole salita e attraversa terreni
coltivati. Salendo l’attenzione è calamitata dall’osservazione della colata
lavica del 1872 e dal fiume di lava del 1944 che è qui nel suo tratto
terminale ed assume il caratteristico aspetto di prateria grigia per la
colonizzazione dello Stereocaulon vesuvianum. Si può ammirare inoltre il
Monte Somma con i Cognoli di Giacca e di Trocchia. Superata una sbarra, il
percorso si presenta ombreggiato e procede leggermente in salita con una
serie di curve. Esso assume poi l’aspetto di una gola profonda dove la
pendenza diviene più forte. Tutto il sentiero è intervallato da essenze
tipiche del bosco misto e da elementi della macchia a ginestra. Dopo qualche
centinaio di metri dalla sbarra è posta la meta ravvicinata. Qui è possibile
individuare l’antico percorso del trenino a cremagliera che conduceva dalla
Stazione di Pugliano all’Eremo, Stazione Inferiore della funicolare.
Salendo ancora si raggiunge un punto di sosta panoramico dove è posta la
meta intermedia del sentiero.
Il cammino in salita diviene assai ripido e raggiunge uno slargo
immediatamente sottostante la Strada Provinciale che da Ercolano sale al
Vesuvio dove si nota la presenza di un pozzo per la raccolta dell’acqua
piovana di età borbonica. La vegetazione è caratterizzata da un bosco misto
in cui è presente il sambuco e da un sottobosco con il pungitopo. Si
riprende il cammino per il ritorno.
Il tratto si presenta inizialmente largo e accompagnato da curve, diviene
poi sempre più stretto, ma suggestivo perchè si procede in una forra
occupata da blocchi lavici di notevoli dimensioni. Si imbocca il percorso
dell’andata e si prosegue in senso inverso sino all’ingresso dove è posta la
meta d’itinerario.
Lunghezza complessiva:
1188 m
Quota massima: 520 m slm
Difficoltà: media
Tempi di percorrenza
Meta ravvicinata: ore 1 a/r
Meta intermedia: ore 1,30 a/r
Meta d’itinerario: ore 2,30 a/r
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Il fiume di lava
Partenza da Ercolano
- via San Vito
L’itinerario è pensato
come circolare ovvero la meta di itinerario coincide con il punto di
partenza
Il percorso si presenta molto agevole, ma è opportuno procedere in fila
indiana. Il sentiero alterna tratti in discesa a tratti pianeggianti.
L’ambiente naturale che si attraversa è caratterizzato dalla presenza di un
bosco misto con essenze quali il castagno, il nocciolo, il carpino nero e la
roverella nel cui sottobosco si trovano alcuni esemplari di biancospino, di
edera e di felce aquilina.
Superato un gradone che immette in una strettoia sulle cui pareti sono
evidenti le pomici del 79 d.C., si giunge ad uno slargo dove si nota la
presenza di un pozzo per la raccolta dell’acqua piovana di età borbonica.
Sono presenti nel bosco il sambuco e nel sottobosco il pungitopo.
Ripreso il cammino, dopo un primo tratto in salita, il sentiero si presenta
pianeggiante. Qui il sottobosco si presenta ricco di essenze come la rosa
selvatica, l’euforbia, il biancospino, l’edera, l’aglio selvatico e il
tamaro.
Salito un piccolo gradino ci si incanta davanti all’esplosione dei colori
della macchia mediterranea: il giallo delle ginestre, il rosso della
valeriana, il lilla della vedovina minore, il bianco della carota selvatica
e della centaurea, endemismo del Vesuvio.
Il selciato poi cambia completamente perché si presenta invaso dai depositi
piroclastici dell’ultima eruzione del 1944. Attraversata la macchia si
giunge sul fiume di lava del 1944 colonizzato dal lichene Stereocaulon
vesuvianum che gli dà la tipica colorazione grigio-argentata e sul quale si
ammira un bellissimo esemplare di carpino nero. Di qui si gode di un
bellissimo panorama: lo sguardo si perde sul Golfo di Napoli e sulle sue
isole e resta rapito dai versanti nudi del Vesuvio che assumono un aspetto
quasi lunare e da quelli dei Cognoli di Giacca e di Trocchia del Monte
Somma.
Per il ritorno si ripercorre il cammino dell’andata in senso inverso.
Lunghezza complessiva:
690 m
Quota massima: 540 m slm
Difficoltà: bassa
Tempi di percorrenza: ore 1,30 a/r
Informazioni tratte da
http://www.vesuviopark.it/
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